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Agevolazione prima casa nel luogo di lavoro in caso di dimissioni

21 Novembre 2021
Agevolazione prima casa nel luogo di lavoro in caso di dimissioni

Che succede a chi cambia lavoro, per licenziamento o volontarie dimissioni, se ha comprato in quel luogo un’abitazione col bonus prima casa?

Un nostro lettore ha acquistato un immobile con il bonus prima casa nel luogo ove svolge l’attività lavorativa. Ci chiede cosa rischierebbe se, prima di cinque anni dal rogito, dovesse decidere di cambiare lavoro. La domanda è dunque la seguente: si perde l’agevolazione prima casa nel luogo di lavoro in caso di dimissioni? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Come noto, il bonus prima casa spetta non solo a chi è residente nel Comune ove si trova l’immobile acquistato ma anche a chi, pur non essendovi residente, vi svolge la propria attività lavorativa. 

Devono comunque sussistere tutti gli altri requisiti richiesti dalla legge. In particolare, il contribuente non deve essere proprietario di altra abitazione nello stesso Comune ove si trova quello da acquistare (diversamente, va veduta o donata prima del rogito), né di altra abitazione, ovunque situata in Italia, per la quale si sia in precedenza usufruito del bonus prima casa (diversamente, l’immobile precedente va venduto o donato entro 12 mesi dal nuovo acquisto).

In secondo luogo, l’abitazione non deve essere di lusso ossia accatastata nelle categorie A/1, A/8 o A/9.

Il contribuente deve poi fissare la residenza nel Comune ove si trova l’immobile entro 18 mesi dal rogito. Tuttavia, se manca il requisito della residenza, l’agevolazione spetta anche per l’immobile ubicato nel Comune di lavoro. Tale requisito deve sussistere al momento dell’acquisto e non è necessario mantenerlo in seguito.

Sicché, in caso di dimissioni o, a maggior ragione, di licenziamento successivo all’acquisto agevolato, il contribuente non rischia la revoca del bonus prima casa. 

In altri termini, è ben possibile cambiare lavoro una volta acquistata l’abitazione con il bonus prima casa nel luogo del lavoro. Non importa se le dimissioni, a differenza del licenziamento, sono un atto volontario. Nulla impedisce al contribuente, magari dopo solo qualche mese dall’atto di acquisto agevolato, di dare le dimissioni dal lavoro che aveva giustificato l’ottenimento del bonus. E ciò a maggior ragione nel caso di licenziamento, trattandosi di un evento che non dipendente dalla volontà del contribuente. 

Si tenga tuttavia presente che, anche in questo caso, resta il divieto di vendere l’immobile prima di 5 anni, divieto che viene meno se il contribuente, entro l’anno successivo, acquista una nuova casa, da destinare ad abitazione, la quale si deve trovare nel luogo ove questi sia residente oppure ove abbia la nuova sede di lavoro. 

In altri termini, il dipendente che si dimette dal lavoro o viene licenziato e che in quel Comune aveva acquistato un immobile con il bonus prima casa ha due alternative:

  • o mantenere la proprietà di detto immobile per almeno 5 anni dal rogito;
  • oppure venderlo ed entro l’anno successivo acquistare una nuova casa nel luogo ove è residente o dove ha la nuova sede di lavoro.

Se dovesse venire meno uno dei predetti requisiti scatterebbe la revoca del bonus prima casa. In tale ipotesi, l’Agenzia delle Entrate recupererà a tassazione le imposte risparmiate dal contribuente all’atto dell’acquisto applicando le sanzioni pari al 30% di tale importo. 

Si ricorda infine che il bonus prima casa comporta (per chi compra da un’azienda) l’applicazione dell’Iva al 4% anziché al 10% o (per chi compra da privato) l’applicazione dell’imposta di registro al 2% anziché al 9%. Chiaramente, nel caso in cui il contribuente dovesse decadere dal bonus, dovrebbe versare la differenza tra l’imposta risparmiata e quella dovuta normalmente, più le sanzioni. 



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