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I diritti dell’imputato e dell’indagato

22 Novembre 2021
I diritti dell’imputato e dell’indagato

Come funziona la nuova presunzione di innocenza. Addio presunto colpevole: non bisogna presentare come colpevole un imputato o un indagato.

La legge di recepimento della direttiva Ue n. 2016/343 prevede una carta contenente i diritti dell’imputato e dell’indagato. Si tratta di una serie di garanzie volte a rafforzare la presunzione di innocenza al fine di non presentare prematuramente come colpevole il soggetto sottoposto a indagini o a un procedimento penale. 

Si vuole così evitare la stereotipizzazione di quanti sono coinvolti in vicende giudiziarie e, solo per questo, vengono ritenuti già responsabili dall’opinione pubblica, prima che si arrivi a una decisione definitiva. 

È un tema molto caldo per diverse ragioni. Innanzitutto, perché non tutte le indagini si concludono con l’avvio di un processo penale. Sicché, una persona che si sia trovata ad essere identificata dai giornali come indagato viene già dipinta, dall’immaginario collettivo, come un criminale. In secondo luogo, perché non tutti i processi penali si chiudono con una condanna, ben potendo intervenire sentenze di assoluzione. Peraltro anche la stessa prescrizione – che ricorre in oltre la metà dei processi penali – è una forma di assoluzione da cui non può certo derivare l’etichettatura di colpevole nei confronti dell’imputato.

Ecco allora quali diritti dell’imputato e dell’indagato ha tracciato il recente decreto legislativo adottato dallo Stato italiano in attuazione delle disposizioni comunitarie.

Stop presunto colpevole

È stato introdotto il divieto per le pubbliche autorità (concetto nel quale far rientrare non solo le forze dell’ordine ma tutti i funzionari pubblici, compresi ministri e altri funzionari pubblici) di presentare prematuramente come colpevole la persona sottoposta a indagini o imputata in un procedimento ancora in corso. In questo modo anche la stampa non potrà adottare formule che possano ingenerare equivoci nei lettori. Chi legge le notizie deve ben comprendere che l’avvio di un procedimento penale non significa colpevolezza.

Pertanto, fino a quando la colpevolezza di un imputato non è stata provata nel corso del processo, le dichiarazioni pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sull’attribuzione di responsabilità penale non devono presentare la persona interessata come colpevole. 

Diritto di rettifica

L’indagato o il processato ha il diritto di richiedere la rettifica delle eventuali dichiarazioni illegittime sul suo conto e, di conseguenza, l’obbligo di provvedere entro le successive 48 ore da parte di chi le ha diffuse.

In caso di accoglimento, la rettifica andrà resa pubblica «con le medesime modalità della dichiarazione o, se ciò non è possibile, con modalità idonee a garantire il medesimo rilievo e grado di diffusione della dichiarazione oggetto di rettifica». Viceversa, in caso di respingimento o comunque di inerzia nell’assumere la decisione richiesta entro il termine, l’interessato potrà rivolgersi al tribunale affinché, sulla base del proverbiale articolo 700 del Codice di procedura civile, ordini all’autorità pubblica che ha trasgredito il divieto l’immediata pubblicazione della rettifica della dichiarazione.

Uso di manette come eccezione

Vengono introdotte delle garanzie sulle modalità di partecipazione alle udienze: solo in caso di ragioni motivate attraverso ordinanza del giudice potranno prevedere l’utilizzo di particolari cautele, come le manette.

Addio fughe di notizie

Per evitare che la stampa pubblichi notizie non ufficiali, spesso infondate o comunque non verificate, si prevede che i rapporti con gli organi di informazione devono essere tenuti dal Capo procuratore o dal suo delegato. 

La diffusione di notizie sui procedimenti penali è possibile solo in due casi:

  • quando strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini;
  • quando «ricorrono altre specifiche ragioni di interesse pubblico».

Il Procuratore della Repubblica deve affidare le proprie esternazioni a forme «ufficiali» di comunicazione, potendo convocare conferenze stampa unicamente quando le vicende da trattare rivestono particolare rilevanza pubblica. 

Comunque, anche in queste circostanze, le informazioni andranno diffuse in modo da chiarire la fase in cui si trova il procedimento e da assicurare, in ogni caso, il diritto della persona sottoposta alle indagini e dell’imputato a non essere indicati come colpevoli fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili. 

Garanzie nel processo per l’imputato

Viene previsto il divieto di riferimenti pubblici alla colpevolezza nei «provvedimenti diversi da quelli volti alla decisione in merito alla responsabilità penale dell’imputato», dal quale vengono esclusi comunque gli atti del pubblico ministero indirizzati a dimostrare la colpevolezza.

Nei provvedimenti che, pur non essendo diretti alla decisione sul merito della responsabilità penale dell’imputato, presuppongano comunque la valutazione di prove o indizi di colpevolezza, l’autorità giudiziaria è tenuta a limitare i riferimenti alla colpevolezza della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato «alle sole indicazioni necessarie a soddisfare i presupposti, i requisiti e le altre condizioni richieste dalla legge per l’adozione del provvedimento».

Il diritto al silenzio

Viene ammesso alla riparazione per ingiusta detenzione anche chi, in sede di interrogatorio, ha opposto il proprio silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere.



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2 Commenti

  1. Non sono d’accordo su 2 decisioni, le manette vanno utilizzate nel caso di arresti di persone evidentemente pericolose e aggressive, abbiamo esempi di percorre e ferite alle forze dell’ordine, sono loro stesse che devono decidere l’utilità all’atto dell’arresto. La seconda è la facoltà di non rispondere che spesso diventa un intralcio alle indagini e quindi non andrebbe tutelata

    1. Gent.mo Sig. Mauro,
      già oggi la legge prevede che le manette debbano essere utilizzate solo in caso di aggressività o di pericolo di fuga. Riporto uno stralcio dell’art. 42-bis del T.U. sull’ordinamento penitenziario: «Nelle traduzioni individuali l’uso delle manette ai polsi è obbligatorio quando lo richiedono la pericolosità del soggetto o il pericolo di fuga o circostanze di ambiente che rendono difficile la traduzione. In tutti gli altri casi l’uso delle manette ai polsi o di qualsiasi altro mezzo di coercizione fisica è vietato. Nel caso di traduzioni individuali di detenuti o internati la valutazione della pericolosità del soggetto o del pericolo di fuga è compiuta, all’atto di disporre la traduzione, dall’autorità giudiziaria o dalla direzione penitenziaria competente, le quali dettano le conseguenti prescrizioni. Nelle traduzioni collettive è sempre obbligatorio l’uso di manette modulari multiple dei tipi definiti con decreto ministeriale. E’ vietato l’uso di qualsiasi altro mezzo di coercizione fisica».

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