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Donazione degli organi: cosa bisogna fare?

24 Novembre 2021 | Autore:
Donazione degli organi: cosa bisogna fare?

La procedura per dare il consenso o esprimere il dissenso all’espianto. I familiari possono decidere o negare la volontà del defunto?

Consentire a qualcun altro di vivere dopo la propria morte: ecco il senso della donazione degli organi. Cosa bisogna fare, però, per permettere a chi ha bisogno di un cuore, di un pancreas, di un rene, di una cornea di riceverlo? A chi bisogna rivolgersi per donare gli organi? Qual è la procedura, quali moduli bisogna compilare? E fino a che punto si può decidere al posto di un parente che, ad esempio, muore in un incidente stradale o viene colto da infarto e non ha fatto in tempo ad esprimere il suo consenso all’espianto dei suoi organi?

In Italia esiste una legge [1] che regola la donazione degli organi e che stabilisce alcuni limiti per garantire il rispetto della volontà del defunto, oltre che per evitare di alimentare il mercato nero: nel nostro Paese, vendere un organo è vietato ma, purtroppo, è una pratica che viene svolta sottobanco e che rende parecchio. Il principale divieto è quello di espiantare un organo se il diretto interessato ha esplicitamente negato il suo consenso. Quindi, non solo i medici ma nemmeno i parenti possono violare questa decisione. Lo stesso succede nel caso in cui il defunto non si sia pronunciato in vita riguardo a questa eventualità e siano i suoi familiari ad esprimere il dissenso.

Altri vincoli riguardano la reale possibilità di compiere questo gesto: in alcuni casi, pur con tutta la buona volontà, non è possibile farlo, come nel caso di chi soffre di certe malattie.

Detto questo, e nel caso in cui si voglia optare per la donazione degli organi, cosa bisogna fare? Ecco che cosa dice la legge.

Chi può donare gli organi?

Si può dire, in linea generale, che chiunque può decidere di donare gli organi, cioè di esprimere il consenso affinché, alla sua morte, vengano prelevati dal suo corpo organi e tessuti utili ad altre persone. A condizione, però, che sia maggiorenne: se si tratta di un minorenne, il consenso deve essere espresso da entrambi i genitori o da chi ne fa le veci. Il che significa che se solo uno dei due, tra il padre e la madre, non acconsente, l’espianto non si può fare.

Affinché sia possibile effettuare il prelievo, il personale sanitario deve verificare se il defunto ha lasciato una dichiarazione con la quale acconsente alla donazione degli organi. Raramente capita, però, che una persona vada in giro con tale dichiarazione in tasca, per cui sarà necessario chiedere ai familiari se il defunto aveva lasciato scritto qualcosa in proposito e consultare il Sistema informativo trapianti (il Sit) su cui risultano registrate quasi 4 milioni di dichiarazioni di consenso.

Nel caso in cui il defunto non avesse disposto alcunché sulla donazione degli organi, toccherà decidere ai parenti, che verranno interpellati in quest’ordine:

  • coniuge;
  • convivente more uxorio;
  • figli maggiorenni;

Nel caso in cui si tratti di un minorenne, come detto, vengono interpellati i genitori.

Va detto, comunque, che chi decide di donare gli organi alla propria morte può cambiare idea e revocare il consenso in qualsiasi momento.

Chi non può donare gli organi?

Ci sono delle eccezioni: in alcuni casi non viene accettata la richiesta di poter donare gli organi. Oltre al caso in cui a disporlo sia un minorenne, è escluso da questa possibilità chi è affetto da:

  • sieropositività da HIV1 o HIV2;
  • positività contemporanea ad epatite B e D;
  • tumori maligni in corso;
  • infezioni sistemiche sostenute da microorganismi senza opzioni terapeutiche possibili;
  • malattie da prioni accertate.

Quali organi si possono donare?

È sempre la legge a stabilire quali sono gli organi ed i tessuti che si possono donare alla propria morte. Si tratta di:

  • reni;
  • fegato;
  • pancreas;
  • polmoni;
  • intestino;
  • cuore;
  • cornee;
  • tessuto osseo;
  • cartilagini;
  • tendini;
  • cute;
  • valvole cardiache;
  • vasi sanguigni.

