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Stalker da oggi a piede libero: abrogata di fatto la custodia

7 Luglio 2014 | Autore:
Stalker da oggi a piede libero: abrogata di fatto la custodia

Decreto contro il sovraffollamento delle carceri: no alla custodia cautelare in carcere in caso di pene inferiori a tre anni: il nuovo decreto di fatto lascia liberi gli imputati di reati di stalking e maltrattamenti in famiglia; meno tutela per le vittime.

Stalking “liberalizzato”? è una frase molto forte e, sicuramente, non vera. Ma rende l’idea del colpo di spugna che il Governo ha attuato in queste ultime ore.

Il nuovo decreto contro il sovraffollamento delle carceri, entrato in vigore lo scorso 28 giugno [1], di fatto abroga le tutele che quasi esattamente un anno fa venivano concesse alle donne vittime di stalking e maltrattamenti in famiglia [2]. Vediamo perché.

Una delle disposizioni del decreto prevede che non può applicarsi più la misura della custodia cautelare in carcere dell’imputato se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni.

Si tratta di una regola automatica: se la pena detentiva è o si prevede inferiore a tre anni, niente custodia in carcere.

Non sono ammesse valutazioni del giudice in ordine alla pericolosità sociale del reo, alla situazione della vittima, alla recidiva.

Indipendentemente da ogni giudizio sul caso concreto, vale la regola dei limiti di pena detentiva ai fini della concessione o meno della custodia cautelare.

Ebbene nel caso di stalking e di maltrattamenti in famiglia [3], la pena detentiva applicata al colpevole è solitamente inferiore a tre anni, per cui quasi sempre sarà esclusa la misura cautelare del carcere e il reo resterà a piede libero.

Si è già verificato un primo caso [4] in cui il giudice, pur valutata la pericolosità di un soggetto che aveva inflitto per anni violenza psicologica ed emotiva alla moglie e alla figlia, non ha potuto, a causa della novità legislativa in questione, disporne la carcerazione preventiva.

Come si può ben immaginare, l’automatica esclusione della custodia cautelare in carcere, basata esclusivamente sul limite della pena inflitta e indipendentemente dalla pericolosità del reo, comporta un taglio netto alla tutela delle vittime.

Come può una donna maltrattata o vittima di stalking sentirsi al sicuro se il suo compagno violento circola liberamente e può tornare in qualsiasi momento ad importunarla?!

Di certo non può bastare un provvedimento del giudice che ordina l’allontanamento dalla casa della vittima (e/o dai luoghi da questa frequentati) per soddisfare le esigenze cautelari discendenti dal pericolo di reiterazione del delitto.

Negare la discrezionalità del giudice nell’ambito della valutazione del singolo caso concreto, ai fini della condanna e della necessità di determinate misure cautelari, può comportare due ordini di conseguenze. Infatti il giudice, essendo costretto a non disporre la custodia cautelare in carcere per pene inferiori a tre anni:

1. o infligge al reo in ogni caso una pena inferiore a tre anni, di fatto negando tutela alle vittime di reati particolarmente gravi;

2. o aggira il dato normativo, infliggendo la pena massima prevista (per esempio 4 o 5 anni per lo stalking) in modo da poter applicare anche la custodia cautelare i carcere. Soluzione, quest’ultima, che vanificherebbe l’intento del decreto svuota carceri.

Come da più parti denunciato, l’automatismo della custodia cautelare è ingiusto e comporta conseguenze che si scontrano con le esigenze di contrasto ai reati di violenza e di tutela delle vittime.

Quasi un anno fa è infatti entrato in vigore il decreto contro il femminicidio che ha introdotto, tra le altre cose, pene più aspre per i colpevoli di stalking e violenza di genere, arresto obbligatorio in flagranza, allontanamento coatto dalla casa familiare.

La finalità di contrasto alla violenza domestica e, in generale, alla violenza contro le donne viene scalfita a distanza di un anno da un decreto che, per raggiungere l’altra finalità dello svuotamento carceri, esclude in tantissimi casi la carcerazione del reo violento.

Il decreto contro il femminicidio prevede, per esempio, l’allontanamento coatto del coniuge violento il quale può essere controllato tramite braccialetto elettronico, alternativo alla custodia in carcere.

Il nuovo decreto di fatto esclude l’effettività di tale disposizione in quanto se il braccialetto elettronico non può essere utilizzato e non vi è più l’alternativa della custodia in carcere si vanifica l’intento di controllo del reo.

È allora necessaria una modifica della nuova norma al fine di lasciare un margine di discrezionalità al giudice nella valutazione della necessità o meno della custodia cautelare del soggetto colpevole di reati di violenza.

In questo modo può attuarsi un compromesso tra le esigenze di contrasto alla violenza di genere e tutela delle vittime e le esigenze di svuotamento delle carceri e inflizione di pene alternative.


note

[1] D.l. n. 92 del 26.06.2014.

[2] D.l. n. 93 del 14.08.2013.

[3] Il limite dei tre anni di pena esclude la custodia cautelare in carcere anche per altri reati (per esempio furti in abitazione, finanziamento illecito ai partiti ecc.).

[4] Tribunale di Torino, sentenza di pochi giorni fa.

Autore immagine: 123rf com


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