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Chi paga le utenze per un comodato d’uso?

21 Novembre 2021
Chi paga le utenze per un comodato d’uso?

Ripartizione spese comodato: chi deve pagare le bollette e le spese condominiali?

Un nostro lettore ci chiede chi paga le utenze per un comodato d’uso: nell’ipotesi in cui sia stato stipulato un comodato tra il proprietario e l’utilizzatore come si ripartiscono le spese?

La regola generale lascia le parti libere di concordare quali oneri ricadano sul comodatario e quali no. Quindi, la prima cosa da fare è consultare il contratto e verificare quale sia stato il regime prescelto dalle parti. 

Il problema si verifica solo quando il contratto non stabilisce chi paga le utenze per un comodato d’uso. In tal caso, bisogna rifarsi a quanto prescrive la legge. Di tanto parleremo qui di seguito.

Il comodante può addebitare le spese delle utenze sul comodatario?

Partiamo dal principio che il comodato è un contratto essenzialmente gratuito: significa che, a fronte della disponibilità del bene, non si deve pagare nulla. «Gratuità» significa che non deve essere corrisposto un canone mensile come invece avviene nel contratto di affitto. Questa disposizione però è ben compatibile con la previsione di oneri in capo al comodatario come, ad esempio, la ristrutturazione del bene o il rifacimento di alcune sezioni dello stesso.

Secondo la Cassazione è altresì possibile, nel comodato, prevedere un modesto onere economico a carico del comodatario. Non deve trattarsi di una vera e propria controprestazione, di un prezzo: diversamente, si tratterebbe di un affitto. Deve allora essere una sorta di “rimborso spese” o di indennizzo [1]. 

Secondo la Corte Suprema, ciò che più conta per distinguere un comodato da una locazione è l’entità di tale corrispettivo [2]: tanto maggiore esso è, tanto superiore sarà il sospetto che, dietro il comodato, si nasconda una locazione vera e propria (con tutti gli obblighi che ne derivano sia in termini fiscali che civilistici, in termini di durata del contratto e obblighi delle parti).

Questo significa che, se le utenze sono intestate al comodante, ben è possibile che questi imponga al comodatario il rimborso delle spese ad esse collegate per i relativi consumi. 

Se invece le utenze sono intestate al comodatario, non c’è dubbio che sia questi l’unico soggetto tenuto a pagarle in quanto soggetto obbligato con la società fornitrice.

Chi paga le spese per le utenze nel comodato se il contratto non prevede nulla?

Come anticipato, il problema si pone solo quando il contratto di comodato non dispone nulla a riguardo dell’addebito delle spese delle utenze intestate al comodante. In questi casi, ci si può riportare all’articolo 1808 del Codice civile a norma del quale il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa (salvo per quelle straordinarie se necessarie e urgenti). Ne consegue anche che il comodante può chiedere al comodatario il rimborso delle spese ordinarie volte a garantire l’utilizzo dell’immobile tra cui appunto i costi delle utenze e le spese condominiali relative alla gestione ordinaria dell’immobile.

Se il comodatario non adempie a tali obblighi – stabilisce il Codice civile – il comodante può chiedere l’immediata restituzione dell’immobile, oltre al risarcimento del danno.

Ne deriva in sintesi che, salvo diversa previsione nel contratto, il costo delle utenze, siano esse intestate al comodante o al comodatario, gravano sempre su quest’ultimo. 

Che succede se la casa in comodato viene venduta?

Il comodato cessa alla data indicata in contratto o, in mancanza di una data, una volta venuta meno la finalità per la quale il comodato era stato stipulato. Che succede però se, nel frattempo, l’immobile viene venduto o donato? In caso di cessione della casa, il comodatario se ne deve andare o può restare, opponendo il contratto al nuovo proprietario fino alla scadenza in esso indicata? Secondo la Cassazione [3], il contratto di comodato obbliga solo chi lo ha sottoscritto. Pertanto, se il comodante cede l’immobile, il nuovo titolare può mandare via il comodatario. Insomma, il contratto di comodato di immobile, stipulato dal venditore in epoca anteriore al suo trasferimento, non è opponibile all’acquirente del bene, non estendendosi ad esso le norme sulla locazione che prevedono invece la permanenza dell’inquilino. Un eventuale acquirente non può risentire alcun pregiudizio dall’esistenza del rapporto di comodato atteso il suo diritto di far cessare in qualsiasi momento, a suo piacere, il godimento del bene da parte del comodatario e di ottenere la piena disponibilità della cosa.


note

[1] Cass. sent. n. 3.021/2001, n. 8.073 del 2002; n. 787/2020. 

[2] Cass. sent. n. 4976/1997.

[3] Cass. sent. n. 664/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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