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Pagamento contributo unificato nel processo telematico

23 Novembre 2021 | Autore:
Pagamento contributo unificato nel processo telematico

Quali sono gli adempimenti di versamento da porre in essere al momento dell’iscrizione a ruolo della causa; cosa succede se il pagamento manca o è carente.

Sta facendo molto discutere la previsione, contenuta nella bozza di Legge di Bilancio 2022, che impone al cancelliere di non iscrivere a ruolo la causa civile se il contributo unificato non risulta pagato o versato solo in parte. Il blocco dell’iscrizione a ruolo impedirebbe la trattazione della causa. Gli avvocati hanno reagito, tacciando la norma di incostituzionalità, e molte forze politiche hanno dichiarato che la disposizione sarà rivista e corretta. Intanto, però, e a prescindere dalle probabili modifiche legislative in arrivo, vediamo come e quando deve avvenire il pagamento del contributo unificato nel processo telematico.

Nel processo civile telematico il deposito degli atti avviene utilizzando una piattaforma informatica alla quale possono accedere gli avvocati per inviare i documenti all’ufficio giudiziario competente inserendoli in una «busta telematica» da trasmettere mediante Pec. Nel 2020, la Corte di Cassazione [1], intervenendo sulla questione del deposito telematico dell’atto introduttivo del giudizio, seguito dal rilascio della ricevuta di avvenuta consegna della Pec, ha stabilito che il cancelliere non può rifiutare la ricezione dell’atto in ragione del mancato versamento del contributo unificato. Secondo la Suprema Corte, ciò costituisce un’irregolarità fiscale. Essa dovrà essere sanata, se non c’è un adempimento spontaneo, attraverso la riscossione del dovuto da parte del Fisco, che in questi casi opera mediante una società chiamata Equitalia Giustizia.

La Corte Costituzionale [2], pronunciandosi nel 2002 in tema di imposta di registro, aveva affermato che i tributi non devono essere di ostacolo all’accesso dei cittadini alla giustizia, e perciò il legislatore deve bilanciare «tra l’interesse fiscale alla riscossione dell’imposta e quello all’attuazione della tutela giurisdizionale». Ma proprio nel 2002 è entrato in vigore il Testo Unico sulle spese di giustizia che ha introdotto il contributo unificato in sostituzione dei precedenti tributi. E in seguito è arrivato il processo telematico, che ora è a regime in ambito civile, tributario e amministrativo. Ancor più di recente, le modalità di pagamento sono state ampliate tenendo conto dei moderni circuiti elettronici e del sistema Pagopa.

Contributo unificato: cos’è e a quanto ammonta?

Il contributo unificato è un tributo disciplinato dal Testo Unico sulle spese di giustizia [3]. Va corrisposto da chi iscrive a ruolo una causa civile, tributaria o amministrativa. Chi vince la causa ha diritto al rimborso dalla controparte soccombente dell’importo versato anticipatamente per il contributo unificato. Chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato (il cosiddetto “gratuito patrocinio“) è esente in partenza dal pagamento del contributo unificato.

L’ammontare del contributo unificato è commisurato al tipo della causa ed al suo valore economico e tiene conto anche del grado di giudizio. Ad esempio, in una causa civile ordinaria di primo grado si pagano 43 euro se il valore è fino a 1.100 euro e 98 euro se il valore è fino a 5.200 euro. Nel processo tributario, l’importo è di 30 euro per le controversie di valore fino a 2.582, 28 euro e di 60 euro per quelle fino a 5.000 euro (il valore si determina in base alle somme dovute a titolo d’imposta, a netto di sanzioni e interessi, ma se il ricorso riguarda le sanzioni viene determinato sul loro importo).

La parte, per consentire il calcolo e la liquidazione del contributo unificato, è tenuta a indicare nell’atto introduttivo del giudizio (la citazione o il ricorso) il valore della causa; se questa dichiarazione viene omessa si applica il contributo unificato previsto per le cause di valore massimo, cioè quelle superiori a 520mila euro, e l’importo da versare arriva a 1.686 euro.

Il contributo unificato può essere raddoppiato dal giudice nei casi di impugnazione integralmente respinta, o dichiarata inammissibile o improcedibile. In questi casi, l’incremento viene disposto in sentenza ed ha un’evidente funzione sanzionatoria.

Contributo unificato: come si paga?

Il contributo unificato può essere pagato in uno dei diversi modi stabiliti dal Testo Unico delle spese di giustizia [4]:

  • con il modello F23 presso il concessionario (codice tributo 941T);
  • in via telematica attraverso il portale servizi del ministero della Giustizia, che restituisce la ricevuta di avvenuto versamento telematico (Rt);
  • presso gli uffici postali con bollettino di conto corrente;
  • mediante circuito bancario con una banca convenzionata con il ministero della Giustizia (è possibile l’addebito anche su carta di credito);
  • presso le rivendite di generi di monopolio (tabaccherie), che rilasceranno come ricevuta un apposito contrassegno;
  • per il processo tributario, con il sistema Pagopa in collegamento con il sistema informativo della giustizia tributaria (Sigit).

Omesso versamento contributo unificato: riscossione e sanzioni

Il momento impositivo per il versamento del contributo unificato è quello in cui avviene l’iscrizione della causa a ruolo presso l’Ufficio giudiziario competente. Le prossime modifiche legislative puntano a introdurre il divieto di iscrizione a ruolo della causa in caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato; in sostanza, l’avvenuto pagamento dovrà essere documentato in modo completo, altrimenti il cancelliere, o il sistema telematico, dovrà rifiutare di ricevere la causa (per maggiori informazioni leggi “Stop alle cause senza pagamento del contributo unificato“).

La procedura di riscossione e irrogazione delle sanzioni per il versamento del contributo unificato omesso, in tutto o in parte, è la seguente. La cancelleria, che rileva l’inadempimento, informa l’Agenzia delle Entrate Riscossione, che, attraverso la propria articolazione Equitalia Giustizia, provvederà al recupero coattivo della somma applicando anche le maggiorazioni per il ritardo. Nei confronti della parte inadempiente sarà, quindi, emessa la cartella esattoriale per mancato pagamento del contributo unificato. Per l’omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato si applica una sanzione amministrativa dal 100% al 200% della maggiore imposta dovuta [5].

Prima di avviare questa procedura, l’Ufficio giudiziario presso il quale è stato depositato l’atto con contributo unificato carente invita entro 30 giorni la parte a regolarizzare la situazione, depositando la ricevuta di versamento o provvedendo al pagamento del dovuto. La notifica di questa comunicazione viene effettuata, in forma telematica, presso l’avvocato della parte, se essa ha eletto domicilio presso il suo studio. L’invito a regolarizzare deve contenere l’espresso avvertimento che, in mancanza di riscontro, si provvederà all’iscrizione a ruolo del tributo e alla trasmissione degli atti a Equitalia Giustizia [6].

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni di approfondimento leggi anche “Contributo unificato: cosa succede se non viene pagato” e “Se l’avvocato non paga il contributo unificato“.


note

[1] Cass. ord. n. 9664 del 26.05.2020.

[2] C. Cost. sent. n. 522/2002.

[3] Art. 13 e art. 14 D.P.R. n. 115/2002.

[4] Art. 192 D.P.R. n. 115/2002.

[5] Art. 16 D.P.R. n. 115/2002.

[6] Art. 248 D.P.R. n. 115/2002.


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