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Infortunio durante l’ora di educazione fisica: risarcimento

19 Novembre 2021 | Autore:
Infortunio durante l’ora di educazione fisica: risarcimento

Chi paga i danni se un allievo ha un infortunio durante la lezione? Quando la scuola non è responsabile? Cosa fare se non è chiaro come è avvenuto il fatto?

Pertica, parallele, quadro svedese, pedana con salto del cavallo o a corpo libero: la palestra scolastica è un luogo di esercizio e di divertimento, ma può anche diventare un’occasione di infortunio. Può capitare di farsi male a scuola pure quando l’attività fisica si svolge in forma sportiva anziché ginnica, come durante una partita di calcio, di pallacanestro o di pallavolo. Cadute, slogature e distorsioni sono all’ordine del giorno; talvolta, le conseguenze sono peggiori e qualche alunno riporta lesioni serie, come fratture e traumi cranici.

Se a un alunno capita un infortunio durante l’ora di educazione fisica, chi e quando deve risarcire i danni? Il professore potrebbe tentare di cavarsela dicendo che l’incidente è avvenuto all’improvviso, ad esempio in uno scontro tra ragazzi che correvano e che non ha potuto fare nulla per evitarlo. Ma questa prova liberatoria non è facile da fornire: per la giurisprudenza conta soprattutto il fatto che l’infortunio si è verificato all’interno della scuola e durante l’orario di lezione. E allora il ministero dell’Istruzione è chiamato, insieme all’istituto scolastico, a risarcire i danni.

Ad esempio, una recente ordinanza della Cassazione [1] ha affermato la piena responsabilità del Miur per il risarcimento dell’infortunio occorso ad un alunno durante l’ora di educazione fisica, in quanto l’istituto scolastico non aveva fornito la prova di aver diligentemente sorvegliato in modo da impedire il fatto. Non è valso a nulla sostenere che durante una partita di calcio c’è una «naturale competizione» tra i ragazzi: la scuola deve sempre vigilare sulla sicurezza e incolumità degli studenti, anche mentre fanno ginnastica o sport.

Infortunio nell’ora di lezione: la responsabilità della scuola

La responsabilità civile della scuola (che per le scuole pubbliche assorbe quella degli insegnanti) è regolata dall’articolo 2048 del Codice civile. Secondo questa norma, «i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza», quindi durante l’intero arco delle lezioni e di permanenza dei ragazzi nell’istituto scolastico. E questa responsabilità comprende anche le lesioni procurate da un ragazzo a un altro.

La scuola può andare esente dalla responsabilità risarcitoria soltanto se prova di non aver potuto impedire il fatto: dunque, la dimostrazione del caso fortuito – un evento anomalo, eccezionale e imprevedibile che ha causato l’evento – è interamente a suo carico. L’insegnante potrebbe fornire questa prova liberatoria se riesce a dimostrare, in base alle modalità di accadimento, di non aver potuto prevedere l’evento né intervenire in tempo per impedirlo.

Solo nel caso particolare di infortunio con autolesioni – ad esempio, una caduta autonoma di un ragazzo che sta compiendo un esercizio di ginnastica – la prova liberatoria è più facile da fornire, se l’insegnante dimostra di essere stato costantemente presente, di aver sorvegliato lo svolgimento degli esercizi o della partita sportiva e di aver adottato tutte le cautele necessarie per prevenire l’evento, ad esempio facendo riscaldare gli allievi prima di effettuare gli esercizi più impegnativi e addestrandoli al loro compimento, fornendogli tutte le informazioni necessarie per eseguirli correttamente.

Infortunio durante l’ora di educazione fisica: risarcimento danni

L’azione legale per ottenere il risarcimento dei danni derivati da un infortunio subìto da un alunno durante l’ora di educazione fisica deve essere esercitata dai suoi genitori, se la parte lesa è un minorenne, nei confronti dell’istituto scolastico e anche del Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) che è obbligato in solido, cioè è tenuto insieme alla scuola a indennizzare i danneggiati. Tieni presente che ogni istituto scolastico è obbligato per legge ad avere un’assicurazione Inail che copre i danni riportati durante le attività di laboratorio o di educazione motoria quando le lesioni superano i tre giorni di prognosi.

Nel processo civile, il danneggiato dovrà provare soltanto la sua presenza a scuola al momento di verificazione dell’infortunio e l’entità delle lesioni riportate, attraverso la documentazione medica che le descrive e le attesta, anche per quanto riguarda i tempi di guarigione e l’eventuale invalidità permanente che ne è derivata. A questo punto, come ti abbiamo spiegato, la responsabilità della scuola è presunta per legge, e può essere esclusa solo dalla prova liberatoria di non aver potuto impedire in nessun modo il fatto.

Cosa fare quando la dinamica dell’infortunio non è chiara

Non è necessario descrivere e ricostruire in maniera dettagliata la dinamica di svolgimento dei fatti, specialmente quando l’episodio è avvenuto in maniera rapida e concitata e in modo tale da non poter essere visto bene dai testimoni, ad esempio durante una partita di calcio. In concreto, può bastare anche una testimonianza postuma, come quella di chi ha soccorso l’infortunato subito dopo la caduta, in modo del tutto analogo a quanto succede se un alunno cade dalle scale a scuola.

A tal proposito, va evidenziato che, nella vicenda decisa dalla Cassazione che ti abbiamo anticipato all’inizio dell’articolo [1], la dinamica dell’infortunio era rimasta ignota e l’unico testimone presente non era stato in grado di descriverla compiutamente: così non si era capito se il sinistro fosse «dipeso da uno scontro con un compagno, dall’impatto con il pallone o da una caduta accidentale». In ogni caso, ciò non cambia la sostanza delle cose, poiché – rileva la sentenza – «l’ignoranza circa la dinamica del sinistro è cosa ben diversa dalla mancanza di prova del nesso di causa» e nella fattispecie era emerso con certezza «il fatto generativo del danno, cioè l’inadempimento dell’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questo fruisce della prestazione scolastica».

Insomma, al danneggiato basta provare che l’incidente si è verificato durante l’ora di educazione fisica e non occorre dimostrare anche le modalità con cui l’evento lesivo è accaduto. Del resto, l’art. 1218 del Codice civile, in tema di responsabilità contrattuale e perciò richiamato nella sentenza dalla Suprema Corte, richiede di provare che il danno si è verificato nel corso di svolgimento del rapporto (nel nostro caso, durante un’ora di lezione) e, a quel punto, grava sulla scuola la dimostrazione di aver adeguatamente vigilato per prevenire incidenti.

Infortunio a scuola: approfondimenti

Per approfondire la tematica trattata e conoscere altri casi di infortuni avvenuti a scuola durante l’ora di educazione fisica e in altre occasioni, leggi i seguenti articoli:


note

[1] Cass. ord. n. 35281 del 18.11.2021.


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