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Gratuito patrocinio: sì ai separati in casa

6 Luglio 2014
Gratuito patrocinio: sì ai separati in casa

Spese di giustizia: i redditi non si cumulano per gli ex coniugi che continuano a convivere.

La mera coabitazione fra ex coniugi non è convivenza more uxorio e dunque non implica di per sé la contribuzione al ménage che “pesa” ai fini dei requisiti per l’accesso al beneficio.

Ammissione al gratuito patrocinio per chi non è abbiente: per calcolare se il beneficiario rientri o meno nei limiti di reddito massimo previsti dalla legge (10.766,33 euro), non devono essere cumulati i redditi dei separati in casa: la semplice situazione di fisica convivenza o coabitazione non basta per includere le entrate del convivente nel coacervo reddituale del soggetto istante.

Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

La questione risulta particolarmente interessante per via della distinzione che chiarisce tra convivente e coabitante.

È bene ricordare, innanzitutto, che la normativa ammette al gratuito patrocinio, chi sia titolare, da solo o congiuntamente ad altri familiari conviventi, di un reddito annuo di 10.766,33 euro.

Senonché, secondo la Corte, l’ex moglie o l’ex marito che pure continui a vivere nella stessa abitazione, non può essere considerato, in senso stretto, un “convivente”, ma solo un coabitante (e dunque “separata/o in casa”). E ciò specie se tra i due non corre buon sangue, tant’è che il giudizio per il quale viene richiesto il gratuito patrocinio è proprio per difendersi dalle accuse dell’altro/a.

Al riguardo, Piazza Cavour ricorda che ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nel reddito complessivo dell’istante [2] dev’essere computato anche il reddito di qualsiasi persona che con lui conviva. Tuttavia, secondo la legge, non è sufficiente di certo la mera situazione di fisica convivenza o di mera coabitazione per includere i redditi del soggetto coabitante o convivente nel coacervo reddituale del soggetto istante. Al contrario è necessaria una situazione tale in cui il convivente contribuisca personalmente al ménage familiare.

Detto in parole povere, la semplice coabitazione non equivale a effettiva contribuzione del coabitante. Si tratta, in genere, di situazioni transitorie che preludono ad ulteriore formalizzazione e sviluppo del rapporto come nel caso di completo allontanamento (separazione o divorzio).

Dunque, in tali casi non si può certo presumere che vi sia un incremento reddituale, per chi chiede il patrocinio a spese dello Stato, sulla base del solo dato formale della (temporanea) coabitazione in attesa della definitiva separazione.

Peraltro bisogna sempre tenere conto del solo reddito personale quando nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi.


note

[1] Cass. sent. n. 29302 del 4.07.2014.

[2] Ai sensi dell’art. 76 del Dpr 30 maggio 2002, n. 115.

 

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Ma perché deve essere obbligatorio il patrocinio di un avvocato, la costituzione prevede il diritto alla difesa non il patrocinio obbligatorio che non è mai citato. E’ il cittadino che deve poter scegliere se avvalersi di un avvocato oppure se ritiene di poter fare da se’. E’ ora di smetterla con le caste e con le loro rendite di posizione. Ormai con le nuove tariffe solo i ricchi potranno accedere alla giustizia e finitela di dire che c’è il gratuito patrocinio perché solo i poverissimi potranno mai accedervi!

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