Green pass: dove si trovano online

23 Novembre 2021 | Autore:
Green pass: dove si trovano online

Come funziona il mercato di certificazioni verdi false su Internet, a pagamento ma qualche volta anche gratis. L’inchiesta del Garante della privacy.

Immagina di andare ad un ristorante e di esibire il tuo Green pass all’ingresso, come richiesto dalla legge. Il responsabile del locale controlla, vede che è valido, ti fa accomodare. Quello di cui, probabilmente, non si è accorto è che la certificazione che gli hai appena mostrato è esattamente la stessa di uno, due, dieci clienti già seduti e con coltello e forchetta in mano. A tua e a sua insaputa: gli altri commensali non hanno fatto altro che acquistare il Green pass con i tuoi dati su Internet. Non sono vaccinati, non sono guariti dal Covid, non hanno fatto il tampone. Eppure, risultano perfettamente a posto. Il problema è che il dispositivo che verifica la validità del Green pass non fa vedere a chi appartiene: ecco perché lo stesso documento può essere nelle mani di decine, centinaia di persone. Il trucco è semplice e costoso. E sta riempiendo le tasche di persone che, senza molti complimenti, rubano i dati personali di chi ha ottenuto regolarmente il Green pass per fabbricare delle certificazioni false e metterle in vendita in Rete. Dove si trovano online?

È quello che il Garante della privacy, attraverso la Guardia di Finanza, sta cercando di scoprire con un’inchiesta appena partita nei meandri di Internet. Il responsabile del Centro nazionale Anticrimine, Riccardo Croce, spiega il fenomeno così: «Ci sono delle zone sia del clear web che del dark web e anche canali social, dove vengono posti in vendita Green pass falsi o autentici, che sono stati sottratti ai legittimi titolari. La tendenza è abbastanza stabile, notizie su clear e dark web o di canali Telegram e siti internet che mettano in vendita Green pass trafugati sono all’ordine del giorno. Per ora è il trend costante».

Ultimo in ordine di tempo (ma, ovviamente, non sarà l’ultimo) è il caso dell’archivio pubblicato su Emule, quello che una ventina di anni fa utilizzavano milioni di persone in tutto il mondo per scaricare dei files musicali illegalmente: come per la musica, anche per i Green pass il download era gratuito. «Dietro a questo fenomeno – commenta Croce – potrebbe esserci un movente ideologico ma non necessariamente».

Il punto – continua il capo dell’Anticrimine – è che «i Green pass che si trovano online, talvolta, come nel caso di Emule e come accade in alcune zone del dark web, possono essere effettivamente autentici e validi. Si tratta di quelli che vengono sottratti senza il consenso dei legittimi titolari e utilizzati per accedere nei posti dove è richiesto il certificato. In questo caso gli acquirenti sperano di farla franca senza che nessuno controlli il documento di identità».

C’è spazio, tuttavia, per la truffa: «Soprattutto quando quello che si promette sul web è la produzione di un Green pass falso a nome della persona che lo chiede – spiega Croce –, quindi un vero e proprio documento falso che attesti che la persona ha fatto il vaccino o il tampone. In questo caso quello che succede è che si entra in trattativa con i venditori e si incorre nel furto dei dati personali. Si perdono i soldi pagati per ottenere il certificato, che poi non arriva, e si possono anche verificare tentativi di estorsione, perché spesso dietro la minaccia di diffondere i dati personali arrivano anche altre richieste di soldi».



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