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Eredità con fideiussione: che succede?

22 Novembre 2021
Eredità con fideiussione: che succede?

La fideiussione entra nel valore dell’eredità solo se il debito garantito è certo e attuale: per considerarla nel calcolo dell’attivo è necessario che sia stata escussa.

Ipotizziamo il caso di una persona che, in vita, abbia fatto da garante nella concessione di un finanziamento. Se questi dovesse morire prima che il debito venga estinto, come inciderebbe la fideiussione nel calcolo delle quote di eredità? A spiegare che succede in caso di eredità con fideiussione è una recente e interessante sentenza della Cassazione [1]. 

Prima di addentrarci negli aspetti più tecnici di tale pronuncia sarà bene illustrare subito la soluzione prospettata dalla Suprema Corte in modo da comprenderne subito il significato.

Secondo la Cassazione, sia in campo civilistico che tributario, il rilascio di una fideiussione da parte del defunto è una situazione del tutto irrilevante ai fini del calcolo dell’attivo ereditario. In successione vanno infatti solo i debiti attuali del defunto mentre la fideiussione è un debito potenziale, almeno fin quando non viene escussa. Ad entrare in successione sarà tutt’al più il debito originario (calcolato ovviamente tra le passività) ma non anche la fideiussione. 

Diversa è invece la situazione in cui il fideiussore, prima della morte, sia stato escusso dal finanziatore: in tal caso, il suo debito diventa «certo e attuale» e, dunque, si somma alle passività dell’eredità di cui tenere conto quando si effettuano i calcoli per stabilire se siano state rispettate le quote di legittima spettanti ai legittimari.

Per comprendere meglio tale pronuncia bisogna ricordare come funziona la fideiussione per poi verificare quale impatto abbia sulla divisione di un’eredità.

La fideiussione non è altro che una garanzia personale: un soggetto si obbliga, nei confronti di un finanziatore (di solito, una banca o una finanziaria), ad estinguere un debito contratto da un altro soggetto se quest’ultimo non dovesse adempiere. 

Il fideiussore quindi non è un debitore, almeno fintantoché colui che ha ottenuto il finanziamento corrisponde regolarmente le rate del prestito. Solo nel caso di inadempimento da parte di costui, il creditore può aggredire il patrimonio del garante.

Pertanto, nel caso del decesso di una persona che abbia rilasciato una fideiussione, il valore dell’attivo ereditario si calcola senza tener conto del debito garantito, a meno che il fideiussore non sia deceduto avendo una posizione debitoria «certa e attuale» per il fatto che il debitore garantito è insolvibile o per il fatto che è impossibile, per il fideiussore, esperire l’azione di regresso verso il debitore garantito.

Lo stesso principio è stato applicato dalla Cassazione anche in ambito tributario [2], ai fini della determinazione del valore della successione per il calcolo dell’imposta da versare all’Erario al momento della dichiarazione di successione. Anche in tale ipotesi – ha ritenuto la giurisprudenza – ai fini della determinazione dell’imponibile da sottoporre a imposta di successione non bisogna considerare, in diminuzione, il valore delle fideiussioni rilasciate dal defunto.

Pertanto, sia in campo civilistico che tributario, il rilascio di una fideiussione da parte del de cuius è una situazione da considerare irrilevante a meno che il de cuius/fideiussore non sia stato escusso (e non sia in grado di recuperare l’esborso con l’azione di regresso).

L’escussione del fideiussore può avvenire:

  • dopo l’infruttuosa escussione del debitore principale, il quale sia stato trovato incapiente dal creditore garantito;
  • senza che il debitore principale sia stato escusso (è il caso in cui il creditore dirige la sua azione esecutiva già in prima battuta contro il fideiussore, non avendo questi pattuito il beneficio di preventiva escussione del debitore principale).

Se il fideiussore decede quando già il creditore sta agendo nei suoi confronti, si può parlare di una posizione debitoria «certa e attuale»; allora solo in tale caso la fideiussione si somma alle passività del defunto di cui tenere conto quando si effettuano i calcoli per stabilire se siano state rispettate le quote di legittima spettanti ai legittimari; inoltre, il valore di tale posizione debitoria può essere scomputata dal valore dell’attivo ereditario da sottoporre a imposta di donazione.

Viceversa, se il de cuius decede senza esser stato escusso, è oggetto di successione solamente la posizione contrattuale che egli aveva nel contratto di fideiussione la quale, in quanto passività solamente potenziale, non ha un valore rilevante.  


note

[1] Cass. sent. n. 32804 del 9.11.21. 

[2] Cass. sent. n. 5969/2007 e 4419/2008.


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