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Quando denunciare un venditore?

21 Novembre 2021
Quando denunciare un venditore?

Inadempimento, truffa o insolvenza fraudolenta: qual è la differenza? Quando non rispettare un contratto è reato.

Si denuncia chi commette un reato: chi ruba, ad esempio, o chi commette una frode. Ma non adempiere a un contratto, anche se coscientemente e volontariamente, non è reato: si tratta di un semplice illecito civile, sanzionabile tutt’al più con una richiesta di risarcimento del danno da avanzare con una causa ordinaria. Non si può quindi andare dalla polizia o dai carabinieri se non si ottiene ciò che si è pagato in anticipo. 

Esistono però casi in cui l’inadempimento, se programmato in partenza e quindi malizioso, diventa illecito penale. In questi casi, è legittimo sporgere querela. La Cassazione [1] ha spiegato più volte quando denunciare un venditore. Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Quando non adempiere un contratto è reato

Si possono configurare due reati a carico di chi non adempie un contratto:

  • truffa;
  • insolvenza fraudolenta.

La truffa (art 640 Cod. pen.) si verifica in presenza di una condotta volta a trarre in inganno la controparte con artifici o raggiri. Il venditore deve quindi mascherare la realtà con delle finzioni in modo da far cadere in errore l’acquirente. È il caso di chi finga di essere titolare di un negozio facendosi consegnare dei soldi come anticipo o di chi mette online un sito Internet per la vendita di orologi di cui però non ha la disponibilità. 

L’insolvenza fraudolenta si verifica invece quando una persona contrae un’obbligazione con il proposito sin dall’inizio di non adempiere perché non ne ha le possibilità, ma nascondendo ciò alla controparte. Si pensi a un venditore che, sull’orlo del fallimento, incassi un acconto da un cliente facendogli credere che effettuerà l’ordine dal fornitore quando invece quest’ultimo ha già presentato nei suoi riguardi la dichiarazione di fallimento. Ed è ancora truffa quando una persona prometta di vendere un prodotto a un soggetto, facendogli vedere le foto, ed invece poi gliene spedisce un altro, completamente diverso o contraffatto. 

La differenza tra truffa e insolvenza fraudolenta è dunque chiara: la truffa scatta quando la frode è attuata simulando circostanze e condizioni non vere, ossia con “artifici o raggiri”, modificando la realtà materiale per indurre in errore il cliente. L’insolvenza fraudolenta si verifica invece se è stato unicamente, ma dolosamente, mascherato il proprio stato di insolvenza ossia di incapacità economica di adempiere. 

Il fatto invece di non voler semplicemente adempiere a un contratto quando se ne ha la possibilità non è reato. Si pensi al venditore che, litigando con l’acquirente per i dettagli sulla consegna del prodotto, non glielo spedisca più così rendendosi inadempiente.

Quando denunciare il venditore?

Per denunciare il venditore bisogna avere le prove della truffa o dell’insolvenza fraudolenta. Diversamente, si rischia di vedersi archiviare la propria querela perché il pubblico ministero potrebbe ritenere che si tratti di semplice inadempimento contrattuale. 

È vero che le dichiarazioni della vittima, nel processo penale, possono essere assunte a prova testimoniale, ma servirà più di un elemento per giungere a una condanna. Si potrebbero utilizzare le email, lo scambio di messaggi, anche una registrazione di una conversazione (telefonica o di persona).

Insomma, non è così facile denunciare il venditore. Sicché, quando ciò risulti impossibile, l’unica tutela potrà essere quella del giudizio civile: la risoluzione del contratto, la condanna alla restituzione delle somme incassate e – se vi è prova di un danno materiale o morale – il risarcimento. A tal fine, però, la vittima deve anticipare le spese del giudizio e, di certo, per piccoli importi, l’azione legale potrebbe non essere conveniente. 


note

[1] Cass. pen., sez. II, 18 novembre 2021, n. 42407

Autore immagine: depositphotos.com


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