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Affidamento figli minori maltrattati da un genitore

19 Novembre 2021 | Autore:
Affidamento figli minori maltrattati da un genitore

Si può togliere un figlio alla sua famiglia se il padre lo maltratta e la madre non glielo impedisce? La risposta della Corte di Cassazione.

In alcune famiglie italiane la conflittualità tra moglie e marito è molto accesa e sono i figli a farne le spese. Non si tratta solo di litigi verbali, che possono avvenire in ogni coppia. Ci sono uomini che sfogano la loro aggressività sulle mogli e sui bambini, picchiandoli, umiliandoli e compiendo violenze di ogni genere. In questi casi in cui i figli minori vengono maltrattati da un genitore si deve ricorrere all’affidamento esclusivo all’altro genitore, se ciò risulta sufficiente ad impedire che gli episodi proseguano; altrimenti occorre trovare altre soluzioni all’interno della famiglia, se vi sono parenti in grado di prendersi cura dei bambini. Se neanche questo è possibile, bisogna disporre l’affidamento extrafamiliare, collocando i minori in una comunità per preservare la loro incolumità fisica e psicologica.

Vediamo come funziona l’affidamento dei figli minori maltrattati da un genitore soprattutto quando l’altro assume una posizione passiva e non fa nulla di utile per impedire queste violenze. Una nuova sentenza della Cassazione ha stabilito importanti principi sul punto, affrontando il delicato caso di una famiglia con figli composta da genitori entrambi di nazionalità straniera, dove il padre era violento e la madre era succube di questa situazione.

Il reato di maltrattamenti in famiglia

I maltrattamenti in famiglia sono un reato grave, che è punito dall’art. 572 del Codice penale con la reclusione da uno a cinque anni ed è aggravato quando provoca lesioni. Si tratta di un reato abituale, quindi la condotta deve essere ripetuta nel tempo e può consistere in qualsiasi comportamento vessatorio capace di infliggere alle vittime sofferenze fisiche o morali.

Ciascun genitore ha l’obbligo giuridico [1] di intervenire se l’altro genitore si rende responsabile di violenze, maltrattamenti o abusi nei confronti dei figli e deve impedire questi eventi, denunciandoli tempestivamente all’autorità giudiziaria. Questa posizione di garanzia e di controllo discende direttamente dal disposto dell’art. 147 del Codice civile, che sancisce l’obbligo del padre e della madre di mantenere, istruire, educare e assistere materialmente e moralmente i propri figli.

La tutela delle vittime di maltrattamenti familiari è rafforzata dal “Codice rosso”, che prevede una procedura giudiziaria accelerata e più efficace per reati particolarmente allarmanti come le violenze sessuali, i maltrattamenti e lo stalking rispetto agli ordinari procedimenti penali.

Quando si può togliere un minore ai genitori?

La legge sulle adozioni [2] prevede la possibilità per il tribunale dei minorenni di dichiarare l’adottabilità del minore che si trova in uno stato di abbandono morale e materiale. Inoltre, a carico dei genitori che violano i loro doveri, per trascuratezza o abuso, può essere dichiarata la decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli, con la possibilità di allontanare il genitore, o il convivente, che maltratta il minore [3]. Nei casi meno gravi, invece, può essere imposta dal giudice del tribunale dei minorenni (o dal giudice della separazione o divorzio, se i coniugi si trovano in tale fase) l’adozione dei provvedimenti opportuni per tutelare il minore da ogni «condotta pregiudizievole» compiuta nei suoi confronti da un genitore [4].

Il contenuto di queste misure è variabile e può arrivare all’allontanamento del minore dalla famiglia, con affidamento ai servizi sociali o a un istituto (come una casa famiglia o un altro tipo di struttura), se vi è un concreto pregiudizio alla crescita e alla serenità del bambino. L’art. 403 del Codice civile consente alle pubbliche autorità, comprese le forze dell’ordine, di adottare interventi urgenti e cautelativi, quando risulta che il minore è abbandonato o in stato di pericolo, per collocarlo in un «luogo sicuro» in attesa dei provvedimenti del giudice.

La Corte di Cassazione [5] afferma che, nei casi di affidamento preadottivo extrafamiliare, la valutazione dello stato di adottabilità deve essere compiuta con particolare rigore e dopo aver tentato tutte le misure possibili per salvaguardare la capacità educativa ed affettiva all’interno della famiglia, tenendo anche conto della presenza di altre figure diverse dai genitori, se riconosciute valide a prendersi cura del bambino, come i nonni materni o paterni.

