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Cosa fare se l’impresa edile usa materiali scadenti?

22 Novembre 2021 | Autore:
Cosa fare se l’impresa edile usa materiali scadenti?

Quando la ditta incaricata della ristrutturazione impiega prodotti di qualità inferiore e non previsti nel capitolato d’appalto, come si tutela il committente?

Hai deciso di ristrutturare casa e ti sei affidato per l’esecuzione dei lavori ad un’impresa edile di tua fiducia. Il titolare ti ha mostrato i rivestimenti e ti ha spiegato le caratteristiche dei materiali che avrebbe impiegato. Il prezzo è stato stabilito anche sulla base del loro costo e gli hai versato, come anticipo, le somme necessarie per acquistarli. In corso d’opera, però, ti accorgi che il costruttore sta impiegando prodotti di qualità molto inferiore a quella che avevate stabilito. Cosa fare se l’impresa edile usa materiali scadenti?

Molti problemi del genere possono essere evitati in anticipo affidando a un professionista di fiducia (architetto, ingegnere, geometra) l’incarico di direttore dei lavori. Il tecnico incaricato di seguire l’esecuzione delle opere nel loro svolgimento potrà facilmente accorgersi dell’impiego di materiali diversi da quelli concordati.

Talvolta, però, i difetti emergono solo successivamente, quando i lavori sono stati ormai completati e chi li ha eseguiti è già stato pagato. In questo caso bisogna dedurre, entro precisi termini e a determinate condizioni, i vizi riscontrati nell’esecuzione del contratto di appalto.

Vediamo, quindi, quali sono i rimedi legali per queste situazioni e cosa fare se risulta che l’impresa edile ha usato materiali scadenti o comunque diversi da quelli previsti nel capitolato.

Il contratto di appalto e la fornitura dei materiali

L’appalto, secondo quanto dispone l’art. 1655 del Codice civile, è il contratto con cui «una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro».

Nell’affidamento dei lavori edili, il proprietario dell’immobile da costruire o da ristrutturare – che chiameremo committente – affida ad un’impresa edile – che riveste il ruolo di appaltatore – l’incarico di eseguire le opere con la propria manodopera e organizzazione degli interventi a propria cura e sotto la sua responsabilità.

Normalmente, anche i materiali necessari (mattoni, cemento, piastrelle, vernici, ecc.) vengono acquistati e forniti dall’impresa appaltatrice, anche se in taluni casi le parti possono decidere di impiegare quelli messi a disposizione dal committente, come prevede l’art. 1658 del Codice civile.

Se è l’appaltatore ad incaricarsi di procurare i materiali, la loro tipologia e qualità deve essere concordata preventivamente con il committente, che deciderà gli standard richiesti, in vista del risultato da ottenere (ad esempio, il rifacimento della facciata esterna impiegando prodotti isolanti e resistenti alle intemperie e allo smog). Nei lavori di grossa entità, oltre al contratto di appalto base le parti sottoscrivono anche il capitolato, un documento tecnico che individua esattamente le tipologie e le caratteristiche dei materiali da impiegare negli interventi edilizi.

Appalto non eseguito a regola d’arte: i rimedi di legge

Il contratto di appalto ha per oggetto un’obbligazione di risultato, e non di mezzi; ciò significa che l’appaltatore deve consegnare un’opera avente le esatte caratteristiche concordate con il committente, e non diverse o inferiori. Quando a distanza di tempo l’opera presenta difformità o vizi riconducibili all’impiego di materiali scadenti e non scelti o forniti dal committente, l’appaltatore è responsabile per legge [1] dei difetti riscontrati. In questo caso, il committente può agire nei suoi confronti denunciando i vizi e chiedendo, alternativamente:

  • la risoluzione del contratto per inadempimento;
  • l’eliminazione dei vizi a cura e spese dell’appaltatore;
  • la riduzione del prezzo in misura proporzionale alla minore qualità.

La risoluzione per inadempimento si applica per le opere che presentano gravi difetti ed anche nei casi di abbandono del cantiere, lasciando i lavori incompleti e ineseguiti oltre il termine fissato. A seguito della risoluzione, il committente avrà diritto alla restituzione degli importi già versati a titolo di acconto e all’ulteriore risarcimento dei danni patiti a causa dell’inadempimento dell’appaltatore, come ad esempio le spese necessarie per il rifacimento ad opera di un’altra ditta [2].

Denuncia difformità e vizi: termini e condizioni

Secondo il disposto dell’art. 1667 del Codice civile, l’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera, salvo quando il committente l’ha accettata e le difformità o i vizi erano conosciuti o riconoscibili, a meno che l’appaltatore non li abbia in malafede taciuti e nascosti.

La denuncia dei vizi riscontrati deve essere fatta, con una lettera di diffida legale, entro 60 giorni dalla scoperta e non è necessaria se l’appaltatore li ha riconosciuti o se li ha occultati. L’azione legale contro l’appaltatore si prescrive in due anni, che decorrono dal giorno della consegna dell’opera.

Per intraprendere l’azione giudiziaria contro l’appaltatore in una causa civile è necessaria l’assistenza di un avvocato ed è opportuno, nei casi complessi o che coinvolgono aspetti di sicurezza della struttura edilizia, munirsi anche di una consulenza tecnica descrittiva delle difformità riscontrate nell’opera rispetto a quanto previsto nel contratto di appalto e nell’eventuale capitolato. Nella prospettiva di una composizione bonaria della lite, è possibile chiedere al tribunale l’espletamento di una consulenza tecnica preventiva, a norma dell’art. 696 bis del Codice di procedura civile.

Annullamento del contratto per dolo dell’appaltatore

Una recentissima sentenza del tribunale di Milano [1] ha annullato un contratto di appalto, riguardante la pavimentazione di alcuni locali, per dolo dell’appaltatore che aveva impiegato materiali diversi da quelli stabiliti. I giudici meneghini hanno ravvisato in questa condotta fraudolenta gli estremi del dolo contrattuale, che a norma dell’art. 1439 del Codice civile è causa di annullamento del contratto, quando risulta che vi sono stati raggiri operati da un contraente che hanno indotto la controparte a stipulare il contratto.

Nella vicenda decisa, il committente dei lavori aveva scoperto che durante la prova campione l’appaltatore aveva utilizzato prodotti diversi da quelli richiesti (alterando, all’insaputa del committente, i colori con pigmenti di un altro produttore, per farli corrispondere al grado di colore convenuto), e quindi aveva ottenuto il consenso del committente con artifici e raggiri senza i quali il contratto non sarebbe stato concluso. In conseguenza dell’annullamento del contratto di appalto disposto dal tribunale, l’appaltatore è stato obbligato a restituire al committente tutti gli anticipi già versati al momento della stipula.


note

[1] Artt. 1667 e ss. Cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 14220/2014.

[3] Trib. Milano, sent. n. 9127 del 10.11.2021.


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