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Articolo 7 Costituzione: spiegazione

23 Novembre 2021 | Autore:
Articolo 7 Costituzione: spiegazione

Cosa dice e cosa significa l’art. 7 Cost, in cosa consistono i Patti Lateranensi e l’Accordo concordatario.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti non richiedono procedimento di revisione costituzionale [1].

La lunga storia dei rapporti Stato-Chiesa

L’articolo 7 della Costituzione ha una lunga storia alle spalle. Tutto nacque quando, nel 756, il re dei Longobardi, Liutprando, donò allo Stato Pontificio la fortezza e il circostante territorio di Sutri. La Chiesa aveva finalmente un proprio territorio, sicché il Papa, oltre al potere spirituale, assunse anche quello temporale, ossia il potere giuridico e amministrativo su tali possedimenti.

Successivamente, nel 1855, i Savoia soppressero gli ordini religiosi e ordinarono la vendita di tutti i loro beni. Cavour cercò di mettere una toppa proclamando il principio di «libera Chiesa in libero Stato»: i territori del Vaticano furono ridotti e fu proclamato lo Stato laico. 

Da qui iniziò una profonda frattura tra Stato italiano e Chiesa cattolica che culminò nel 1870 quando i bersaglieri dell’esercito sabaudo, con la breccia di Porta Pia, entrarono in Roma che fu proclamata capitale d’Italia. 

In conseguenza di ciò, quattro anni dopo, Pio IX invitò tutti i cattolici a non partecipare alla vita politica di uno Stato nemico della Chiesa (famosa fu la sua frase «non expedit», ossia “non conviene”).

Nel 1929, Benito Mussolini, che cercava nella Chiesa una legittimazione al proprio regime, ricucì i rapporti con Pio XI firmando i Patti Lateranensi. In essi furono riconosciuti importanti privilegi alla Chiesa. Vescovi e cardinali ottennero l’immunità per i reati commessi sul suolo italiano, ottenendo di essere giudicati non dai nostri tribunali ma da quelli vaticani. La religione cattolica venne dichiarata religione di Stato e il suo insegnamento divenne obbligatorio in tutte le scuole. Così una parte del clero si schierò a sostegno della dittatura. L’Italia perse il suo carattere laico.

Con la caduta del fascismo, tutto cambiò di nuovo, ma non in modo drastico e soprattutto non più traumatico. I padri costituenti riaffermarono la laicità dello Stato riconoscendo, nello stesso tempo, il pluralismo religioso. L’articolo 7 della Costituzione fece salvi i Patti Lateranensi che, successivamente, nel 1984 furono oggetto di revisione. Fu così firmata la cosiddetta riforma del concordato, anche detta «Nuovo Concordato».

Il Nuovo Concordato abolì innanzitutto la religione cattolica come religione di Stato; cancellò i precedenti divieti che impedivano l’indizione del referendum sul divorzio; eliminò l’obbligo di insegnamento della religione cattolica nelle scuole (che oggi è facoltativa); soppresse la congrua, un contributo economico in precedenza versato dallo Stato italiano ai sacerdoti (oggi, invece, i cittadini sono liberi di destinare alla Chiesa cattolica l’otto per mille delle tasse versate all’Erario).

Con il Nuovo Concordato lo Stato italiano non adotta più una propria fede ma mette tutte le confessioni religiose sullo stesso piano, in conformità con la sua natura laica.

Oggi, la Chiesa cattolica occupa un territorio minuscolo, all’interno delle mura Leonine (di 0,28 Kmq) ove il Papa esercita la sua sovranità. 

L’articolo 7 e la nuova concezione della Chiesa

L’articolo 7 fu possibile perché, da un lato, era mutata nel popolo la concezione della religione: non più un’ombra dello Stato, capace di influire sulla vita politica della nazione, ma una sfera autonoma e indipendente, confinata all’intimità del singolo individuo. E lo stesso Papa era ormai ben lontano dalla figura di un regnante. 

Dall’altro lato, in un periodo di profonde fratture tra comunisti e liberali, monarchici e repubblicani, era necessario trovare un elemento di riconciliazione quantomeno con quella fetta di popolazione – peraltro ancora consistente – che si riconosceva negli ideali cattolico-cristiani. Non dimentichiamo infatti che la cultura cattolica aveva segnato la nostra storia, la nostra cultura, l’architettura, l’arte, la letteratura. Tutta l’Italia è pregna di cattolicesimo. Del resto, se è vero che le regole servono a garantire la convivenza pacifica di un popolo, quando a quelle giuridiche si aggiungono anche quelle religiose la stabilità è ancora più al sicuro. 

Ecco quindi che l’articolo 7 riporta in una Costituzione antifascista una normativa scritta dal fascismo, appunto i Patti Lateranensi. Potrebbe apparire una contraddizione, in realtà si tratta di un punto d’incontro tra la tradizione e il futuro e, nello stesso tempo, di uno spartiacque. La Chiesa cattolica viene prima citata nella Costituzione ma poi la Costituzione stessa la respinge stabilendo che Stato e Chiesa devono rimanere indipendenti. 

La laicità dello Stato non rappresenta solo una forma di indifferenza nei confronti della religione ma garantisce anche l’uguale trattamento di tutte le religioni dinanzi alla legge. Oggi, Stato e Chiesa cattolica sono due ordinamenti indipendenti e sovrani, i cui rapporti non possono pertanto essere disciplinati con le leggi del Parlamento ma con trattati internazionali proprio come tra Stati autonomi.

Questa commistione tra politica e religione, tra sacro e profano, ha poi segnato gli anni a venire. Tanto è vero che, fino a poco più di vent’anni fa, l’Italia è stata governata da un partito che si chiamava Democrazia cristiana, il che presupponeva esistesse una democrazia laica di cittadini che si riconoscevano comunque nella morale cristiana. E delle icone del cristianesimo si sono serviti spesso i politici nelle loro campagne elettorali, per richiamare l’attenzione di un elettorato ancorato alla tradizione. La Chiesa era diventata indipendente dallo Stato, ma – il paradosso – lo Stato non è ancora indipendente dalla Chiesa. 


note

[1] I Patti Lateranensi sono stati modificati dall’Accordo concordatario del 18 febbraio 1984, reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121 (G.U. 10 aprile 1985, n. 85, suppl.).


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