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Quando si possono bruciare le sterpaglie?

12 Febbraio 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Quando si possono bruciare le sterpaglie?

È consentito dare fuoco ad erba secca e residui di potatura? In caso affermativo, in quali casi e momenti è possibile farlo? Le risposte in questo articolo. 

Chi possiede un appezzamento di terreno, o anche semplicemente un giardino, si trova periodicamente alle prese con lavori di pulizia e di potatura. Come effetto di questa attività di manutenzione si accumulano sul terreno erbacce, rami secchi, foglie e sterpaglie che devono essere poi smaltite. Un modo per farlo è portarli nei luoghi dove è possibile depositare i rifiuti, come cassonetti ed isole ecologiche; dove vige la raccolta differenziata essi vanno smaltiti con l’umido o secondo le indicazioni del proprio Comune di appartenenza. Una soluzione alternativa e certamente più comoda è quella di bruciare questi residui sul posto. quando si possono bruciare le sterpaglie?

Questa attività è consentita dalla legge? Se sì, è possibile farlo sempre o solo in certi periodi e con precisi accorgimenti? In questo articolo vedremo quando si possono bruciare le sterpaglie, a cosa bisogna prestare attenzione nel farlo e quali possono essere le conseguenze civili e penali di comportamenti incauti e superficiali.

La pratica di dare fuoco ai residui delle attività di manutenzione dei terreni è molto diffusa, anche perché per tanto tempo essa è stata considerata lecita. Ai giorni nostri, tuttavia, il diffondersi degli incendi (soprattutto nel periodo estivo) e una maggiore sensibilità per la tutela dell’ambiente hanno consigliato sia al legislatore che alla giurisprudenza di stabilire limiti e modalità alla bruciatura dei residui colturali.

Vediamo di seguito a cosa bisogna prestare attenzione, con un’avvertenza: spesso, esistono specifici provvedimenti locali che disciplinano questa attività, per cui, oltre a considerare quanto esposto in questo articolo, è bene prendere informazioni presso il proprio Comune di appartenenza.

Bruciare le sterpaglie è consentito?

Per comprendere quando si possono bruciare le sterpaglie occorre partire dalla qualificazione di queste ultime: sono da considerare rifiuti? Dare una risposta a questa domanda è decisivo, perché in caso affermativo l’abbruciamento dei residui vegetali non dovrebbe essere consentito; infatti, i rifiuti non possono certo essere eliminati ricorrendo ad una combustione “fai da te”. Se, viceversa, le sterpaglie non sono rifiuti, è possibile bruciarle purché ricorrano determinate condizioni a tutela dell’ambiente e della salute.

La legge [1] stabilisce che gli sfalci e le potature (ossia ciò che risulta dall’attività di manutenzione dei terreni, sterpaglie incluse) non sono considerati rifiuti e possono essere bruciati alle seguenti condizioni:

  • devono essere il risultato delle normali attività agricolo-forestali, oppure dell’attività di manutenzione del verde pubblico da parte dei Comuni. Si deve trattare, insomma, del materiale che normalmente rimane sul terreno come conseguenza delle pratiche agricole: si pensi all’eliminazione delle erbe infestanti, alla potatura di alberi e siepi, alla rimozione degli sterpi;
  • non devono essere pericolosi; non deve trattarsi, cioè, di residui la cui combustione, o il cui semplice abbandono sul terreno, potrebbe provocare danno (perché, ad esempio, contenenti sostanze chimiche);
  • devono essere utilizzati in agricoltura o in silvicoltura. Le ceneri derivanti dalla combustione devono essere utilizzate come fertilizzante in agricoltura o nella coltivazione dei boschi (silvicoltura).

Per quanto riguarda i residui delle attività di manutenzione effettuate nei giardini privati, essi non rispondono ai requisiti sopra descritti: infatti, la coltivazione dei giardini non rientra nell’agricoltura né nella silvicoltura, né si tratta di verde pubblico curato dai Comuni; a rigore, quindi, essi sono rifiuti e non dovrebbero essere bruciati.

