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Bossing: risarcimento danni

19 Novembre 2021 | Autore:
Bossing: risarcimento danni

Quale indennizzo economico spetta al dipendente vessato dal datore di lavoro o dai suoi superiori?

Se il tuo datore di lavoro ti perseguita, ti insulta e ti umilia ripetutamente, sei vittima di bossing. Questo comportamento è illecito e costituisce una particolare forma di mobbing, che proviene dall’alto anziché dai colleghi di lavoro. Le condotte vessatorie possono essere compiute anche non direttamente dal capo, bensì da un qualsiasi superiore gerarchico.

Il risarcimento danni per bossing è più intenso di quello previsto per i casi di mobbing semplice, perché il datore di lavoro è doppiamente responsabile: ha realizzato una condotta sicuramente illecita ed è anche venuto meno al suo dovere giuridico di preservare la salute e la sicurezza dei suoi dipendenti sul luogo di lavoro. Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] ha riconosciuto a un dipendente pubblico che aveva subito fenomeni di bossing un risarcimento di importo raddoppiato per il danno biologico riscontrato, perché l’indennizzo deve compensare anche la sofferenza morale derivata dalla lesione della dignità del lavoratore.

Da quanto ti stiamo anticipando avrai compreso che il risarcimento danni per bossing presenta alcune particolarità rispetto a quello dei più comuni casi di mobbing compiuto dai colleghi, dove non sempre la responsabilità del datore di lavoro emerge con chiarezza. Ed infatti nel caso deciso dalla Suprema Corte è stato riconosciuto quale soggetto obbligato al risarcimento, a titolo personale, anche il direttore che aveva realizzato il bossing verso il dipendente, insieme alla Pubblica Amministrazione di appartenenza.

Bossing: cos’è e quando si configura?

Il bossing è un particolare tipo di mobbing, che si differenzia per il soggetto che pone in essere i comportamenti vessatori e persecutori nei confronti di un lavoratore dipendente. Mentre nel classico caso di mobbing detto «orizzontale» l’accanimento proviene dai colleghi, nel bossing esso è compiuto dal capo o dai superiori del dipendente mobbizzato. Per questo il bossing viene definito «mobbing verticale», o anche «mobbing strategico», quando avviene con finalità di demansionamento ed emarginazione del lavoratore, fino alla sua completa esclusione dal settore produttivo in cui è impiegato.

La finalità del bossing è quella di umiliare e mortificare il dipendente con una serie di comportamenti di vario genere: continui rimproveri, procedimenti disciplinari ingiustificati, controlli ossessivi sulla qualità del lavoro svolto, sovraccarico di compiti, negazione di ferie e di permessi. Il fatto che queste condotte provengano dal datore di lavoro o da un dirigente rendono più serie e gravi le conseguenze a carico del dipendente che è costretto a subirle. Nei casi estremi, il bossing arriva a privare il lavoratore della possibilità di svolgere la sua attività, ad esempio lasciandolo senza incarichi e compiti concreti, discriminandolo rispetto ai colleghi, demansionandolo senza ragioni organizzative o produttive o relegandolo in una postazione isolata, scomoda e priva di contatti con gli altri reparti aziendali e con l’esterno.

Danni da bossing: chi è responsabile?

Il datore di lavoro è tenuto a «tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro», come sancisce l’art. l’art. 2087 del Codice civile. Egli deve, quindi, prevenire ed evitare qualsiasi situazione che possa ledere o porre in pericolo la salute psico-fisica dei dipendenti.

Bisogna tenere presente che il bossing può essere compiuto direttamente da parte del datore di lavoro, oppure anche da parte di un suo preposto o di altri dipendenti con posizione organica sovraordinata rispetto a quella della vittima. Ma secondo la Cassazione [2] il fatto che il bossing non provenga direttamente dal capo dell’impresa o da un altro responsabile aziendale, bensì «da un altro dipendente posto in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro ove questi sia rimasto colpevolmente inerte nella rimozione del fatto lesivo».

