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Violenza sulle donne: 6 cose che non sai

24 Novembre 2021
Violenza sulle donne: 6 cose che non sai

Femminicidio, stalking, violenze di genere: ecco alcuni importanti chiarimenti.

Il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne, un tema di cui non tutti sono informati. Diffusa è l’ignoranza in merito ai reati commessi ai danni delle donne anche da parte delle stesse vittime, spesso all’oscuro delle tutele legali previste dal nostro ordinamento. Ecco allora alcuni aspetti importanti da conoscere in merito alla violenza sulle donne 

Esiste il reato di violenza sulle donne?

Non esiste il reato di violenza sulle donne. La nostra legge punisce la violenza allo stesso modo, indipendentemente dal genere della vittima, a titolo di maltrattamenti, lesioni, percosse, diffamazione, ecc.

In questi casi, la vittima può sporgere denuncia alle autorità per ottenere la punizione del colpevole e il risarcimento del danno.

Dunque, la donna vittima di violenza ha la stessa tutela di un uomo vittima di violenza.

Esiste il reato di femminicidio?

Come non esiste un reato autonomo di violenza di genere, non esiste neanche il reato di femminicidio. L’uccisione di una donna viene punita come un normale omicidio. Anche in questo caso, per evitare discriminazioni tra uomini e donne, si è inteso applicare la stessa norma. 

Le aggravanti in caso di violenza sulle donne

La legge, pur non sanzionando espressamente la violenza sulle donne, prevede delle aggravanti per i reati commessi nei loro confronti. Non viene tutelata maggiormente la donna solo per il suo sesso ma in base ad alcune condizioni, come lo stato di gravidanza. 

La legge sul femminicidio del 2013 ha infatti previsto un’aggravante comune (cioè, applicabile a più reati) per tutti i delitti contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà personale quando il fatto è commesso in danno di persona in stato di gravidanza.

È stato poi previsto il “codice rosso”, una procedura d’urgenza per combattere reati legati alla violenza di genere come lo stalking, i maltrattamenti familiari, il revenge porn, la violenza sessuale.

Grazie al codice rosso, questi reati godono di una “corsia preferenziale” nelle indagini. Una volta ricevuta la denuncia/querela, la polizia deve immediatamente comunicare la notizia di reato alla Procura competente, anche oralmente (ad esempio, con una telefonata).

Il magistrato del pubblico ministero, ricevuta la querela dalla polizia giudiziaria, ha tre giorni di tempo per assumere informazioni direttamente dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato.

Così facendo, il pm potrà valutare fin da subito se sussistono gli estremi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare (tipo l’allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima).

In pratica, il codice rosso favorisce non solo la maggiore speditezza delle indagini, ma anche l’intervento diretto del pubblico ministero, il quale è tenuto a convocare in brevissimo tempo la persona offesa oppure il denunciante (se persona diversa).

La violenza sessuale

Commette violenza sessuale non solo chi costringe una donna ad avere un rapporto sessuale ma anche chi la tocca sulle zone erogene (natiche, seno, scollatura, cosce) o cerca di baciarla nonostante il suo dissenso.

Per commettere il reato di violenza sessuale non serve costringere la vittima con la forza: è sufficiente qualsiasi condotta che, di fatto, obblighi la persona offesa a subire o a compiere atti sessuali.

E così, il reato scatta anche in presenza di minacce verbali, abusando della propria autorità oppure della debolezza della vittima, o sostituendosi ad altra persona.

Anche l’atto sessuale con persona in condizione di depressione è stato considerato dalla giurisprudenza una violenza sessuale, poiché essa implica una minore resistenza della vittima alle altrui pressioni.

Il catcalling

Anche se viene da molte ritenuto un comportamento molesto, il catcalling non è reato. Il catcalling è una forma di molestia che, in genere, si verifica in strada ai danni delle donne, consistente nel rivolgere commenti irrispettosi. È una violenza verbale che diventa reato solo se ripetuta (in tal caso si parla di molestie). In caso di vera e propria persecuzione, potrebbe integrarsi anche il delitto di stalking.

Avvocato gratis in caso di violenza sulle donne

A tutela delle donne che hanno subito violenza, la legge garantisce il gratuito patrocinio a prescindere dal reddito: in pratica, la persona offesa da reati come maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo e stalking può essere sempre ammessa al gratuito patrocinio, anche se ha un reddito molto elevato.

Sul punto si è anche espressa la Corte Costituzionale, la quale ha stabilito che è legittima la norma di legge che estende il gratuito patrocinio anche a coloro che posseggono un reddito superiore al limite di legge.

La scelta di garantire il gratuito patrocinio anche a persone abbienti non appare né irragionevole né lesiva del principio di parità di trattamento, considerata la vulnerabilità delle vittime di questi reati (in genere, donne).



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