La stessa legge, tuttavia [2], prevede un’eccezione. Essa infatti stabilisce che anche nei giardini privati è consentito il raggruppamento in piccoli cumuli e l’abbruciamento di erbacce, sterpaglie, sfalci e potature, alle seguenti condizioni:

  • la loro quantità giornaliera non deve superare i tre metri steri per ettaro. Il metro stero è un’unità di misura corrispondente al metro cubo;
  • il residuo della bruciatura deve essere utilizzato come concime o ammendante (sostanza capace, cioè, di nutrire il terreno e migliorarlo).

In ogni caso, le Regioni, i Comuni e gli altri enti pubblici competenti in materia ambientale possono vietare di bruciare sterpaglie in particolari periodi in cui, a causa delle condizioni climatiche, ciò potrebbe comportare rischio di incendi o creare pericolo per la salute o per l’ambiente.

Chi brucia sterpaglie commette un illecito civile?

Anche nei casi in cui bruciare le sterpaglie è consentito, occorre fare attenzione a non cagionare danno ad altri. Se in prossimità abitano altre persone, infatti, il fumo derivante dalla combustione potrebbe finire nella loro proprietà, causando disturbo o, addirittura, danni alla loro salute.

Il Codice civile [3] stabilisce il divieto di immissioni (in questo caso, emanazioni di fumo e calore) nel fondo del vicino, quando esse superano la normale tollerabilità: quando, in definitiva, sono insopportabili. Se tale limite sia stato superato o meno è oggetto di valutazione da parte del giudice, che terrà conto di molteplici fattori: il luogo in cui si trovano i fondi confinanti, il loro utilizzo, le condizioni delle persone, e così via.

Se le immissioni hanno superato la normale tollerabilità si rischia di essere condannati a risarcire al vicino il danno derivante dal fastidio subito, salvi i maggiori danni che possono esserne derivati (ad esempio, a causa del fuoco o di esalazioni nocive per la salute).

Chi brucia sterpaglie commette reato?

Abbiamo visto quando si possono bruciare le sterpaglie. Occorre, però, avvertire che in alcuni casi questa attività può dare luogo a un illecito penale. Il Codice penale [4], infatti, prevede il reato di incendio. Chi provoca un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni; questo non solo nel caso in cui si dia fuoco a boschi o terreni appartenenti ad enti pubblici o ad altre persone, ma anche qualora si appicchi un fuoco nel proprio terreno, se da ciò può derivare pericolo per l’incolumità pubblica.

Va adoperata attenzione, dunque. Anche nei casi in cui le sterpaglie possono essere bruciate in base alla normativa vigente, bisogna stare attenti non solo a non provocare danni ad altri, ma anche a non creare situazioni di pericolo. Infatti, il reato di incendio sussiste pure nell’ipotesi in cui il fuoco, per la posizione del rogo, per la sua vastità, per le esalazioni che ne derivano costituisce un pericolo per la sicurezza e la salute altrui, a prescindere dal fatto che ne derivi o meno un danno.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 185, co. 1, lett. f) d.lgs. n.152/2006.

[2] Art. 182, co. 6-bis d.lgs. n.152/2006.

[3] Art. 844 cod. civ.

[4] Art. 423 cod. pen.


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1 Commento

  1. Nelle aree protette come bisogna comportarsi.
    Nei parchi le operazioni in agricoltura che da secoli venivano
    eseguite cosi dovevano continuare ad essere.
    Il primo asino che si alza la mattina fa leggi a chi se frega.
    Da che mondo è mondo il fumo e il bruciamento dei residui di potatura non anno arrecato alcun danno, anche perchè effettuato in presenza di piante da salvaguardare per il prossimo raccolto non vedo dove esiste l’infrazione di tale attività grazie per la disponibilità.

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