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Figli non riconosciuti: spetta il danno morale

22 Luglio 2014 | Autore:
Figli non riconosciuti: spetta il danno morale

Diritto del figlio all’autonomo risarcimento per la sofferenza provocata dal mancato riconoscimento da parte del genitore.

 

L’assenza di un genitore nella vita dei figli non può che portare inevitabili ripercussioni (complessi di inferiorità, stati depressivi, problemi di socializzazione, ecc) derivanti dalla privazione affettiva e dalla consapevolezza dei giovani di non essere mai stati accolti e curati da chi, invece, avrebbe dovuto accompagnargli in ogni passo della crescita.

I figli hanno diritto a vedersi risarcito, da parte del genitore che non abbia inteso riconoscerli, il danno provocato da questa sofferenza: si tratta del cosiddetto danno endofamiliare [1], cioè quello derivante dal comportamento illecito di un congiunto e commesso in violazione di obblighi scaturenti, ad esempio, dal proprio ruolo di coniuge o di genitore.

Quando, infatti, il danno provocato al familiare riguardi diritti costituzionalmente garantiti (come, ad esempio, quello della prole al mantenimento) [2] e derivi da una condotta grave – commessa con colpa o specifica volontà – esso è risarcibile anche  di fuori dello specifico processo riguardante le questioni familiari (quale, ad esempio, una domanda di separazione con addebito o quella diretta a ottenere una dichiarazione giudiziale di paternità).

È quanto affermato dalla Cassazione [3] in una interessante pronuncia.

In essa i giudici ricordano, in primo luogo, che gli obblighi di entrambi i genitori (di mantenimento, cure, educazione e istruzione della prole) [4] sorgono sin dalla nascita dei figli e non vengono meno quando il figlio sia riconosciuto da un solo genitore, per il periodo che precede la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità.

La Suprema Corte, inoltre, fa un’importante precisazione: anche quel genitore che abbia avuto tutti i segnali per sospettare di avere un figlio (come, ad esempio, venire a sapere che, poco tempo dopo la relazione con una donna, questa abbia messo al mondo un bambino) e li abbia, tuttavia, ignorati, non è esentato da responsabilità.

In tal caso, precisano i giudici, egli avrebbe il dovere di richiedere una specifica indagine tecnica (analisi ematiche o genetiche) diretta ad accertare il rapporto di filiazione.

La sentenza della Cassazione si muove in armonia con numerose altre pronunce [5] che hanno sempre mostrato una linea dura nei confronti di quei genitori (specie i padri) che non hanno inteso riconoscere i propri figli; infatti, il riconoscimento di un figlio (costretto da una dichiarazione del Tribunale) ha sempre comportato l’obbligo di un genitore al rimborso delle spese sostenute dall’altro per crescere il bambino fino alla data del riconoscimento.

La Suprema Corte, però, aggiunge qualcosa in più: anche i padri apparentemente inconsapevoli o – potremmo dire – colposamente inconsapevoli, non possono invocare l’esonero dalle proprie responsabilità di genitori e sono tenuti a risarcire, oltre ai danni patrimoniali provocati dal mancato riconoscimento, anche quelli morali.

La vicenda

Nello specifico, i giudici – non potendo stabilire con certezza il danno subìto da due figli non riconosciuti dal padre – hanno quantificato, in un importo equitativo (cioè stabilito in base al loro libero apprezzamento) di 300mila euro complessivi, il danno morale subito dai giovani.


note

[1] La violazione dell’atto illecito non viene sanzionata solo in base delle regole del diritto di famiglia in quanto, di fronte alla lesione di diritti primari dell’individuo, sussistono gli estremi dell’illecito civile, per il quale è possibile intraprendere un’autonoma azione ai sensi dell’’art. 2043 cod. civ. (secondo cui “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”).

[2] Art. 30 Cost.

[3] Cass. sent. n. 26205 del 21.11.13.

[4] Cfr. art 24 della Carta di Nizza, che stabilisce il diritto dei bambini a “intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al loro interesse”, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che prevede all’art. 5  del settimo Protocollo addizionale che “I coniugi godono dell’uguaglianza di diritti e di responsabilità di carattere civile tra di essi e nelle loro relazioni con i loro figli riguardo al matrimonio, durante il matrimonio ed in caso di suo scioglimento”.

[5] Cass. sent. 5652/12; Trib. Roma, sent. 27.10.11; Trib. Venezia, sent. 30.6.04; Trib. Modena, sent. del 12.9.06.

Autore immagine: 123rf com


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