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Polizia: quando può mettere le manette?

9 Febbraio 2022 | Autore:
Polizia: quando può mettere le manette?

Quando si possono usare dispositivi di costrizione nei confronti di persone detenute, arrestate, fermate o in condizione di restrizione della libertà personale?

Film e telefilm ci hanno abituato a poliziotti che fanno un uso piuttosto disinvolto delle manette: ogni perquisizione, ispezione o inseguimento finisce inevitabilmente con qualcuno bloccato e arrestato. In realtà, la legge consente l’utilizzo di questi strumenti soltanto in casi particolari. Quando la polizia può mettere le manette?

Come vedremo nel prosieguo, l’uso di dispositivi per bloccare i polsi di un individuo è limitato a circostanze precise: le forze dell’ordine non possono ammanettare a proprio piacimento, né brandire questi strumenti per intimidire le persone, magari per ottenere informazioni utili per il prosieguo delle indagini. Insomma: quando la polizia può mettere le manette? Scopriamolo insieme.

Quando la polizia può ammanettare?

L’impiego delle manette è obbligatorio solo in alcuni casi determinati.

La legge [1] stabilisce che l’uso delle manette ai polsi è obbligatorio solo quando bisogna accompagnare da un luogo a un altro soggetti detenuti, internati, fermati, arrestati o comunque in condizione di restrizione della libertà personale. Si tratta delle cosiddette “traduzioni”, cioè dell’accompagnamento coattivo di una persona la cui libertà personale è momentaneamente limitata. Si pensi ad esempio alla persona arrestata che deve essere condotta in questura, oppure al detenuto che deve essere accompagnato in udienza dalla polizia.

La condizione di persona arresta, fermata o detenuta non è però sufficiente: la legge dice che la polizia può usare le manette solo quando lo richiedono la pericolosità del soggetto, il pericolo di fuga o circostanze ambientali che rendono difficile la traduzione. In tutti gli altri casi, l’uso delle manette ai polsi o di qualsiasi altro mezzo di coercizione fisica è vietato.

In pratica, la polizia può usare le manette solo se il soggetto arrestato, fermato o detenuto possa creare problemi, magari perché particolarmente aggressivo oppure perché in passato ha già tentato la fuga.

Ugualmente, l’uso delle manette è legale se c’è la possibilità concreta che la traduzione, cioè lo spostamento da un posto a un altro, possa essere ostacolata da altre persone: si pensi ai familiari dell’arrestato che cercano di intromettersi per favorirne la fuga.

La legge peraltro specifica che la valutazione della pericolosità del soggetto o del pericolo di fuga è compiuta, all’atto di disporre la traduzione, dall’autorità giudiziaria o dalla direzione penitenziaria competente, le quali dettano le conseguenti prescrizioni.

Diverso è il caso delle traduzioni collettive, cioè dell’accompagnamento coattivo di più persone arrestate, fermate o detenute: in questa circostanza, è sempre obbligatorio l’uso di manette modulari multiple (cioè, unite tra loro da un cavo).

In sintesi, per legge la polizia può usare le manette solo:

  • in caso di arresto in flagranza di reato;
  • per eseguire un fermo di persona gravemente indiziata di delitto;
  • in caso di persona già detenuta;
  • per eseguire un’ordinanza del giudice restrittiva della libertà personale (come ad esempio quella che dispone la custodia in carcere) oppure una sentenza definitiva.

In ipotesi del genere, bisogna usare le manette solo se le persone sopra indicate sono pericolose o c’è pericolo di fuga, e solo per effettuare una traduzione, cioè uno spostamento da un luogo a un altro.

È comunque legale l’uso delle manette se la persona arrestata o fermata, pur non dovendo essere immediatamente trasportata, minacci l’incolumità degli agenti oppure mostri l’intenzione di darsi alla fuga.

Quando la polizia può mettere le manette: esempi

Chiarito cosa dice la legge a proposito dell’uso delle manette da parte della polizia, facciamo ora alcuni semplici esempi che rendano chiaro quanto detto sinora.

La polizia può ammanettare la persona arrestata perché colta in stato di flagranza di reato. Si pensi ad esempio al ladro che fugge dalla finestra dopo aver compiuto un furto in abitazione: le forze dell’ordine possono legittimamente inseguirlo e, una volta raggiunto, mettergli le manette se fa resistenza all’arresto.

La polizia può usare le manette anche in caso di fermo ordinato dal pubblico ministero (pm) nei riguardi di una persona gravemente indiziata di aver commesso un reato e per la quale c’è il concreto pericolo che si dia alla fuga. Anche in questa circostanza, l’impiego delle manette è subordinato alla pericolosità del soggetto o a un concreto pericolo di fuga.

La polizia penitenziaria può usare le manette quando deve trasportare un detenuto dal carcere ad altro luogo, come ad esempio in ospedale per un controllo medico, in tribunale per consentirgli di assistere all’udienza del processo a suo carico oppure in un altro penitenziario.

La polizia può mettere le manette per trasportare la persona arrestata in caserma o in questura, oppure per condurla davanti al pm per l’interrogatorio di garanzia. Le manette possono essere usate anche durante le operazioni “burocratiche” che seguono l’arresto (redazione del verbale, telefonata all’avvocato, ecc.), se il soggetto dimostra di essere pericolo o di voler fuggire.

Ancora, la polizia può usare le manette nei confronti della persona verso la quale occorre eseguire un’ordinanza cautelare disposta dal giudice, in genere, dal gip  (giudice per le indagini preliminari), che prevede la limitazione della libertà personale. Si pensi ai carabinieri che si recano in una casa per condurre in carcere una persona sospettata di aver commesso un grave reato.

Infine, la polizia può mettere le manette alla persona nei confronti dei quali deve essere eseguita una sentenza diventata definitiva: in questo caso, infatti, il condannato deve essere portato in carcere.


note

 [1] Art. 42-bis, l. n. 354/75.

Autore immagine: canva.com/


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