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Carceri: no alla custodia cautelare per pene sotto i 3 anni

6 Luglio 2014 | Autore:
Carceri: no alla custodia cautelare per pene sotto i 3 anni

Niente custodia cautelare o arresti domiciliari per i reati punibili con pene inferiori a 3 anni: tra sovraffollamento delle carceri e allarme sociale.

Il 28 giugno scorso è entrato in vigore il decreto legge [1] relativo ai risarcimenti dello Stato a favore dei detenuti costretti a scontare la pena in condizioni disumane [2] (leggi: Sovraffollamento: risarcimento per i detenuti e meno carcere”). 

Il provvedimento si è reso necessario in seguito ai numerosi richiami che lo Stato italiano ha ricevuto dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per la situazione di sovraffollamento che affligge le carceri nostrane.

Il numero di reclusi attuali è quasi il doppio rispetto alla capienza massima che i penitenziari potrebbero sopportare e questo incide pesantemente sulle condizioni della detenzione. Alcuni istituti di pena, per questo motivo, sono delle vere e proprie porte dell’inferno, dove quotidianamente vengono calpestati i più elementari diritti dell’individuo e compromesse in modo irreversibile le possibilità di recupero sociale della persona.

In questi casi, le soluzioni più elementari sono due: costruire nuove carceri o svuotare quelle attualmente esistenti. Lo Stato, in genere, opta per la seconda e anche con il decreto in commento non smentisce tale tendenza, nascondendo, tra le pieghe della norma, quello che già in molti definiscono un “indulto mascherato” [3]:

1. non può essere applicata la misura della custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari se il

giudice ritiene che, con la sentenza, possa essere concessa la sospensione della pena [4];

2. non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del

giudizio, la pena inflitta non sarà comunque superiore ai 3 anni.

Ciò vuol dire lasciare in libertà stalker, ladri, rapinatori, molestatori, così come anche l’esercito dei soggetti condannati per corruzione. Le carceri sono al collasso – è vero – ma questo provvedimento influisce sulla sicurezza dei cittadini, in particolare sulle sicurezza delle donne vittime di violenze, come sottolineato dal Presidente della sezione misure di prevenzione di Milano, Fabio Roa.

Il Ministero della Giustizia, in una recente nota, conscio dell’allarme sociale che potrebbe derivare da un simile provvedimento, ha cercato di smorzarne la portata, precisando che:

– non è stato prevista alcuna applicazione automatica e la decisione della sua attuabilità passa sempre dalla valutazione del giudice sul caso concreto;

– il provvedimento in questione è comunque in una fase transitoria, suscettibile pertanto di modifiche da parte del Parlamento.


note

[1] D.l. n. 92 del 26.06.2014.

[2] In violazione dell’art. 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo, secondo cui: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani e degradanti”.

[3] Art. 8, d.l. 92 del 26.06.2014.

[4] La sospensione condizionale della pena, artt. 163-168 cod. pen., prevede che il soggetto condannato benefici della sospensione dell’esecuzione della pena, sempre che la pena ricevuta non superi i due anni di reclusione. La sospensione ha la durata di 5 anni di cinque anni in caso di delitti o di due anni, in caso di contravvenzioni. Se, durante questo periodo, non si commettono reati della stessa tipologia, il reato si estingue e la pena non deve essere più eseguita.

 

Autore immagine: 123rf com


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