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Quali parolacce rientrano nell’ingiuria

17 Luglio 2014
Quali parolacce rientrano nell’ingiuria

Frasi e parole maleducate: la Cassazione spiega quali rientrano nel reato di ingiuria; per la minaccia, invece, è necessaria anche la paura.

Il confine tra una semplice espressione volgare e, invece, un’ingiuria è sempre più labile: ciò per via della progressiva volgarizzazione del lessico e del riconoscimento, anche da parte della Cassazione, del fatto che molti termini, un tempo espressione di un intento offensivo, oggi invece si considerano ormai inclusi nel normale vocabolario popolare.

Ma a tutto c’è un limite! Così, intervenendo in campo i giudici con alcuni chiarimenti, è possibile ancora punire il reato di ingiuria [1] che – lo ricordiamo – consiste nell’offesa all’onore e al decoro di una persona “presente” (se la parte lesa, invece, non è presente, scatta allora la diffamazione, ma solo a condizione che vi siano due o più persone ad ascoltare): ingiuria che è punita con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 516 euro, salvo l’ulteriore risarcimento del danno in via civile.

Qualche esempio

Esiste un vasto campionario di sentenze che consente di stabilire quando una frase possa configurare il reato di ingiuria e quando, invece, possa essere “perdonata” (almeno per i tribunali).

Una recente pronuncia della Cassazione [2] ha ritenuto, per esempio, che dire “sei uno scostumato di mer…” faccia scattare il reato. Ma se la persona offesa, proprio per il tono minaccioso e iroso delle parole utilizzate, si sia allontanata velocemente solo per sottrarsi al comportamento molesto, ma non certo per paura, non si configura, contemporaneamente, anche il reato di “minacce”.

Ed ancora, sono state ritenute rientranti nell’ingiuria le espressioni:

– “mi hai cacato il ca…” [3];

– “testa di ca…” [4];

– l’espressione gestuale del dito medio alzato [5];

– “stronza” nei confronti della suocera [6];

 

“zappatore” [7];

– “femmina senza palle” [8].

 

Al contrario, non sono state considerate ingiuria le parole:

– “Vaffan…” (frase ormai ritenuta di uso comune) [9], ma se accompagnato dal dito medio alzato la conclusione è opposta [10];

– “Sciocco” o “scioccarello” o “ignorante”, salvo che sia detto in determinate circostanze come da una maestra nei confronti di un alunno, dinanzi al resto della classe, manifestando, così, un disprezzo lesivo del decoro della persona [11];

– “Rompipalle [12];

– “Cretino” e “Vaffan…” che, normalmente, non rientrano nell’ingiuria, se rivolte nei confronti del proprio capo di lavoro fanno scattare invece il reato [13]; viceversa, “sei una mezza manica” fa scattare il reato a carico del datore se così si rivolge ai propri dipendenti [14];

Mi hai rotto i co… (considerato dalla Cassazione, ormai, linguaggio comune);

– “Bizzarro”, “fuori di testa”, “stravagante” [15].

note

[1] Art. 594 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 29221/2014 del 4.07.2014.

[3] Cass. sent. n. 15710/14.

[4] Cass. sent. del 9.06.2011. Esiste però un precedente contrario: Cass. sent. del 9.06.2011.

[5] Cass. sent. n. 26171/2010.

[6] Cass. sent. n. 35874/2009.

[7] Cass. sent. del 28.07.20011.

[8] Cass. sent. n. 33221/2012.

[9] Cass. sent. n. 27966/07.

[10] Cass. sent. n. 26171/10.

[11] Cass. sent. del 24.10.2010.

[12] Cass. sent. n. 22887 del 27.05.2013.

[13] Cass. sent. n. 17672/2010.

[14] Cass. sent. n. 6758/2009.

[15] Cass. sent. n. 32987/12 e n. 7594/14.

Autore immagine: 123rf com


4 Commenti

  1. OGGI COME LEGGO DA TANTE PAGINE CI VORREBBE UN BUON INSEGNANTE DELLA LINGUA ITALIANA VICINO A TUTTI NOI CHE CI SEDIAMO PER LEGGERE A VOLTE ANCHE COMMENTARE QUESTIONI INUTILI.

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