In concreto, il bambino verrà tolto ai genitori quando nell’ambito familiare emerge una situazione di degrado o di violenza, fisica o psicologica, e gli interventi esterni di sostegno non risultano sufficienti. L’allontanamento dei figli e il loro affidamento extrafamiliare, a seconda dei casi, potrà essere temporaneo o definitivo e in questa ipotesi si apre la possibilità dell’adozione del bambino (leggi: Quando l’affido può trasformarsi in adozione?“).

Maltrattamenti compiuti dal padre e non impediti dalla madre: Cassazione

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite [6] ha stabilito che una madre, vittima insieme ai figli di maltrattamenti e continue vessazioni da parte del marito, non deve perdere i figli per questo. In altre parole, il bambino non può andare in affidamento preadottivo neppure quando risulta che la madre tolleri i maltrattamenti compiuti dal padre, senza reagire. L’affidamento extrafamiliare, secondo la Suprema Corte, rimane una soluzione estrema, da valutare con la massima cautela.

La vicenda riguardava una madre moldava, residente in Italia da molti anni, sposata con un connazionale violento. La donna rischiava di subire la dichiarazione di adottabilità della bambina, a causa dei maltrattamenti compiuti dall’uomo, che ella non era riuscita ad impedire. I servizi sociali del Comune, su ordine del giudice minorile, avevano già affidato la bimba ad una casa famiglia. La sentenza delle Sezioni Unite, però, sottolinea che i giudici che devono decidere sullo stato di abbandono di un bambino non possono basarsi esclusivamente «sullo stato di sudditanza e di assoggettamento fisico e psicologico in cui vive la madre, per effetto delle reiterate violenze subite dal partner».

La donna era succube del marito e subiva da molto tempo le sue continue prepotenze e aggressioni. Per paura, aveva anche ritirato la denuncia sporta nei suoi confronti. Da ciò era stata desunta la sua inidoneità a svolgere il ruolo di genitore. Ma nella fattispecie, gli Ermellini hanno rilevato che durante il procedimento giudiziario svoltosi non c’era stato un’approfondimento sull’incapacità della donna di prendersi cura della propria figlia. Il Collegio rileva che la procedura di affidamento preadottivo aperta in questi casi rischia di tradursi in una «vittimizzazione secondaria», così violando la Convenzione internazionale di Istanbul contro la violenza sulle donne e domestica [7]. Perciò, la Cassazione ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Roma affinché riveda la sua decisione. I giudici di piazza Cavour hanno, nel frattempo, confermato la sospensione della potestà genitoriale del padre violento.

Affido di minori vittime di violenza: cosa cambia con la riforma Cartabia

Con la riforma del processo civile e di quello penale varata dal Governo e attualmente all’esame del Parlamento (detta «riforma Cartabia» dal nome del ministro della Giustizia proponente) è prevista la prossima istituzione di un tribunale della famiglia, che assorbirà le attuali competenze dei tribunali civili in materia di separazioni, divorzi, unioni civili e convivenze, e del tribunale per i minorenni. Inoltre, verranno potenziati gli strumenti a disposizione del giudice per intervenire a tutela del minore anche attraverso misure di salvaguardia e protezione. Sarà anche previsto un maggiore coordinamento tra il giudice penale e quello civile: se in uno dei due procedimenti emerge la notizia di una violenza su un minore, è previsto lo scambio tempestivo delle informazioni tra le rispettive autorità giudiziarie, per consentire di adottare senza ritardo i provvedimenti opportuni sull’affido extrafamiliare del minore.

Affidamento preadottivo di minori maltrattati: approfondimenti

Il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza che ti abbiamo riportato è il seguente: «Il ricorso alla dichiarazione di adottabilità di un figlio minore, ai sensi art. 15 della legge n. 184 del 1983, è consentito solo in presenza di fatti gravi, indicativi, in modo certo, dello stato di abbandono, morale e materiale, a norma dell’art. 8 della stessa legge, che devono essere specificamente dimostrati in concreto, e dei quali il giudice di merito deve dare conto nella decisione, senza possibilità di dare ingresso a giudizi sommari di incapacità genitoriale, seppure formulati da esperti della materia, non basati su precisi elementi fattuali».

Per ulteriori approfondimenti sull’affidamento preadottivo di minori maltrattati leggi questi articoli:


note

[1] Art. 40, co.2, Cod. pen.

[2] Artt. 8 e 15 L. n. 184/1983.

[3] Art. 330 Cod. civ.

[4] Art. 333 Cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 37714 del 16.11.2021.

[6] Cass. S.U. sent. n. 35110 del 17.11.2021.

[7] Conv. del Consiglio d’Europa del 11.05.2011, ratificata dall’Italia con L. n. 77/2013.


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