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Permessi 104: no trattenute su tredicesima alla lavoratrice madre

7 Luglio 2014
Permessi 104: no trattenute su tredicesima alla lavoratrice madre

La non computabilità opera solo in caso di cumulo con i congedi parentali e con quelli per malattia-bambino: necessario evitare l’aggravio economico, sarebbe un deterrente per la fruizione dei benefici.

È illegittima la trattenuta, effettuata dal datore di lavoro, sulla tredicesima nel caso dei permessi ai sensi della “legge 104” [1], usufruiti dalla lavoratrice, madre di un minore portatore di handicap. Ma a determinate condizioni, chiarite, poche ore fa, dalla Cassazione [2].

Secondo la Corte, la non computabilità dei permessi ai fini della tredicesima, opera solo se questi permessi si cumulano con i congedi parentali [3]. Vanno quindi condannate, in tali casi, tutte le aziende datrici di lavoro a corrispondere ai dipendenti le somme (a volte elevate) trattenute a titolo di tredicesima e quattordicesima mensilità, relativa ai permessi della legge 104.

La legge prevede il diritto per determinati parenti che prestano assistenza a persone con handicap di usufruire di tre giorni di permesso mensile retribuito e coperto da contribuzione. Altra norma [3] prevede poi che i congedi parentali, costituiti dall’astensione facoltativa e dai permessi per le malattie del bambino “sono computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia”.

Dunque, bisogna valutare se il mancato computo dei permessi ai fini della tredicesima o della gratifica natalizia e delle ferie operi in ogni caso, oppure solo quando si cumulino con i congedi parentali.

Si legge in un passaggio della sentenza che “una lettura sistematica delle disposizioni richiamate e coerente con la finalità e la disciplina generale della normativa di tutela per le situazioni di handicap porta a ritenere operante tale limitazione solo nel caso in cui i permessi si cumulino effettivamente con il congedo parentale ordinario e con il congedo per la malattia del figlio.

In definitiva, conclude la Cassazione, ragioni di coerenza con la funzione dei permessi e con i principi indicati impongono quindi l’interpretazione della disposizione maggiormente idonea a evitare che l’incidenza sull’ammontare della retribuzione possa fungere da aggravio della situazione economica dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzo del permesso stesso.


note

[1] L. 104/92.

[2] Cass. sent. n. 15435/14.

[3] Comma dell’articolo 7 della legge 1204/71 (abrogato dal Dlgs. 151/01, che ne ha recepito il contenuto negli articoli 34 e 51.

Autore immagine: Sole24ORe


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