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Quando uno muore il TFR a chi va?

18 Novembre 2021
Quando uno muore il TFR a chi va?

Ripartizione del TFR tra eredi: quote, divisione, rinuncia all’eredità. I diritti dei figli, dei coniugi, dell’ex moglie divorziata.

Spesso, ci si chiede: quando uno muore il TFR a chi va? Domanda del tutto legittima se si pensa che, il più delle volte, si tratta di somme rilevanti accantonate dal datore nel corso di un lungo rapporto lavorativo.

È quindi legittimo domandarsi quali diritti hanno gli eredi sul TFR del defunto e cosa possono fare per ottenerne il pagamento in luogo del proprio familiare passato a miglior vita. 

Partiamo subito col dire che il TFR non fa parte dei beni che rientrano nella successione. Per esso valgono quindi regole particolari. Ecco perché è bene sapere quando uno muore a chi va il TFR. Di tanto parleremo qui di seguito, rispondendo alle domande più frequenti.

TFR: cos’è?

Il TFR è una quota della retribuzione che non viene pagata insieme alla busta paga ma viene accantonata dal datore di lavoro. Il suo pagamento viene differito alla cessazione del rapporto di lavoro, per qualsiasi causa dovuta (dimissioni volontarie, licenziamento  anche se per giusta causa, morte, fallimento).

L’ammontare del TFR spettante al lavoratore per ciascun anno di servizio è pari alla retribuzione utile dell’anno divisa per 13,5. Nella retribuzione utile si computano tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura ed escluse le somme pagate a titolo di rimborso spese.

Morte del lavoratore: che succede?

La morte del lavoratore subordinato costituisce un’ipotesi di cessazione automatica del contratto.

Pertanto, ai sensi dell’articolo 2122 del Codice civile, il datore di lavoro deve corrispondere agli eredi, oltre alla retribuzione dell’ultimo periodo, l’indennità sostitutiva del preavviso e il trattamento di fine rapporto (ossia il cosiddetto TFR).

Inoltre, il decesso di un familiare lavoratore in possesso dei requisiti per il pensionamento o pensionato, può far sorgere in capo agli eredi il diritto a prestazioni previdenziali, differenziate in base alla situazione assicurativa della persona deceduta ed erogate dagli enti di previdenza obbligatoria.

Se il familiare deceduto era titolare di una pensione complementare, il relativo fondo può in determinati casi liquidare una prestazione in forma di capitale o di rendita.

Quando muore un lavoratore a chi va il TFR?

L’articolo 2122 cod. civ. appena richiamato stabilisce che, in caso di morte del dipendente, il datore di lavoro deve versare il TFR al coniuge, ai figli e, se conviventi ed a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.

In mancanza di tali soggetti, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima oppure secondo il testamento predisposto dal lavoratore. Quindi, il dipendente, se non ha figli e coniuge, né parenti o affini a carico, può liberamente disporre nel proprio testamento a chi andrà il suo TFR. Se invece ha figli e/o coniuge, oppure parenti e/o affini a carico, il TFR va a tali soggetti, indipendentemente da quanto indicato nel testamento.

Chi sono i parenti entro il 3° grado?

I parenti sono i soggetti legati da uno stesso stipite (ad es. stesso padre o stesso nonno). Si tratta quindi di: 

  • genitori e figli: parenti di 1° grado; 
  • nonni, nipoti (figli dei figli), fratelli e sorelle: parenti di 2° grado; 
  • bisnonni, pronipoti (figli dei nipoti), nipoti (figli di fratelli o sorelle), zii (fratelli o sorelle dei genitori): parenti di 3° grado.

Chi sono gli affini entro il 2° grado?

Gli affini sono i soggetti che fanno parte della famiglia del coniuge. Si tratta quindi di:

  • suocero o suocera del titolare, figlio o figlia del coniuge: affini di 1° grado;
  • nonno o nonna del coniuge, nipote (figlio del figlio del coniuge), cognato o cognata: affini di 2° grado.

A chi va il TFR in caso di divorzio?

Il coniuge nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di scioglimento e di cessazione degli effetti civili del matrimonio se non passato a nuove nozze, e in quanto titolare di assegno di divorzio, ha diritto a una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge, all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza.

Tale percentuale è pari al 40% dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Come viene ripartito il TFR tra gli eredi?

È il lavoratore, con il proprio testamento, a stabilire come ripartire il TFR tra i soggetti aventi diritto (come detto: figli, coniuge e, se conviventi a carico, parenti entro il 3° grado ed affini entro il 2°). 

Tuttavia, se il lavoratore non ha fatto testamento, tali somme sono attribuite secondo le regole della successione legittima. 

Se non c’è accordo fra gli aventi diritto il giudice ripartisce le indennità secondo il bisogno di ciascuno. Ogni patto precedente alla morte del lavoratore relativo all’attribuzione e alla ripartizione delle indennità è nullo.

Chi rinuncia all’eredità ha diritto al TFR?

Come detto in apertura, il TFR non rientra nei beni della successione. Pertanto, esso spetta ai soggetti indicati in precedenza a prescindere dal fatto che questi accettino o meno l’eredità. Quindi, anche in presenza di rinuncia all’eredità è possibile ottenere il TFR del familiare defunto così come, del resto, anche la sua pensione di reversibilità.

Cosa succede se il lavoratore aveva una cessione del quinto dello stipendio?

Secondo la Cassazione, legittimati a chiedere il TFR del lavoratore defunto non sono solo gli eredi ma chiunque su di esso può vantare diritti, come ad esempio la finanziaria che abbia prestato un finanziamento dietro cessione del quinto dello stipendio. 

Come chiedere la liquidazione del TFR del lavoratore deceduto?

Gli aventi diritto devono richiedere il TFR all’azienda datrice di lavoro. Sarà meglio utilizzare una pec o una raccomandata a.r.

Nella richiesta va specificato:

  • il nome e cognome del lavoratore, nonché codice fiscale e ultima residenza;
  • la data di decesso;
  • il rapporto di parentela che legava il richiedente al lavoratore;
  • le coordinate bancarie o postali dove accreditare l’importo.

A tale richiesta occorre allegare la seguente documentazione:

  • copia del codice fiscale e carta d’identità dei beneficiari;
  • certificato di morte del lavoratore;
  • stato di famiglia alla data della morte del lavoratore;
  • atto notorio che attesti lo stato di convivenza di parenti e affini;
  • copia del testamento o, in caso di successione legittima, atto notorio;
  • in caso di figli minorenni, il provvedimento autorizzativo emesso dal giudice tutelare.

È opportuno allegare anche una busta paga del dipendente o l’ultima Certificazione Unica. 

Il datore di lavoro può compensare il TFR con i propri crediti?

Il TFR e l’indennità sostitutiva del preavviso vengono acquisiti dagli aventi diritto come diritto proprio e personale e non come diritto successorio. Pertanto, il datore di lavoro non può compensare eventuali suoi crediti con le indennità che deve pagare, ad eccezione delle anticipazioni del TFR fatte in corso di rapporto.

Gli altri compensi, vale a dire i normali compensi maturati durante il rapporto (retribuzione, ratei di mensilità aggiuntive, indennità per ferie non godute, permessi non goduti, ecc.), sono assegnati in base alla successione.



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1 Commento

  1. Quindi, se ho ben capito, nel mio caso, solo io e mio marito, senza figli, nessun altro convivente, spetta interamente al coniuge anche senza testamento?

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