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Banche e conti: mosse per schivare usura e aiuti interessati

5 Luglio 2014
Banche e conti: mosse per schivare usura e aiuti interessati

Conti correnti, mutui, prestiti e leasing: vademecum di tutela legale per evitare ricorsi costosi e privi di chance di successo.

 

I finanziamenti bancari sono a rischio “usura”? E se sì, come faccio a capire se il costo complessivo del mio prestito è usurario? Queste sono le domande che in molti si pongono negli ultimi tempi sul finanziamento sottoscritto con la propria banca.

Ma se alla prima domanda è facile dare risposta positiva, alla seconda non è così semplice rispondere in modo immediato e univoco, viste sia la diversità delle tipologie di finanziamento bancario (contro le quali consulenti o pseudo tali incoraggiano i clienti a far causa alla banca), sia le “variegate” pronunce giurisprudenziali che una volta danno ragione ai risparmiatori e un’altra (su casi simili) alle banche.

Vediamo allora di fare chiarezza e capire in quali casi effettivamente i clienti della banca possono far valere le proprie ragioni.

Mutui

Per verificare se il proprio mutuo sfora l’usura è necessario guardare i tassi che la banca si è fatta promettere al momento della stipula del contratto (si parla, in questi casi, d’usura contrattuale), indipendentemente dal momento in cui vengono pagate le singole rate.

I tassi da confrontare con la soglia d’usura sono quelli degli interessi corrispettivi (se del caso calcolando il Tir, il Tasso interno di rendimento che tiene conto dell’incidenza degli ulteriori oneri promessi in contratto come, per esempio, le spese di assicurazione) e degli interessi moratori (cioè quelli che si pagano per eventuali ritardi nel pagamento delle rate).

La giurisprudenza esclude però che i due tassi suddetti – convenuti nel contratto con la banca – possano essere sommati tra loro (di questo argomento abbiamo parlato già diverse volte: leggi su tutti l’articolo “Mutui usurari: i tassi di mora non vanno sommati agli interessi”). In pratica: non c’è usura se la soglia viene superata solo addizionando aritmeticamente i due tipi di interessi.

Leasing

Analogo discorso vale per i leasing che, pur essendo contratti giuridicamente diversi dai mutui, dal punto di vista finanziario possono essere trattati in modo simile.

In questo caso, il cliente potrà verificare il rispetto della soglia sia del tasso leasing (che non è altro che un “Tir“, come detto sopra), sia del tasso moratorio anche in questo caso senza sommatoria tra i due tassi.

In caso di usurarietà contrattuale di mutui o leasing la conseguenza è l’obbligo per la banca di restituire tutti gli interessi e le spese pagate dal cliente e per quest’ultimo la possibilità di continuare a fruire del finanziamento restituendo soltanto la quota capitale delle rate, senza interessi.

Usura sopravvenuta

Può capitare che il mutuo oppure il leasing non siano usurari al momento della stipula, ma che lo divengano nel corso del rapporto. In questi casi, non si ha usura vera e propria (con azzeramento degli interessi), ma la cosiddetta usura sopravvenuta. Di recente, la Cassazione [2] e l’Abf hanno stabilito che, in caso di tassi usurari accertati soltanto nel corso dell’esecuzione del contratto, il giudice deve ridurre questi tassi al limite della soglia.

Affidamenti in conto corrente

La verifica dell’usurarietà o meno di un fido in conto corrente è più complessa di quella di mutui e leasing, posto che per il fido si pone un problema non soltanto di quali voci di costo vadano inserite nel calcolo (si pensi alla Commissione di massimo scoperto che ormai è certo vada ricompresa) ma soprattutto di quale formula di matematica finanziaria utilizzare.

Le banche sostengono l’applicabilità della formula contenuta nelle istruzioni della Banca d’Italia anche per il calcolo del costo di un singolo finanziamento (Teg) e, dall’altro, i clienti i quali sostengono invece che un conto è la rilevazione statistica dei tassi medi (Tegm) per la quale si usa la formula di Banca d’Italia, e un altro è il calcolo di un tasso d’interesse di un singolo rapporto di finanziamento (Teg, appunto), per la quale è necessario usare le normali formule di matematica finanziaria.

MUTUI, PRESTITI E LEASING: SCHEDE PRATICHE

 

1. Quando, in caso di contenzioso con la banca, la contestazione del cliente è riconosciuta sia dall’istituto di credito che dai giudici:

Mutui: il Tan (Tasso annuo nominale), cioè il tasso d’interesse indicato nel contratto, può essere confrontato con la soglia d’usura? SI

Prestiti e Leasing: il Tan (Tasso annuo nominale), cioè il tasso d’interesse indicato nel contratto, può essere confrontato con la soglia d’usura? SI

Mutui, Prestiti e Leasing: nonostante nel nostro ordinamento non ci sia una norma specifica che la disciplina, l’usura sopravvenuta è riconosciuta come motivo di contestazione? SI

2. Quando, in caso di contenzioso con la banca, la contestazione del cliente non è riconosciuta dall’istituto di credito ma lo è dalla giurisprudenza:

–  Conti correnti: la Cms (Commissione di massimo scoperto), quella che le banche si facevano pagare (ma attualmente abolita) sulla punta massima di scoperto di trimestre, va ricompresa nel calcolo dell’usura? SI

Conti correnti: per il calcolo dell’usurarietà di un’apertura di credito in conto corrente si deve tenere conto dell’aumento di costo connesso all’anatocismo? SI

Mutui, Prestiti e Leasing: il Tir (Tasso interno di rendimento), che tiene cioè conto anche dell’incidenza delle spese collegate al prestito (per esempio le spese assicurative), può essere confrontato con la soglia d’usura? SI

Mutui, Prestiti e Leasing: il Tasso moratorio (quello che il cliente paga in caso di ritardo nel pagamento delle rate) può essere confrontato con la soglia d’usura?  SI

3. Quando, in caso di contenzioso con la banca, la contestazione del cliente non è riconosciuta né dall’istituto di credito, né dalla giurisprudenza:

Mutui, Prestiti e Leasing: è possibile la sommatoria del Tan (Tasso annuo nominale) con il tasso degli interessi moratori, così come indicati nel contratto? NO


In senso generale l’usura è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi di interesse considerati illegali, socialmente riprovevoli e tali da rendere il loro rimborso molto difficile o impossibile, imposti spingendo il debitore ad accettare condizioni poste dal creditore a proprio vantaggio.

In termini più tecnici, invece, si ha usura se il Tasso effettivo globale su base annua supera il tasso soglia usura (Tsu).

Quest’ultimo va calcolato tenendo conto del livello del Tasso effettivo globale medio (Tegm) che risulta dalla rilevazione fatta ogni tre mesi da Bankitalia per conto del Mef e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.

Individuato il Tegm di periodo bisogna incrementarlo del 50% per ottenere il Tsu. Dal 2011 è stato modificato il metodo di calcolo del tasso soglia, riducendo dal 50% al 25% l’incremento e aggiungendo un margine fisso di 4 punti percentuali; viene anche fissato in 8 punti il divario massimo tra il Tegm e la soglia.

note

[1] D.L. n. 394/2000.

[2] Cass. sent. n. 602/13 e n. 603/13.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Anche il tasso di mora deve essere confrontato con il tasso soglia di riferimento.
    La legge 108/96 parla di tassi promessi o convenuti a qualsiasi titolo.

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