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La cartella di pagamento di Equitalia non si impugna con la posta privata

7 Luglio 2014
La cartella di pagamento di Equitalia non si impugna con la posta privata

Poste Italiane è l’unico soggetto delegato alla notifica di atti giudiziari e di atti fiscali.

Attenti a quando procedere a notificare, all’agenzia delle Entrate e a Equitalia, il ricorso contro una cartella esattoriale. In tali casi, posto che la legge impone al ricorrente di notificare copia dell’atto – prima della costituzione in tribunale – alle controparti, bisognerà sempre valersi del servizio postale offerto da Poste Italiane e non da altre società private.

È infatti un opinione condivisa da tutti i giudici [1] quella secondo cui è nulla la notifica di atti giudiziari (un ricorso, un controricorso, un appello, ecc.) o di atti fiscali (la richiesta di pagamento di un tributo, una cartella di pagamento di Equitalia, ecc.) effettuata non dalle Poste, ma da un’altra società privata. E ciò nonostante la raccomandata ordinaria tramite operatore diverso dall’ex monopolista sia equiparata a tutti gli effetti giuridici alle spedizioni fatte da Poste Italiane.

La questione è stata, di recente, affrontata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Caltanissetta [2].

La vicenda

Un contribuente aveva impugnato una cartella di pagamento emessa dal competente agente per la riscossione. L’Agenzia delle entrate, cui il ricorso era stato notificato con una società di spedizione privata (di cui si era valso il ricorrente), aveva eccepito l’inammissibilità dell’atto per tardiva presentazione.

La sentenza

La legge impone, per l’esecuzione di una notificazione, il ricorso alla “raccomandata con avviso di ricevimento” e quest’ultima, nell’intenzione della norma, non può che essere che il servizio postale universale fornito dall’Ente Poste su tutto il territorio nazionale.

Pertanto, qualora tale adempimento sia affidato a un’agenzia privata di recapito, esso non è conforme alle formalità prescritte dalla legge e, dunque, non è idoneo al perfezionamento del procedimento notificatorio.

Il rischio concreto

Il grosso rischio che può correre il contribuente che non sia al corrente di tale orientamento è che, pur impugnando correttamente e nei termini un atto dell’Agenzia delle entrate o di Equitalia, e magari avendo anche ragione nel merito, il ricorso stesso verrebbe rigettato. L’amministrazione, infatti, non si fa molti scrupoli nell’eccepire vizi di forma di tale tipo, specie quando si presenti il rischio di una soccombenza nella causa. In altre parole: “la guerra è guerra” e non conta che uno dei due soggetti sia lo Stato che dovrebbe, piuttosto, far attenzione alla correttezza delle proprie (esose) pretese fiscali.

Sulla questione va ricordato però che, dal 30 aprile 2011, la legge [1] attribuisce una esclusiva a Poste Italiane, tra l’altro, solo per le notificazioni connesse ad atti giudiziari. Invece, altri servizi postali – tra i quali, in particolare, i servizi relativi agli invii raccomandati – non sono riservati in via esclusiva al fornitore pubblico, ma [2] possono essere svolti anche da soggetti diversi, a condizione che intervenga il rilascio di licenza da parte del Ministero dello sviluppo economico.

Dunque, lo scenario giurisprudenziale potrebbe cambiare e consentire la notificazione “diretta” di un atto del processo tributario eseguita a mezzo di raccomandata “ordinaria” tramite operatore postale diverso dal fornitore che sia in possesso di licenza individuale: essa è, infatti, equiparata a tutti gli effetti giuridici alla notificazione “diretta” eseguita tramite Poste italiane spa.


note

[1] Cass. sent. n. 11095/2008.

[2] CTP Caltanissetta sent. n. 501/3/14.

[3] A decorrere cioè dalla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 58 del 2011.

[4] Ai sensi del successivo articolo 5, comma 1.

Autore immagine: 123rf com


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