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Articolo 6 Costituzione italiana: spiegazione e commento

22 Novembre 2021 | Autore:
Articolo 6 Costituzione italiana: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 6 Cost, in cosa consiste la tutela delle minoranze linguistiche.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

L’articolo 6 come attuazione del principio di uguaglianza

Bisogna immaginare la nostra Costituzione come un tempio. E come tutti i templi, anch’essa è sorretta da colonne. Due, per la precisione: quella della libertà e quella dell’uguaglianza. I temi della libertà e dell’uguaglianza pervadono tutte le norme della nostra carta fondamentale, colorandola di celeste e di verde.  

Delle libertà se ne occupano tre interi titoli. L’uguaglianza invece compare a chiazze di leopardo: i padri costituenti, ancora lacerati dall’esperienza fascista, non si sono fatti sfuggire l’occasione per ribadirla in ogni angolo. Sarebbe bastato solo l’articolo 3, secondo cui siamo tutti uguali dinanzi alla legge, ma non è andata così. Quando ci si innamora di qualcosa la si vede ovunque. Come quando si ama una donna: si sente il suo profumo in mezzo all’erba o agli scarichi delle auto; si vede il suo volto tra le case di quartiere o quando si chiudono gli occhi; si pensa alle sue parole nel frastuono del traffico. I padri costituenti erano innamorati dell’uguaglianza e la vedevano ovunque. Un’ossessione. Una bellissima ossessione. 

E così abbiamo l’articolo 24, in base al quale tutti possono agire dinanzi a un tribunale; l’articolo 51 secondo cui tutti i cittadini, di qualunque sesso, possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza; l’articolo 34 secondo cui la scuola è aperta a tutti; l’articolo 48 che ci ricorda che tutti possiamo votare, uomini e donne con almeno 18 anni; l’articolo 97 che sancisce l’obbligo di concorso per accedere agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni.

La parola «tutti» è quella più usata all’interno della Costituzione. Fate una ricerca con un normale programma di testo e scoprirete che viene impiegata ben 23 volte. 

L’uguaglianza è anche il tema dell’articolo 6 che tutela le minoranze linguistiche cioè quei gruppi di popolazione che parlano una lingua madre diversa da quella ufficiale dello Stato. Si tratta dell’articolo più breve di tutti ma anche di quello più inclusivo: una sorta di attuazione dell’articolo 3 che sancisce il principio di uguaglianza e dell’articolo 2 che garantisce i diritti dell’uomo in tutte le formazioni sociali. E una comunità con caratteristiche etniche particolari, una propria cultura e una lingua diversa costituisce di certo una «formazione sociale». 

Potevamo lasciare il divieto di discriminazione già implicito in queste norme ma abbiamo voluto dargli uno spazio tutto suo, proprio per sottolineare che l’Italia non fa distinzioni di provenienza geografica. 

Tutela della lingua, ma non solo della lingua

Non si cada nella tentazione di pensare che l’articolo 6 voglia riferirsi solo alle «minoranze linguistiche» ossia a chi parla una lingua diversa. La lingua è solo il mezzo esteriore per comprendere che si ha davanti una persona che non è italiana. Riconosciamo subito uno straniero dalla sua inflessione, dal fatto che non parla bene la nostra lingua. Ma la tutela delle minoranze non si ferma alla lingua, ma a qualsiasi forma di cultura differente. La tutela delle lingue insomma è indirettamente una tutela del pluralismo culturale. 

La questione della tutela delle minoranze è fondamentale nel pensiero di chi ha scritto la nostra Costituzione. Si voleva evitare qualsiasi possibilità di discriminazione sulla razza e sulla cultura, così come invece aveva fatto il fascismo in difesa del nazionalismo e dell’identità italiana. Il Ventennio fu caratterizzato da una politica linguistica nazionalista contraria ai forestierismi. Abbiamo coltivato il mito della purezza della lingua italiana, sostituendo il “lei” con il “voi”, italianizzando “toilette” con “toeletta”, quadruplicando le tasse sulle insegne in lingua straniera, introducendo il divieto di dare ai bambini nomi stranieri o di usare lingue diverse da quella italiana nei processi civili e penali.

Che presunzione. l’Italia non è che il matrimonio tra numerosi popoli: gli arabi, i francesi, gli svedesi, gli inglesi, i greci, i tedeschi, gli austriaci, solo per citare i principali. Si può dire che, nella nostra storia, abbiamo ospitato tutto il mondo. 

Quante sono le minoranze linguistiche in Italia? Molte più di quelle che si possono immaginare, non meno di venti. C’è quella ladina, slovena, occitana, catalana, sarda, croata, albanese, greca, franco-provenzale, friulana. Insomma, siamo una varietà di popoli che si sono mischiati tra loro senza saperlo.

La lunga attuazione dell’articolo 6 e il problema dell’immigrazione 

Non conosce la storia chi crede che l’immigrazione sia un tema solo dei giorni nostri. L’Italia è sempre stata un rifugio. Una penisola in mezzo al mare è sempre stata il luogo di attracco di tutti quelli che sfuggono a invasioni, guerre e persecuzioni. Un porto lungo quanto tutto uno Stato: 8.000 chilometri di coste potevano essere il crocevia di tutte le culture. Nessuno prima di noi però si è mai posto il problema che una differente civiltà potesse rubarci ciò che avevamo. Al contrario, abbiamo condiviso la terra con chiunque venisse. 

Alcuni popoli così sono rimasti formando delle vere e proprie comunità, mantenendo la propria identità, senza rinunciare alla propria lingua in nome di una disgregazione che forse li avrebbe visti, in prima battuta, più integrati ma di certo meno rispettosi delle tradizioni. Ecco che in loro soccorso arriva l’articolo 6 della Costituzione. Una prova di superiorità dei nostri Padri costituenti che, così facendo, hanno deciso di mettere, tra i principi fondamentali del nostro Stato, quello della tutela degli stranieri, delle etnie diverse, di coloro che si trovano in minoranza. 

L’articolo 6 ha poi richiesto numerose leggi di attuazione, prime tra tutte quelle che abrogassero i vecchi limiti del fascismo. E qui si passa, ancora una volta, dal principio perfetto all’attuazione imperfetta degli uomini. Perché ci sono state comunità di serie A che hanno ottenuto immediata tutela ed altre di serie B che hanno dovuto attendere anni. Altre sono ancora prive di tutela se si pensa ai Rom.

Subito furono approvati gli statuti speciali per le Regioni della Sardegna, Friuli-Venezia e Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta. 

Le prime comunità straniere che beneficiarono di apposite leggi furono quelle francofone della Val d’Aosta e quelle tedesche delle Province autonome di Trento e Bolzano. 

Solo nel 1999 fu emanata la legge n. 482 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche. A queste comunità è stato riconosciuto il diritto di utilizzare la propria lingua anche in atti e funzioni ufficiali di organi pubblici pure elettivi. 

Oggi, però, l’ingresso i Italia di numerosi immigrati ha causato l’aumento di comunità parlanti lingue diverse dall’italiano. La sfida del futuro sarà garantire a queste ultime le stesse tutele che ha già ricevuto chi, prima di loro, si è stanziato all’interno del nostro territorio posto che l’articolo 6 non fa alcuna differenza.



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