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Telefonare di notte: cosa si rischia?

24 Novembre 2021 | Autore:
Telefonare di notte: cosa si rischia?

In quali casi chiamare, mandare messaggi e scrivere email può essere reato di molestie? Come evitare la condanna penale?

Ricevere una telefonata nel cuore della notte non è mai piacevole, non solo perché obbliga a svegliarsi ma anche perché il pensiero corre immediatamente a qualche disgrazia che può essere capitata a uno dei propri cari. Probabilmente la legge ha dovuto tener conto di questo quando ha pensato al reato di molestie. Con questo articolo non solo parleremo di questo crimine ma approfondiremo una questione specifica: cosa si rischia a telefonare di notte?

Secondo la Corte di Cassazione, chi importuna un’altra persona in un orario poco consono può essere giustamente incriminato e condannato per molestie. Si potrebbe pensare che il reato scatti solamente a seguito di ripetute chiamate: si pensi al classico spasimante che telefona anche cento volte al giorno. In realtà, come vedremo a breve, può essere sufficiente anche una sola chiamata per essere condannati. E allora: cosa rischia chi telefona di notte? Scopriamolo insieme.

Quando c’è reato di molestie?

Secondo la legge (art. 660 cod. pen.), le molestie sono reato in due occasioni diverse, e cioè se fatte:

  • In luogo pubblico o aperto al pubblico. Si pensi allo spasimante che, con insistenza, corteggia la cameriera di un bar davanti a tutti gli avventori;
  • per telefono o attraverso strumento equivalente (come vedremo, anche email e sms possono integrare il reato).

In entrambi i casi, la condotta costituisce reato se fatta per petulanza o per altro biasimevole motivo:

  • è petulante la condotta insistente, impertinente e, pertanto, contraria alla buona educazione. Si pensi a chi faccia decine di chiamate, negli orari meno opportuni;
  • è biasimevole ogni motivo ingiustificato, come ad esempio quello di chi telefona di notte per ottenere la restituzione di 1 euro.

Molestie: come sono punite?

Il reato di molestie è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.

Molestie: come evitare la condanna?

L’imputato può evitare una condanna per molestie pagando una semplice sanzione economica pari a 218 euro (la metà dell’ammenda nel suo importo massimo). Si parla in questo caso di oblazione.

Per accedere a questa particolare procedura, però, occorre il consenso del giudice, il quale potrebbe negare l’estinzione del reato mediante pagamento se ritiene che il fatto sia stato particolarmente grave oppure nel caso di recidiva.

La richiesta di oblazione va fatta tempestivamente, prima dell’apertura del dibattimento o del decreto penale di condanna.

Telefonare di notte è reato?

Telefonare di notte costituisce molestia? Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], si può incorrere nel reato di molestie anche se non si ha l’intenzione di arrecare disturbo: ciò che conta è che la chiamata sia oggettivamente idonea ad arrecare disturbo.

In altre parole, secondo la Suprema Corte non c’è bisogno dell’intenzione di molestare una persona o di volerle creare disagio: la petulanza e il biasimevole motivo che sono alla base del reato prescindono dalla valutazione soggettiva fatta dall’autore del reato, cioè da chi alza la cornetta per effettuare la telefonata.

Pertanto, chi telefona di notte rischia seriamente di incorrere nel reato di molestie, a meno che la chiamata non sia giustificata. Di tanto ne parliamo anche nell’articolo dedicato alle possibili conseguenze degli scherzi telefonici.

Molestie: dopo quante telefonate è reato?

Un numero ripetuto di telefonate inutili e ingiustificate può far incorrere nel reato di molestie a prescindere all’orario in cui sono effettuate. Pertanto, rischia di commettere il crimine in questione chi chiama dieci volte al giorno per futili ragioni, così come chi corteggia una donna pedinandola.

Secondo la Corte di Cassazione [2], il reato di molestie non presuppone l’abitualità della condotta. In altre parole, è possibile che commetta molestia anche il soggetto che faccia una sola chiamata, purché inopportuna e idonea a interferire con la vita privata della vittima.

Alla luce di ciò, potrebbe bastare anche una sola telefonata, purché ispirata da biasimevole motivo o avente il carattere della petulanza, per aversi molestia penalmente perseguibile.

Messaggi ed email: quando c’è molestia?

Secondo la Corte di Cassazione [3], qualunque tipo di messaggio telefonico o telematico è idoneo a integrare il reato di molestie. Ciò significa che non solo le telefonate possono essere biasimevoli o petulanti, ma anche gli altri mezzi di comunicazione.

Secondo la Cassazione, dunque, un messaggio o un’email possono avere la stessa carica invasiva (e, pertanto, molesta) della telefonata, integrando così il reato di cui in commento.

Da tanto deriva che, almeno in teoria, anche un’email o un messaggio inviato tramite chat, se idoneo a disturbare la quiete della vittima, può integrare il reato di molestie, purché sia stato trasmesso senza un legittimo motivo.

Bisogna però dire che, sul punto, la giurisprudenza non è unanime: in passato infatti la Cassazione ha escluso che le molestie potessero essere perpetrate tramite sms, email o chat per via della possibilità, per il ricevente, di “isolarsi” da queste forma di comunicazione, ad esempio staccando la connessione internet o bloccando il mittente.

Telefonare di notte: è reato di molestie?

In sintesi, possiamo affermare che anche una sola telefonata notturna può integrare il reato di molestie, purché sussista la petulanza o il biasimevole motivo richiesti dalla legge.


Anche una sola telefonata notturna può integrare il reato di molestie, purché sussista la petulanza o il biasimevole motivo richiesti dalla legge.

note

[1] Cass., sent. n. 42683 del 22 novembre 2021.

[2] Cass., sent. n. 6064 dell’8 febbraio 2018.

[3] Cass., sent. n. 37974 del 22 ottobre 2021.

Autore immagine: canva.com/


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