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Quando si può divorziare dopo la separazione?

25 Novembre 2021 | Autore:
Quando si può divorziare dopo la separazione?

La tempistica per ottenere la cessazione definitiva del matrimonio; come funziona il divorzio breve; cosa succede se i coniugi hanno continuato a convivere.

Quando si parla di cessazione degli effetti civili del matrimonio c’è spesso una notevole incertezza sui tempi che occorrono per arrivare a questo risultato. Hai due zii che hanno impiegato cinque anni per divorziare; a una coppia di tuoi amici ne sono bastati tre; un collega di lavoro c’è riuscito in sei mesi, mentre un altro ci ha messo un anno. Insomma, quando si può divorziare dopo la separazione?

La legge stabilisce una tempistica, che nel corso degli anni si è notevolmente abbreviata rispetto agli originari termini stabiliti all’epoca dell’introduzione del divorzio, nel 1970; ma molto dipende anche dal tipo di separazione che si è instaurata tra i coniugi – che può essere consensuale o giudiziale – e dalla eventuale prosecuzione della convivenza sotto lo stesso tetto anche dopo la separazione, come talvolta avviene per motivi pratici di necessità abitativa.

Esistono, poi, diversi modi per separarsi, anche senza comparire davanti al giudice: si può andare in Comune, o realizzare la fine dell’unione con un atto firmato davanti ai rispettivi avvocati nell’ambito della procedura di «negoziazione assistita». Ma in ogni caso per ottenere il divorzio deve trascorrere un determinato termine da questo primo atto. Vediamo, quindi, quando si può divorziare dopo la separazione.

La separazione dei coniugi

La separazione dei coniugi può essere di due tipi: consensuale o giudiziale. Nel primo caso le parti raggiungono autonomamente fra loro un accordo su tutti gli aspetti della separazione, da quelli economici alle forme di affidamento dei figli minori. Nel secondo caso, invece, i coniugi non riescono a trovare un’intesa e devono ricorrere al giudice. Sarà quindi il tribunale a provvedere sull’assegno di mantenimento,  l’assegnazione della casa coniugale, l’eventuale addebito della separazione a uno dei coniugi e le modalità di affidamento e collocamento dei figli.

La separazione consensuale può avvenire:

  • in Comune, se la coppia non ha figli o se essi sono maggiorenni e completamente indipendenti dal punto di vista economico;
  • tramite gli avvocati dei due coniugi, che nell’ambito di un procedimento di negoziazione assistita raggiungono un accordo sulle condizioni della separazione;
  • in tribunale (anche con l’assistenza di un unico avvocato per entrambi), per sottoscrivere l’accordo raggiunto, che il giudice omologherà se non contiene disposizioni pregiudizievoli per i figli minori o contrarie all’ordine pubblico.

Nella separazione giudiziale il presidente del tribunale emana, in base all’art. 708 del Codice di procedura civile, un’ordinanza contenente i «provvedimenti temporanei ed urgenti» riguardanti il mantenimento dell’ex coniuge e dei figli e il loro affidamento e collocamento presso i genitori, stabilendo anche il diritto di visita e la frequenza degli incontri tra i figli e il genitore separato con cui non coabitano più. Queste statuizioni provvisorie hanno efficacia immediata mentre la causa prosegue – a volte per anni – per l’emanazione dei provvedimenti definitivi.

Divorzio: quanto tempo dopo la separazione?

Va premesso che il divorzio non è obbligatorio e gli ex coniugi potrebbero decidere di rimanere separati a vita, se non hanno necessità di far cessare definitivamente gli effetti civili del matrimonio o se si sono riconciliati dopo la separazione. Inoltre il divorzio non è automatico, ma va richiesto da uno o da entrambi i coniugi, con un ricorso da presentare al tribunale che ha pronunciato la separazione. Solo in casi particolari ed eccezionali (come la commissione di gravi reati, il cambiamento di sesso o il matrimonio non consumato si può divorziare senza separazione.

In base all’attuale legge [1] si può chiedere il divorzio:

  • dopo un anno dalla data della separazione giudiziale; il termine si calcola a partire dalla data di comparizione dei coniugi in tribunale;
  • dopo sei mesi dal momento della separazione consensuale, che decorre dalla data in cui i coniugi sono comparsi davanti al presidente del tribunale o in Comune o hanno sottoscritto la negoziazione assistita.

Questi termini sono stati notevolmente accorciati dalla legge sul “divorzio breve[2] del 2015; in precedenza erano di 3 anni e in passato di 5 anni. La sospensione feriale dei termini processuali non incide sul computo.

Anche il divorzio può essere consensuale o giudiziale, come la separazione. Se i coniugi hanno raggiunto un accordo e chiedono il divorzio congiunto [3] può bastare un’unica udienza per ottenere la sentenza che ratifica l’accordo.

Divorzio breve: quanto influisce la coabitazione?

Con il provvedimento che dispone la separazione legale il giudice autorizza i coniugi a vivere separati, ma questo non sempre avviene. Anche se la separazione si basa sul presupposto che la convivenza sia divenuta intollerabile, alcune coppie continuano ad abitare nella stessa casa coniugale. Talvolta questo fenomeno nasconde un intento fraudolento, e la separazione è stata compiuta in modo fittizio, magari per sottrarsi alle pretese dei creditori; in altri casi ciò è dovuto a gravi situazioni economiche, familiari e di difficoltà abitativa.

Una recente ordinanza della Cassazione [4] ha ritenuto irrilevante, ai fini del decorso del termine dilatorio di un anno tra la separazione e il divorzio, la coabitazione che era proseguita dalla coppia nella casa familiare anche dopo la separazione, perché si trattava di una convivenza «forzata» che non aveva comportato la ripresa dei rapporti e degli affetti tra i coniugi ossia, come li definisce la giurisprudenza, delle loro «relazioni materiali e spirituali», ormai definitivamente interrotte e compromesse.


note

[1] Art. 3, co. 2, L. n. 898/1970.

[2] L. n. 55 del 06.05.2015.

[3] Art. 4, co. 16, L. n. 898/1970.

[4] Cass. ord. n. 36176 del 23.11.2021.


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