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Quanto si paga per cambiare il nome?

7 Febbraio 2022 | Autore:
Quanto si paga per cambiare il nome?

Il cittadino italiano, che per motivi rilevanti vuole cambiare nome, deve seguire una specifica procedura dinanzi al Prefetto sostenendo un costo assai contenuto.

Il Codice civile dispone che ogni persona ha diritto al nome che le è attribuito per legge [1]. Tale diritto si acquista al momento della nascita ed in base al rapporto di filiazione, basandosi sugli atti di nascita e di battesimo. Il nome, però, in alcuni casi, può diventare fonte di imbarazzo per colui che lo porta. Pensa al caso in cui il nome accostato al cognome diventa ridicolo (vedi Chiappa Rosa, Felice Della Sega, Pepe Rina, Pizza Margherita). In tale ipotesi, il soggetto può decidere di cambiarlo. Altresì, può decidere di cambiarlo quando voglia nascondere le proprie origini naturali, quando suscita vergogna oppure per motivi diversi dai precedenti (doppio nome o presenza della virgola tra i due nomi nelle persone nate prima del 2000). Ma quanto si paga per cambiare il nome?

I costi da sostenere per cambiare nome sono decisamente esigui e la procedura da intraprendere è quella prevista dal Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile (DPR n. 396/2000), così come modificato dal DPR n. 54/2012.

Più precisamente, detta procedura si applica per: cambiare il nome o aggiungere al proprio nome un altro nome; cambiare cognome o aggiungere al proprio un altro cognome; cambiare il nome o il cognome perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale o per motivi diversi da quelli suindicati.

La richiesta di cambiare il nome deve rivestire carattere eccezionale ed è ammessa esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e da significative motivazioni.

Chi può cambiare il nome?

Solo un cittadino italiano può cambiare il nome. L’istanza può essere presentata anche da:

  1. un cittadino italiano nato e residente all’estero;
  2. un cittadino italiano residente all’estero;
  3. un cittadino italiano nato all’estero ma residente in Italia.

Cambio di nome: a chi e come si presenta l’istanza?

Competente a decidere sul cambio di nome è il Prefetto della Provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.

All’uopo, il soggetto interessato deve presentare un’apposita istanza in bollo nella quale vanno indicate:

  • le ragioni per le quali intende procedere al cambio di nome;
  • le modificazioni che desidera apportare al nome ovvero il nome nuovo che vuole assumere.

La domanda può essere:

  • presentata personalmente presso gli uffici della Prefettura competente. In tal caso, deve essere sottoscritta dal richiedente in presenza del dipendente addetto a riceverla;
  • spedita per posta, preferibilmente con raccomandata a/r;
  • inviata per posta elettronica certificata all’indirizzo della Prefettura rintracciabile sul sito istituzionale della stessa.

Per i minori la domanda deve essere redatta da entrambi i genitori.

All’istanza va allegata la dichiarazione sostitutiva di certificazione, sottoscritta dal richiedente, attestante il luogo e la data di nascita, la residenza, lo stato di famiglia e la cittadinanza ovvero i relativi certificati. Altresì, va allegata ogni documentazione utile a sostegno della domanda e una fotocopia del documento di riconoscimento del richiedente.

Se l’istanza è presentata da un cittadino residente all’estero, viene inoltrata per il tramite dell’autorità consolare al Prefetto del luogo di ultima residenza in Italia e cioè del Comune di iscrizione all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero).

Se il richiedente non ha mai avuto residenza in Italia perché è nato all’estero, competente a provvedere sulla istanza sarà ugualmente il Prefetto della Provincia in cui è situato il Comune di iscrizione all’Aire dell’interessato.

Qual è la procedura per cambiare il nome?

Una volta inoltrata la domanda, spetta al Prefetto esaminarla attentamente, assumendo, eventualmente, le dovute informazioni. Si tratta di un giudizio discrezionale circa la fondatezza delle ragioni addotte dal richiedente.

Il Prefetto, esperita l’istruttoria di rito, se ritiene la domanda meritevole di essere presa in considerazione, autorizza con suo decreto l’istante a far affiggere all’albo pretorio del Comune di nascita e del Comune di residenza attuale, un avviso contenente il sunto della domanda.

L’affissione ha durata di trenta giorni consecutivi e deve risultare dalla relazione del responsabile fatta in calce all’avviso.

Se l’interessato:

  1. è nato ed è residente all’estero, l’affissione va effettuata solo all’albo dell’ufficio consolare nella cui circoscrizione il richiedente risiede;
  2. è residente all’estero, ma è nato in Italia, l’affissione va effettuata oltre che nell’albo dell’ufficio consolare anche all’albo pretorio del Comune di nascita;
  3. è nato all’estero ma risiede in Italia, l’affissione va effettuata solo all’albo pretorio del Comune italiano di residenza.

Con il decreto con cui si autorizzano le affissioni, si può prescrivere che il richiedente notifichi a determinate persone, eventualmente interessate al cambiamento richiesto, il sunto della domanda.

Quanto si paga per cambiare il nome?

Cambiare nome non comporta costi eccessivi. Basta, infatti, una marca da bollo da 16 euro da apporre sull’istanza.

Se la domanda viene inoltrata alla Prefettura competente a mezzo raccomandata a/r, bisogna anche considerare le spese di spedizione.

È possibile opporsi al cambiamento di nome?

Chiunque ha interesse al cambiamento del nome, può opporsi alla domanda purché rispetti il termine di trenta giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione.

L’opposizione si propone mediante la notifica di un apposito atto al Prefetto.

Se il predetto termine di trenta giorni decorre senza che sia stata proposta opposizione, il richiedente presenta alla Prefettura competente una copia dell’avviso con la relazione che attesta l’eseguita affissione e la sua durata oltre alla prova delle eseguite notificazioni quando queste sono state prescritte.

Accertata la regolarità delle affissioni e valutate le eventuali opposizioni proposte, il Prefetto emana il decreto di concessione al cambiamento del nome richiesto.

Il decreto di concessione, nell’ipotesi in cui siano state presentate opposizioni, va notificato, a cura del richiedente, agli opponenti. Altresì, va trascritto e annotato, a cura dell’interessato, nei registri di stato civile.

Contro il provvedimento del Prefetto è ammesso ricorso giurisdizionale al Tar entro sessanta giorni dalla notifica ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro centoventi giorni dalla notifica.


note

[1] Art. 6 cod. civ.


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