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Divieto di avvicinamento: qual è la distanza?

20 Novembre 2021 | Autore:
Divieto di avvicinamento: qual è la distanza?

Ordinanza che impedisce di avvicinarsi alla vittima o ai luoghi abitualmente frequentati dalla stessa: il giudice deve specificare la distanza minima?

Il giudice può vietare all’autore del reato di avvicinarsi alla vittima. Si tratta di quella che, in gergo, è chiamata ordinanza restrittiva. Il mancato rispetto di questa misura costituisce autonomo reato e può essere sanzionato con la reclusione. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato il problema della distanza nel divieto di avvicinamento.

In altre parole, la Suprema Corte ha dovuto decidere se è valida l’ordinanza del giudice con cui si stabilisce genericamente che l’imputato non possa avvicinarsi alla vittima oppure ai luoghi abitualmente frequentati da quest’ultima. Questa sentenza offre lo spunto anche per porsi alcune domande: c’è una distanza minima da mantenere nel caso di divieto di avvicinarsi alla vittima? Il giudice deve indicare specificamente quali sono i posti a cui l’imputato non deve accostarsi? Cosa dice la legge a riguardo? Scopriamolo insieme.

Divieto di avvicinamento: cos’è?

Il divieto di avvicinamento è una misura cautelare che il giudice può emettere nei confronti delle persone accusate di aver commesso alcuni crimini, come ad esempio lo stalking o i maltrattamenti.

Il divieto di avvicinamento serve a tutelare la vittima in attesa della definizione del giudizio: tutte le misure cautelari, infatti, sono caratterizzate proprio dall’urgenza di porre un argine alla possibilità che venga commesso un nuovo crimine.

Divieto di avvicinamento: in cosa consiste?

Il divieto di avvicinamento può prevedere due tipi di limitazioni diverse a carico della persona indagata/imputata:

  • proibirgli di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa (come ad esempio la palestra, il bar, il luogo di lavoro, ecc.);
  • ordinargli di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla vittima (500 metri, ad esempio).

Per controllare il rispetto del divieto di avvicinamento, il giudice può disporre che all’indagato/imputato sia applicato il braccialetto elettronico.

Il giudice può altresì stabilire che l’autore del reato non comunichi con la vittima, neanche a distanza (con telefono, Internet, ecc.).

Divieto di avvicinarsi ai parenti della vittima

Il divieto di avvicinamento, con le stesse modalità di cui sopra, può essere disposto anche a beneficio dei parenti, dei congiunti o dei conviventi della vittima, quando occorre tutelarli da pericolose ritorsioni dell’autore del reato.

Pertanto, il giudice può proibire all’indagato/imputato di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dai congiunti della vittima, oppure di mantenere la distanza da loro.

Divieto di avvicinamento: deve essere indicata la distanza?

Secondo la Corte di Cassazione [1], l’ordinanza con cui il giudice ordina all’imputato di non avvicinarsi alla vittima deve specificamente indicare la distanza minima da rispettare.

Nel caso di specie, ad esempio, il giudice aveva stabilito di mantenere la distanza di almeno 300 metri dall’abitazione della vittima e della madre di quest’ultima.

Secondo la Suprema Corte, quando il giudice dispone il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, deve avere cura di indicare quali siano questi posti che sono “off-limits” per l’imputato.

In altre parole, il giudice non può limitarsi a stabilire genericamente che il soggetto non deve avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ma deve specificare quali siano questi posti.

Secondo la Corte di Cassazione, dunque, la misura cautelare del divieto di avvicinamento «richiede l’indicazione specifica e dettagliata dei luoghi determinati ai quali il ricorrente non si deve avvicinare, non essendo sufficiente precludere l’accesso a qualunque luogo in cui la vittima si trovi».

In sintesi, gli Ermellini hanno stabilito che il giudice deve sempre indicare:

  • la distanza minima da rispettare nel caso di divieto di avvicinamento alla vittima;
  • i luoghi a cui il destinatario dell’ordinanza restrittiva non può avvicinarsi.

Divieto di avvicinamento: c’è una distanza minima?

La legge non stabilisce una distanza minima da rispettare nel caso di divieto di avvicinamento: è il giudice a determinarla in base alle esigenze concrete del caso specifico.

Da tanto deriva che la distanza da mantenere nel caso di divieto di avvicinarsi alla vittima o ai luoghi da questa frequentati deve essere stabilita dal giudice in ragione del grado di tutela che si intende offrire alla persona offesa.

Allo stesso tempo, però, il giudice non può stabilire una distanza minima che limiti eccessivamente la libertà personale dell’imputato, soprattutto se, ad esempio, quest’ultimo ha specifiche esigenze, ad esempio lavorative.

In sintesi, il giudice, nel determinare la distanza minima da mantenere nei confronti della vittima, deve bilanciare le esigenze di protezione della persona offesa con l’interesse dell’imputato a potersi muovere per soddisfare i propri bisogni.


note

[1] Cass., sez. un., sent. n. 39005/2021.


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