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Carta d’identità elettronica: quando?

7 Luglio 2014
Carta d’identità elettronica: quando?

I ritardi tecnologici della Pa: dopo 17 anni la sperimentazione ha raggiunto solo un cittadino su venti.

È il 1997 e una delle riforme Bassanini [1] parla per la prima volta di carta di identità su supporto magnetico. Una svolta significativa e all’apparenza non complicatissima: significa archiviare il documento di riconoscimento cartaceo e abituarsi a girare con in tasca una tessera di plastica, come quelle che già all’epoca si usavano nella vita di tutti i giorni. Un cambio di prospettiva da mettere in pratica – secondo la legge – in sei mesi.

Inutile dire che quell’ottimismo è stato smentito dagli eventi futuri. Tanto che a 17 anni di distanza, la carta di identità elettronica (la Cie) è ancora affare di sperimentazione.

Il documento unificato è stato concepito per integrare quattro funzionalità: la Cie, la tessera sanitaria, il codice fiscale e la Carta nazionale dei servizi e sostituisce il tesserino con il codice fiscale rilasciato dall’agenzia delle Entrate.

C’è, infine, un’ulteriore novità, sempre legata al documento unificato. È stata introdotta dal “decreto del Fare” e prevede che, al momento del rilascio della carta d’identità integrata, venga consegnato al cittadino anche un indirizzo di posta elettronica certificata che dovrà funzionare come domicilio fiscale.

Inutile dire che, poiché il documento unificato non ha ancora debuttato, pure le mail sono rimaste al palo. Visti i precedenti, la scommessa è capire quanto tempo occorrerà perché il nuovo impianto diventi operativo. E le premesse non sono incoraggianti.

I test sono tuttora limitati a 130 Comuni, tanti sono i municipi che possono emettere la card di riconoscimento. Un numero che non è cambiato dal 2002, quando ai primi 82 Comuni nei quali l’anno prima venne avviata la sperimentazione, se ne aggiunsero altri 56. Un numero ridicolo, se si pensa che i Comuni italiani sono poco più di 8mila. Fino a oggi sono state rilasciate circa 3 milioni di carte, il che equivale a dire che solo il 5% degli italiani – considerando una potenziale platea di 60 milioni di cittadini – sono provvisti della card di riconoscimento.

E non è detto che la situazione si normalizzi a breve. Il progetto carta di identità elettronica sta, infatti, per entrare in una fase nuova. O meglio, questo sarebbe dovuto avvenire tre anni fa. Nel 2011 la legge [2] ha previsto la fusione di Cie e tessera sanitaria, prospettiva poi ribadita dal decreto legge 179 del 2012. I princìpi devono, però, fare i conti – come è fin qui accaduto dal lontano 1997 – con la realtà. E la realtà, anche per quanto riguarda il nuovo volto della Cie, è quella di decreti annunciati a breve giro di posta e finora non arrivati. Uno di questi [3] deve servire per definire le regole tecniche per la produzione, distribuzione e gestione del documento unificato, oltre a predisporre un piano per il graduale rilascio della nuova carta da parte di un elenco di Comuni identificati dallo stesso decreto. Provvedimento che avrebbe dovuto vedere la luce entro giugno 2013. Invece, fanno sapere dal ministero dell’Interno, il decreto è ancora per strada: è stato predisposto, ma ancora manca il “sì” di via XX Settembre.

Oltre ad esso c’è anche un altro decreto. Questa volta si tratta di un Dpcm che serve a mettere a punto le regole per l’ampliamento dei possibili usi della Cie unificata con la tessera sanitaria e del rilascio gratuito della nuova card.

Un compito, quest’ultimo, non da poco, visto che ora il documento di identità costa 25 euro (13 euro di spese di produzione, 7 di gestione e distribuzione e 5 di diritti di segreteria) e sull’importo della carta si sono infranti piani industriali, come quello del Poligrafico, che aveva fissato il prezzo a 30 euro, per poi vederselo ribassare dal governo Prodi a 20.

Puntare sulla gratuità è, dunque, un’altra grande scommessa, che può contare su 60 milioni stanziati per il 2013 e 82 milioni a partire da quest’anno. A tre anni di distanza, il Dpcm è in procinto di toccare il traguardo ora: è, infatti, alla firma di Matteo Renzi.


note

[1] L. 127/97 art. 10.

[2] D.l. 70 del 2011.

[3] comma 3 art. 10 del Dl 70.


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