Diritto e Fisco | Articoli

Versamento contanti su conto corrente senza sanzioni

21 Novembre 2021
Versamento contanti su conto corrente senza sanzioni

Come sfuggire ai controlli del Fisco: la presunzione di evasione fiscale dell’Agenzia delle Entrate. 

È possibile effettuare un versamento di contanti sul conto corrente senza sanzioni? A differenza di quanto avviene per i prelievi, per legge ogni versamento sul conto corrente è potenzialmente soggetto ai controlli dell’Agenzia delle Entrate, a prescindere dall’attività svolta dal contribuente (sia quindi che si tratti di imprenditori, professionisti, lavoratori dipendenti, pensionati, giovani o disoccupati). 

Proprio da tale controllo deriva il rischio di un accertamento fiscale. Conoscere perciò le regole che disciplinano il diritto tributario italiano può servire a prevenire brutte sorprese. Semmai l’ufficio delle imposte dovesse infatti contestare un’irregolarità, il contribuente si troverebbe non solo a versare imposte e sanzioni ma, in caso di inadempimento, a fare i conti con la famigerata cartella esattoriale. Di qui la possibilità di un pignoramento dello stipendio, del conto corrente o, nella peggiore delle ipotesi, della casa. Ecco perché è bene sapere come effettuare un versamento contanti su conto corrente senza sanzioni. 

Proveremo pertanto a fornire alcune spiegazioni pratiche e semplici qui di seguito.

Perché le sanzioni sui versamenti sul conto corrente?

Detto in parole molto semplici, i versamenti di contanti e i bonifici in entrata sul conto corrente si presumono come guadagnati in “nero”, salvo che il correntista li dichiari, ossia ne riporti l’importo nella dichiarazione dei redditi e, di conseguenza, ci paghi le tasse. 

Quindi, il Fisco può ritenere in automatico che tutto ciò che “entra” sul conto ma che non è presente nella dichiarazione dei redditi sia frutto di evasione fiscale. Il contribuente è già in torto. E se è in torto subisce un accertamento con conseguente obbligo di pagamento di tasse e sanzioni su tale importo. A meno che non si difenda.

Proviamo ora a spiegare, in termini più tecnici, ciò che abbiamo appena illustrato in modo semplice.

L’articolo 32 del Testo Unico delle imposte sui redditi pone una presunzione a favore dell’Agenzia delle Entrate e contraria al contribuente: ogni accredito sul conto corrente bancario o postale (sia esso derivante da un versamento di contanti o da un bonifico ricevuto da terzi) si presume essere frutto di un reddito imponibile. Come tale, esso va riportato nella dichiarazione dei redditi. Ma se nella dichiarazione dei redditi non v’è traccia di tale importo, allora scatta un accertamento fiscale. Da ciò consegue poi il recupero a tassazione delle imposte non versate e l’applicazione delle sanzioni sul presunto nero. 

Di qui la necessità per il contribuente di difendersi e di dimostrare invece di aver agito correttamente e di non aver sottratto nulla all’Erario. Insomma, l’onere della prova è del contribuente e non del Fisco.

Come difendersi in caso di versamento di contanti sul conto corrente?

Come anticipato, due sono le strategie difensive che può adottare il contribuente nel caso in cui dovesse essere raggiunto da un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate a seguito di versamento di contanti sul conto:

  • dimostrare che la somma versata non era imponibile e, come tale, non andava dichiarata;
  • dimostrare che la somma versata era già stata tassata alla fonte e che pertanto, anche in questo caso, non andava dichiarata. 

Esempi di versamenti non imponibili possono essere le donazioni ricevute dai genitori o da nonni e figli, le donazioni di modico valore da chiunque ricevute, i risarcimenti del danno morale, i rimborsi spese, le vendite di oggetti usati, il ricavato della vendita di una casa (se il prezzo incassato non è superiore a quello a suo tempo pagato per l’acquisto).

Esempi di versamenti già tassati alla fonte possono essere le vincite al gioco o alle scommesse (da parte di agenzie autorizzate dallo Stato), retribuzioni per le quali non vale l’obbligo di accredito diretto sul conto corrente (come per le colf).

Come fare un versamento senza rischiare sanzioni

In caso di versamento sul conto, per non rischiare sanzioni, la via principale è precostituirsi una prova scritta della provenienza del denaro in modo tale da dimostrare che la stessa è appunto non imponibile o già tassata. 

Il documento deve possedere la data certa. La “certificazione” può essere messa da un notaio, dall’Agenzia delle Entrate stessa se si registra l’atto, da un timbro postale (come nel caso in cui si spedisca un atto a sé stesso in modo che sulla busta vi sia la certificazione della data da parte del postino), da una Pec o da una marca temporale.

Attenzione poi a un altro aspetto. Se la somma è superiore ai limiti di tracciabilità del denaro contante (999,99 euro a partire dal 1° gennaio 2022), mettere per iscritto che si è ricevuto un importo superiore a tale tetto in contanti significa ammettere la propria responsabilità. Facciamo un esempio. Se un contribuente dovesse ricevere una donazione di 2mila euro da un amico in contanti e, per evitare un accertamento fiscale, dovesse procedere alla registrazione dell’atto non si salverebbe comunque dalle sanzioni per la violazione della normativa sull’antiriciclaggio. 



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