Diritto e Fisco | Articoli

Cosa rischia chi non lascia l’immobile del convivente?

4 Dicembre 2021
Cosa rischia chi non lascia l’immobile del convivente?

Voglio che la mia ex compagna esca di casa mia, visto che ormai è da più di un anno che ci siamo lasciati e che le ho chiesto di trovare un’abitazione diversa dalla mia. Posso presentare un esposto? 

L’esposto da Lei preparato potrebbe sicuramente sortire un effetto deterrente per la signora, spingendola a lasciare, sua sponte, la casa.

Il secondo comma dell’art. 614 del Codice penale prevede fino a tre anni di reclusione per chiunque occupi abusivamente privata dimora, nonché chiunque si insedia clandestinamente o ingannando il proprietario. Se il fatto viene commesso con violenza, la pena aumenta fino a cinque anni.

Ovviamente, sarebbe necessario far pervenire alla stessa donna copia della querela presentata ai Carabinieri perché, nella denegata ipotesi in cui dovessero archiviare il caso immediatamente, lei comunque non verrebbe a sapere della denuncia per tempo, con i fini deterrenti che si auspicano.

Tuttavia, l’azione corretta per ottenere lo sgombero dei locali è quella civile di rilascio. Difatti, la Cassazione ha stabilito che «la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto, basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità. Conseguentemente, l’estromissione violenta o clandestina del convivente dall’unità abitativa, compiuta dal partner, giustifica il ricorso alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio nei confronti dell’altro quand’anche il primo non vanti un diritto di proprietà sull’immobile che, durante la convivenza, sia stato nella disponibilità di entrambi» (Cass. Sent. 7214/2013).

Pertanto, non essendo possibile cambiare la serratura e lasciare fuori l’ex convivente (si commetterebbe il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni), occorrerà dapprima inviare un’intimazione, tramite legale, con la quale si intima il rilascio dell’immobile con un congruo termine di preavviso (trenta giorni).

Se quell’intimazione dovesse risultare infruttuosa, allora sarebbe necessaria l’azione civile di rilascio, con la quale si chiede al giudice di emettere un provvedimento che comandi alla controparte il rilascio dell’immobile.

Con il provvedimento del giudice, nel caso la donna non dovesse collaborare, allora potrebbe richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per il rilascio coattivo.

Tenga conto che dopo l’intimazione e prima dell’azione civile sarà necessaria una procedura obbligatoria di mediazione, in quanto prevista dalla legge.

Solo una precisazione con riguardo alla querela: nelle richieste di avviso archiviazione, la domanda deve essere rivolta all’autorità giudiziaria e non ai Carabinieri.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube