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Truffa processuale: cos’è?

8 Febbraio 2022 | Autore:
Truffa processuale: cos’è?

Ingannare il giudice mentendo o producendo documenti falsi è reato? In quali casi scatta la frode ai danni della giustizia?

La truffa è un reato, e su questo non ci piove. Chi raggira un’altra persona per ingannarla e arricchirsi a suo danno rischia la reclusione da sei mesi a tre anni. Chiunque può essere vittima di una truffa: il semplice cittadino, un pubblico ufficiale, un parente, un amico, ecc. Può essere truffato anche un giudice mentre è in udienza, in modo da ingannarlo e portarlo a emettere una sentenza sbagliata? Cos’è la truffa processuale?

Con questo articolo ci occuperemo di questa particolare condotta, molto discussa sia dagli esperti del diritto che dalla giurisprudenza. In pratica, la questione può così essere riassunta: se una persona, in qualsiasi tipo di giudizio (civile, penale, amministrativo, ecc.), inganna il giudice, ad esempio facendogli credere qualcosa che in realtà è falsa e inducendolo così ad adottare una decisione ingiusta, commette reato? Si pensi al testimone che, mentendo, fuorvia il magistrato, oppure al perito di parte che presenta uno scritto in cui attesta delle falsità. In casi del genere, si può incorrere in truffa processuale? Vediamo.

Truffa: quando è reato?

Per legge (art. 640 Cod. pen.), commette il reato di truffa chi raggira un’altra persona per ottenere un ingiusto vantaggio.

Truffatore è dunque colui che mette su una messinscena soltanto per ingannare la vittima e così ottenere da lei qualcosa che gli interessa, come un bene o una somma di denaro.

Ad esempio, scatta il reato di truffa a carico di chi si fa dare del denaro da una persona anziana fingendo di essere un amico del nipote che si trova in difficoltà.

Ugualmente, commette truffa chi ottiene l’apertura di un conto corrente bancario fornendo delle generalità false [1].

Truffa processuale: è reato?

La truffa processuale consisterebbe nell’ingannare la giustizia al fine di farla giungere a conclusioni sbagliate, con ingiusto vantaggio da parte di chi beneficia del provvedimento errato.

Detto in parole più semplici, si avrebbe truffa processuale quando si raggira il giudice il quale, indotto in errore, pronuncia una sentenza ingiusta. Si pensi al testimone che, mentendo, fa assolvere l’imputato, con conseguente danno per la persona offesa.

La truffa processuale è dunque reato? Secondo la giurisprudenza, no. La Corte di Cassazione ha più volte escluso che la condotta di una delle parti processuali (attore, convenuto, imputato, ecc.) o di una delle persone che entra a far parte del processo (il testimone, il perito, ecc.) possano integrare il reato di truffa.

Secondo la Suprema Corte [2], in tema di truffa, pur non esigendosi l’identità tra la persona indotta in errore e quella che subisce conseguenze negative per effetto dell’inganno, va escluso il reato nel caso in cui il soggetto indotto in errore sia un giudice che, sulla base di una testimonianza falsa, abbia adottato un provvedimento ingiusto.

In pratica, il giudice non può essere truffato nell’esercizio delle proprie funzioni, cioè quando si trova in udienza e deve decidere del caso che ha davanti.

Ciò significa che, se il giudice adotta una sentenza sbagliata per via del falso di uno dei testimoni o del perito, oppure a causa delle memorie difensive dell’avvocato, non potrà essere sporta querela per truffa processuale.

Al limite, potrà impugnarsi la decisione sfavorevole e sporgere denuncia nei confronti del testimone per falsa testimonianza oppure del consulente tecnico d’ufficio per falsa perizia.

Frode processuale: cos’è?

Il fatto che non esista la truffa processuale non significa che ogni condotta volta a raggirare la giustizia sia lecita.

Per legge (art 374 Cod. pen.), commette il reato di frode processuale chi, al fine di trarre in inganno il giudice oppure il perito, modifica lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone. La pena è la reclusione da uno a cinque anni.

La frode processuale consiste quindi nell’alterazione della realtà preesistente al fine di trarre in inganno l’autorità giudiziaria o il perito da questa nominato (il Ctu, in pratica).

La norma non dice in cosa debba consistere questa modificazione: da tanto consegue che potrà commettere il reato di frode processuale chiunque apporti il mutamento predetto, a prescindere dalle concrete modalità. Facciamo un paio di esempi.

Caio cita in giudizio Tizio per i rumori provenienti dal suo bar. Il giudice ordina a un perito di effettuare una consulenza tecnica per valutare l’entità delle immissioni sonore. Tizio, per evitare che la perizia possa inchiodarlo, modifica il suo locale insonorizzandolo. Quando il perito si presenterà, troverà a sua insaputa una situazione radicalmente mutata rispetto a quella iniziale, con conseguente esito sfavorevole per Caio.

Paolo ha fatto ricorso per ottenere l’indennità di accompagnamento. Per aggravare le proprie condizioni in vista della visita del Ctu nominato dal giudice, decide di assumere dei medicinali che provocano un temporaneo peggioramento della sua salute.

La frode processuale è un reato di pericolo concreto: ciò significa che il delitto scatta per il semplice fatto di aver modificato i luoghi, le persone o le cose oggetto di analisi da parte dell’autorità giudiziaria, anche se poi il giudice o il perito non dovesse cadere nell’inganno.

In altre parole, per aversi frode processuale è sufficiente aver commesso un’alterazione idonea a trarre in inganno anche se poi, concretamente, il piano criminoso dovesse fallire.

Truffa processuale: quando è reato?

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo dire che la truffa processuale è reato (e assume così il nome di frode processuale) solo quando consiste nel modificare lo stato di luoghi, cose o persone, al fine di trarre in inganno l’autorità giudiziaria.


La truffa processuale è reato (e assume così il nome di frode processuale) solo quando consiste nel modificare lo stato di luoghi, cose o persone, al fine di trarre in inganno l’autorità giudiziaria.

note

[1] Cass., sent. n. 35590/2019.

[2] Cass., sent. n. 27004 del 14 luglio 2021.

Autore immagine: canva.com/


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