Ci sono due casi particolari. Uno riguarda la donazione del midollo osseo, cosa che si può fare anche in vita, ad esempio per aiutare chi soffre di leucemia. In questo caso, bisogna rivolgersi ad una struttura sanitaria che partecipi all’apposito programma nazionale. Qui verranno raccolti ed inviati i dati del potenziale donatore al Registro italiano donatori di midollo osseo. Successivamente si verrà contattati per accertamenti e analisi da effettuare prima del prelievo in modo da evitare il più possibile i casi di rigetto.

L’altro caso particolare è la donazione di sangue cordonale: i genitori del nascituro possono dare il proprio consenso durante le visite prenatali, dopodiché verranno convocati per un colloquio informativo durante il quale saranno messi a conoscenza delle modalità di donazione e verranno raccolti i dati sui precedenti che riguardano la loro salute e quella dei loro ascendenti per accertare l’eventuale idoneità alla donazione.

Quali organi non si possono donare?

La legge vieta il prelievo, e di conseguenza la donazione di:

  • gonadi;
  • encefalo.

È vietata anche la manipolazione di embrioni ai fini di trapianto di organo.

Donazione degli organi: cosa bisogna fare per esprimere il consenso?

Il primo punto fermo per poter donare gli organi è questo: non esiste il silenzio-assenso, non è possibile prelevare un organo o un tessuto da un cadavere se il defunto (o chi per lui, come abbiamo spiegato prima) non si è detto d’accordo con il prelievo. Pertanto, si rende necessario o il consenso scritto per l’espianto o il dissenso, sempre nero su bianco, affinché non venga fatto.

Entrambe le dichiarazioni possono essere fatte:

  • presso l’ufficio Anagrafe dei Comuni che hanno previsto un servizio di raccolta e registrazione della dichiarazione di volontà al momento di chiedere o di rinnovare la carta d’identità. La dichiarazione verrà inviata dal Comune al Sit (Sistema informativo trapianti);
  • presso la propria Asl o dal medico di base compilando questo modulo. La dichiarazione viene registrata direttamente sul Sit (il Sistema informativo trapianti);
  • compilando il tesserino blu del ministero della Salute o di un’associazione che opera nel settore (da conservare);
  • attraverso una dichiarazione scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà, data e firma (da conservare);
  • attraverso l’atto olografo dell’Aido (Associazione italiana donatori di organi). La dichiarazione verrà inviata direttamente al Sit.

La dichiarazione sottoscritta dal diretto interessato impedisce ai familiari di opporsi all’espianto.

Donazione degli organi: cosa bisogna fare se si cambia idea?

Come abbiamo detto, il donatore di organi può cambiare idea in qualsiasi momento e revocare il consenso dato all’espianto. Per farlo, dovrà recarsi presso l’ufficio Anagrafe del Comune di residenza oppure all’Asl competente per territorio e compilare l’apposito modulo che viene messo a disposizione in queste sedi.

La dichiarazione che revoca il consenso al prelievo viene trasmessa al Centro nazionale trapianti, il quale provvede alla cancellazione dal database nazionale.

Donazione degli organi: come viene effettuato l’espianto?

Il prelievo degli organi non avviene prima che il medico non abbia constatato una lesione irreversibile al cervello o un prolungato arresto cardiaco rilevato tramite elettrocardiogramma per almeno 20 minuti. Queste circostanze devono aver provocato la totale distruzione delle cellule cerebrali e la conseguente morte del paziente per irreversibile e completa cessazione dell’attività cerebrale per almeno 6 ore.

La certificazione del decesso viene fatta da un’équipe di tre medici (un medico legale, un anestesista-rianimatore ed un neurofisiopatologo) diversi da colui che ha constatato per primo la morte del paziente e da quelli che realizzeranno prelievo e trapianto.

L’intervento per l’asportazione degli organi viene fatto nelle sale operatorie delle strutture sanitarie accreditate dalla Regione o dal ministero della Salute. Una volta completato il prelievo, il corpo del defunto viene consegnato ai familiari affinché possano procedere al funerale ed alla sepoltura.


note

[1] Legge n. 91/1999 del 01.04.1999.


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