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I poteri istruttori del giudice del lavoro

23 Novembre 2021
I poteri istruttori del giudice del lavoro

La possibilità del giudice, nel rito del lavoro, di supplire all’onere della prova in capo alle parti non deve spingersi oltre i limiti indicati dalla giurisprudenza.

Ai sensi dell’articolo 421 del Codice di procedura civile, nell’ambito del processo del lavoro, il giudice può disporre d’ufficio, in qualsiasi momento, l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal Codice civile (ad eccezione del giuramento decisorio), nonché la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali.

Si tratta di una deroga al «principio dispositivo», in virtù del quale l’onere della prova spetta solo alle parti. E ciò per via della particolare rilevanza degli interessi contrapposti nel processo del lavoro, quello del lavoratore da un lato e quello del datore all’altro. Pertanto, similmente a quanto avviene nel processo penale, l’esigenza della «ricerca della verità», a prescindere dall’iniziativa delle parti, giustifica l’assegnazione al giudice di un ampio potere istruttorio d’ufficio.

La giurisprudenza ha più volte spiegato come si atteggiano i poteri istruttori del giudice del lavoro evidenziandone l’estensione e i limiti. Ecco alcune delle pronunce più importanti.

Parte decaduta dalla prova: i poteri del giudice

Il potere istruttorio d’ufficio non può essere esercitato quando una parte è decaduta dalla relativa prova. Il giudice quindi non può rimettere nei termini il difensore se questi non ha rispettato le scadenze processuali.

La Corte di Appello di Milano [1] ha ribadito che l’attivazione dei poteri d’ufficio prevista dall’art. 421 comma 2 cod. proc. civ. non può mai essere volta a superare gli effetti derivanti da una tardiva richiesta istruttoria delle parti o a supplire una carenza probatoria totale, sottolineando come l’esercizio del potere – dovere possa ritenersi legittimo solo laddove sia accompagnato dalla presenza di fatti indiziari ritualmente acquisiti e suscettibili di integrazione.

È stata quindi esclusa, in altro caso, la possibilità che un ordine di esibizione emesso  dal giudice possa supplire al mancato assolvimento dell’onere della prova della parte istante [2].

Ampliamento delle indagini

Il giudice inoltre non può allargare il campo di indagine, sia pure al fine di formare il suo libero convincimento. Il suo potere di ammettere d’ufficio mezzi di prova è finalizzato a superare difficoltà oggettive nell’acquisizione delle prove o a chiarire ed eliminare incertezze e deve conseguentemente mantenersi – per non violare il principio dell’onere della prova – nei limiti dei fatti costitutivi delle pretese o delle eccezioni dedotte o sollevate dalle parti.

Il giudice ha solo la possibilità di disporre un approfondimento istruttorio relativo a fatti già dedotti e che non possono, comunque, essere ricercati d’ufficio. A tal fine, egli può operare in qualsiasi momento del processo, rispetto ad “ogni mezzo di prova” ed anche “fuori dai limiti stabiliti dal Codice civile”, senza tuttavia sconfinare nei poteri di indagine propri del giudice penale [3].

Poteri istruttori del giudice: un potere o un dovere? 

Secondo un orientamento della giurisprudenza, l’esercizio dei poteri istruttori costituisce una mera facoltà del giudice e, pertanto, non comporta attenuazione alla regola dell’onere della prova [4]. Un secondo orientamento, invece, ravvisa nella norma un vero e proprio onere del giudice di attivarsi per integrare il materiale istruttorio offerto dalle parti [5]. 

La Cassazione, più di recente, ha dimostrato di aderire al secondo orientamento [6]. Ribadita la configurazione di questo potere istruttorio in termini di “potere-dovere”, la Corte ne ha posto in luce la natura “non discrezionale” che si esplica nel dovere di motivazione legato all’esercizio, così come al mancato esercizio, dello stesso potere.

Nel caso di specie, la Corte ha statuito che, nel rito del lavoro, il giudice, a fronte della richiesta di ammissione di prova, è sempre tenuto a motivare la mancata ammissione anche qualora la detta richiesta sia preclusa dall’ordinario decorso delle preclusioni istruttorie, dovendo dare conto, anche rispetto all’istanza tardiva, del mancato ricorso ai poteri di cui all’art. 421 cod.proc.civ.. 

Integrazione delle prove indicate dalle parti

In questa prospettiva, il giudice ove reputi insufficienti le prove già acquisite e le risultanze di causa offrano comunque significativi dati di indagine, potrà in via eccezionale ammettere anche d’ufficio le prove indispensabili alla dimostrazione o alla negazione dei fatti in contestazione, sempre che tali fatti siano stati puntualmente allegati o contestati e sussistano altri mezzi istruttori, ritualmente dedotti e già acquisiti, meritevoli di approfondimento [7].

Acquisizione di documenti da parte del Ctu

Con una recente ordinanza [8] la Cassazione ha ritenuto legittima l’acquisizione, da parte del Ctu, di documenti non prodotti dalle parti, previa autorizzazione del giudice e ferma restando la necessità processuale di assegnare un termine per la formulazione di prova contraria alla parte che ne abbia fatto richiesta. Nel rito del lavoro, l’acquisizione, da parte del Ctu, di documenti non prodotti dalle parti è riconducibile ai poteri istruttori ufficiosi, sicché, da un lato, è ammissibile solo previa autorizzazione del giudice, e dall’altro impone a quest’ultimo di assegnare un termine per la formulazione della prova contraria alla parte che ne faccia richiesta.

Interrogazione del lavoratore 

Quando nel giudizio tra datore di lavoro ed istituti previdenziali o assistenziali avente ad oggetto il pagamento di contributi sorga la contestazione sull’esistenza del rapporto di lavoro subordinato, con conseguente necessità di preliminare accertamento di detto rapporto quale presupposto dell’obbligo contributivo, la posizione che il lavoratore assume in detto giudizio determina la sua incapacità a testimoniare; tuttavia, ciò non esclude che il giudice possa, avvalendosi dei poteri conferitigli dall’art. 421 cod.proc.civ., interrogarlo liberamente sui fatti di causa [9].


note

[1] C. App. Milano, sent. n. 585 del 06.04.2021.

[2] Cass. sent. n. 16781/2011.

[3] Cass. 7 dicembre 2010 n. 24801; Cass. 6 luglio 2000 n. 9034.

[4] Cass. 21 maggio 2009 n. 11847; Cass. 1° ottobre 1997 n. 9596

[5] Cass. 10 settembre 2019 n. 22628; Cass. 14 agosto 2019 n. 21410; Cass. 10 dicembre 2008 n. 29006; Cass. 25 ottobre 1997 n. 10522.

[6] Cass. n. 19948 del 13.07.2021

[7] Cass. sez. lavoro n. 7694/2018 

[8] Cass. n. 24024 del 06.09.2021

[9] C. App. Firenze sent. n. 486/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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