Insomma, il datore di lavoro deve fare tutto ciò che è in suo potere per impedire ogni fenomeno non solo di bossing, ma anche di mobbing orizzontale, altrimenti risponderà delle conseguenze negative prodotte e sarà tenuto a risarcire i danni alla vittima. Quindi, il datore di lavoro risponde dell’illecito civile, cioè delle conseguenze negative e pregiudizievoli arrecate al lavoratore vittima di bossing o di mobbing:

  • in caso di bossing, a titolo proprio, per aver realizzato (direttamente e/o attraverso l’azione dei propri dirigenti, preposti e superiori gerarchici del dipendente vessato) una serie di azioni vietate dalla legge; le condotte illecite compiute dai vari responsabili aziendali gli vengono attribuite perché egli li ha collocati in una posizione di supremazia e non ha vigilato adeguatamente sul loro operato, per evitare le vessazioni del personale;
  • in caso di mobbing orizzontale compiuto dai colleghi, per essere venuto meno al suo obbligo di prevenzione di situazioni nocive alla salute dei prestatori di lavoro, consentendo o tollerando il compimento di condotte continuative e sistematiche volte ad offendere, umiliare ed emarginare un dipendente.

Bossing: come si dimostra?

La dimostrazione di una serie di fatti che integrano l’illecito di bossing deve avvenire, nell’ambito della causa civile instaurata contro il datore di lavoro (ed eventualmente anche contro il superiore gerarchico che si è reso responsabile delle condotte) provando il compimento di una serie di comportamenti persecutori protratti nel tempo e unificati dal medesimo intento vessatorio.

Inoltre, la persona offesa dovrà dimostrare la sussistenza di una lesione alla salute e di un pregiudizio ai propri diritti della personalità (come la dignità, l’onore e la reputazione) che derivi dalla condotta illecita del datore di lavoro o dei superiori.

Per provare i fatti di bossing valgono tutte le fonti di prova ammesse nel giudizio civile, come i documenti, le testimonianze, le registrazioni, i filmati e i messaggi; la prova dei danni alla salute, invece, deve essere attestata da una perizia medico-legale, descrittiva delle patologie riscontrate e dell’entità delle lesioni che ne sono conseguite, espresse in termini di punti percentuali di danno biologico.

Danni da bossing: quali sono?

I danni provocati dal bossing sono di diverso genere e possono essere di tipo patrimoniale o non patrimoniale. Nel primo gruppo rientrano:

  • il pregiudizio economico arrecato dal demansionamento o dalla dequalificazione professionale;
  • il danno biologico, quantificato nell’entità delle lesioni all’integrità psico-fisica, che determinano un grado percentuale di invalidità, temporanea o permanente;
  • le spese per ricoveri e cure delle patologie derivanti dal bossing (acquisto di medicinali, terapie psicologiche, visite mediche, interventi chirurgici, ecc.);
  • il danno da licenziamento illegittimo o da dimissioni per giusta causa, alle quali il lavoratore è stato costretto per sfuggire a un bossing inevitabile.

Il danno non patrimoniale, invece, comprende i danni morali insiti nella sofferenza cagionata al lavoratore dalle offese reiterate o da tutte le altre umiliazioni e soprusi subiti sul luogo di lavoro nel corso del tempo, e il danno esistenziale, che si configura quando il bossing ha pregiudicato lo svolgimento della normale vita di relazione anche in ambito extralavorativo, come nei rapporti familiari e sociali.

Risarcimento danni da bossing: quantificazione

La quantificazione dell’ammontare dei danni da bossing avviene, ad opera del giudice, utilizzando per la loro liquidazione le tabelle previste per il risarcimento del danno biologico, oppure in via equitativa, se non è possibile quantificarli nel loro preciso ammontare. In questo caso, la giurisprudenza usa come parametro la retribuzione spettante nel periodo in cui sono state compiute le condotte di bossing.

La nuova sentenza della Cassazione che ti abbiamo anticipato all’inizio [1] ha riconosciuto al lavoratore vittima di bossing il risarcimento dei danni sia per la lesione del diritto alla salute, quantificata in termini di danno biologico, sia per il pregiudizio morale arrecato alla dignità della persona umana. Proprio per dare adeguato riconoscimento a quest’ultima voce, l’importo spettante a titolo di danno biologico (consistente in un disturbo dell’adattamento quantificato in un’invalidità permanente del 4%) è stato raddoppiato, in modo da risarcire anche il danno morale causato dalle continue mortificazioni patite sul luogo di lavoro.

Bossing: approfondimenti

Per ulteriori informazioni di approfondimento della tematica qui trattata leggi anche “Bossing: ultime sentenze” e “Mobbing verticale: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. sent. n. 35061 del 17.11.2021.

[2] Cass. sent. n. 18093/2013.


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