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Partita Iva: è sempre obbligatoria?

21 Novembre 2021
Partita Iva: è sempre obbligatoria?

Come aprire una partita Iva e quanto costa? Bisogna aprire la partita Iva anche quando gli affari sono scarsi e i guadagni minimi?

Quando si inizia un business ci si chiede sempre se si possa fare a meno di aprire la partita Iva quando ancora gli affari sono modesti e i guadagni irrisori. Insomma, la partita Iva è sempre obbligatoria? Cerchiamo di fare alcune precisazioni sul punto perché spesso, su tale argomento, si consumano diversi luoghi comuni.

Quando la partita Iva è obbligatoria

La partita Iva è, per legge, obbligatoria tutte le volte in cui l’attività è svolta per professione abituale ancorché non esclusiva (continuativa e professionale), a prescindere dal fatto che sia organizzata prevalentemente con il lavoro vostro o con quello dei vostri collaboratori. 

Il semplice fatto di svolgere un’attività economica per produrre reddito per vivere o per integrare il vostro attuale reddito fa di voi degli imprenditori. 

Non è neanche necessario che il lavoro sia giornaliero, ben potendo essere stagionale o periodico. Così bisognerà avere una partita Iva anche solo per quelle attività svolte durante un mese all’anno, ma costantemente anno per anno. (ciclicamente).

Contrariamente a quanto si crede, la partita Iva è necessaria a prescindere dal volume di affari prodotto. Quindi, anche se guadagnerete poco e concluderete un numero ridotto di contratti dovrete comunque aprire la partita Iva. 

Facciamo qualche esempio. Allestire un sito di e-commerce si considera come un’attività professionale e continuativa a prescindere dal numero di vendite. Ciò perché il sito è sempre online e potenzialmente produttivo di reddito, a prescindere da quanti siano i clienti. Ciò che conta è il fatto che l’attività sia ormai allestita e funzionante. 

Allo stesso modo, chi affitta un camper durante la stagione estiva, anche solo al fine di pagarsi i costi per la manutenzione del mezzo, compie un’attività continuativa e, come tale, richiede la partita Iva.

Non si può invece considerare attività professionale quella di chi, una volta ogni tanto, si reca al mercatino dell’usato per vendere ciò che ha trovato in cantina o in soffitta. In tali ipotesi, non c’è bisogno di partita Iva.

Sfatiamo una credenza popolare: la partita Iva serve solo per chi fa attività d’impresa. Non è così. La partita Iva serve tutte le volte in cui si svolge un lavoro autonomo, sia esso di carattere professionale, imprenditoriale, in forma individuale o societaria. Quindi, in buona sostanza, a meno che non siate lavoratori dipendenti, dovete sempre avere una partita Iva.

Lo svolgimento di un’attività d’impresa o di lavoro autonomo comporta l’acquisizione di una posizione Iva e il conseguente obbligo di assolvere una quantità importante di adempimenti di natura non soltanto formale. 

È falso anche il mito secondo cui l’obbligo di apertura della Partita Iva scatta solo quando il volume di affari supera 5.000 euro lordi l’anno. Questo limite rileva piuttosto quando si tratta di individuare il cosiddetto «lavoro autonomo occasionale» che non rientra nell’attività d’impresa e che pertanto non ha obblighi di previdenza: quindi, non si è tenuti a versare contributi all’Inps se il corrispettivo del lavoro (volume d’affari) è limitato a 5mila euro lordi all’anno e l’attività non deve essere superiore a 30 giorni l’anno, ovvero circa 2,5 giorni al mese. 

Quanto costa aprire la partita Iva?

La particolare riluttanza di molte persone ad aprire una partita Iva sta nel fatto di ritenere che tale adempimento implichi dei costi fissi annuali, costi che potrebbero implicare quindi una riduzione dei guadagni, specie quando questi sono irrisori. 

Vediamo allora quanto costa l’apertura e la tenuta di una partita Iva.

Partiamo dal dire che l’apertura della Partita Iva non ha costi, così come non ci sono costi fissi annuali da sostenere se non quelli dei contributi previdenziali che il titolare di una partita Iva deve sempre sostenere, anche a fronte di assenza di ricavi. A ciò si aggiunge l’eventuale costo di un commercialista di cui avvalersi nel caso in cui non si voglia procedere da soli a tutti gli adempimenti fiscali che la partita Iva implica.

Vediamo quali sono i costi fissi della previdenza per le partite Iva individuali. Ci sono due tipi di attività: quella di artigiani e commercianti (coloro cioè che fanno manodopera prevalentemente personale o compravendita di merci) e quella di professionisti e lavoratori autonomi (coloro cioè che fanno servizi).

Artigiani e commercianti rientrano nell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria) e, anche se non guadagnano, devono versare nelle casse dell’Inps circa 3.900 euro all’anno, per redditi fino a circa 16.000 euro annui, mentre per redditi superiori devono pagare sulla differenza il 24,09%.

Invece, professionisti o lavoratori autonomi non hanno un minimo obbligatorio, ma sono soggetti alla gestione separata dell’Inps e devono versare nelle casse della previdenza il 25,98% del reddito.

Come aprire una partita Iva?

La Partita Iva può essere attribuita ad una ditta individuale, quando si esercita l’attività sotto forma di libero professionista, di lavoratore autonomo e di imprenditore individuale; oppure può essere attribuita ad una società, sia essa di persone (come la Snc o la Sas) o di capitali (come la Srl, la Spa o la Sapa).

Partiamo dalla prima categoria. Tutti i soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione in Italia, devono presentare la «Dichiarazione di inizio attività».

La dichiarazione va presentata entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività, che decorre dal giorno in cui è effettuata almeno un’operazione attiva o passiva (ad esempio, acquisto di beni strumentali e/o merci, stipulazione del contratto di locazione del locale in cui l’impresa verrà esercitata, ecc.).

Per le società, la dichiarazione va inviata entro la data di costituzione della società (non 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività), che decorre sia per le società di persone, che per quelle di capitali dalla data di stipula dell’atto di costituzione.

La trasmissione deve avvenire, esclusivamente: con modalità telematiche (attraverso i sistemi Web-browser o Web-service); oppure con consegna diretta su supporto informatico (con modulo firmato digitalmente), attraverso l’inoltro, al Registro delle Imprese presso la Camera di commercio, della Comunicazione unica (ComUnica).

Nella dichiarazione va indicato il Codice Ateco dell’attività. Si tratta del codice che descrive concretamente l’attività che verrà svolta. A questo codice bisogna prestare massima attenzione perché da esso dipende il tipo di tassazione che si subirà, la previdenza, l’inquadramento ai fini degli Isa (gli Indicatori sintetici di affidabilità, rilevanti ai fini dei controlli fiscali) e così via. 

In questa fase, è pertanto importante affidarsi alla consulenza di un commercialista. E questo perché gli attuali codici Ateco non descrivono affatto le molteplici attività che oggi ci sono in circolazione. Quindi, bisogna individuare nel miglior modo il codice che meglio si adatta alla propria azienda, in modo da non dover poi restare ingabbiati in una cornice diversa da quella propria, con conseguenti ricadute anche in termini economici e fiscali.



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