Diritto e Fisco | Articoli

Quando gli eredi non devono pagare i debiti?

25 Novembre 2021
Quando gli eredi non devono pagare i debiti?

Debiti del defunto: quando non si può rinunciare all’eredità. L’obbligo di inventario per chi è in possesso dei beni.

Chi accetta l’eredità di una persona defunta concorre sia alla ripartizione dell’attivo che del passivo della successione. Questo significa che se da un lato riceve una quota dei beni lasciati dal de cuius, dall’altro è tenuto a pagare – sempre in proporzione a tale quota – i suoi debiti. In caso contrario ne risponde con il proprio patrimonio personale. 

Ci sono però dei modi per tutelarsi previsti dalla legge. Ecco allora quando gli eredi non devono pagare i debiti del defunto. 

L’erede non paga i debiti fino all’accettazione dell’eredità

Non perché si è familiari del soggetto defunto si devono pagare i suoi debiti. Tale obbligo scaturisce solo dall’accettazione dell’eredità. Prima di tale momento non si è tenuti ad alcun adempimento, né il creditore può minacciare azioni legali (che altrimenti sarebbero infondate). 

Quindi se il parente riceve lettere di diffida e solleciti di pagamento per conto del defunto può cestinarle fino a quando non accetta l’eredità.

L’apertura di una successione (e cioè il verificarsi della morte della persona fisica) provoca l’instaurazione della cosiddetta “chiamata all’eredità”, vale a dire la fase di individuazione dei soggetti che, per testamento o per legge, possono conseguire il patrimonio ereditario effettuando l’accettazione dell’eredità stessa. In questa fase gli eredi non rispondono dei debiti del defunto. 

Solo con l’accettazione, il chiamato all’eredità diventa erede e, con ciò, subentra nell’intero patrimonio attivo e passivo del defunto; ma se il passivo supera l’attivo, l’erede risponde dei debiti del defunto, oltre che con i beni ereditati, anche con il proprio personale patrimonio.

Come si fa l’accettazione di eredità

L’accettazione – che può avvenire entro 10 anni dal decesso – si può compiere o in forma espressa (e cioè esplicitamente dichiarando di accettare l’eredità) o in forma tacita (e cioè compiendo un’attività inerente all’eredità – ad esempio, vendere l’automobile appartenuta al defunto – che egli non potrebbe effettuare se non nella sua qualità di erede). Vi è poi un terzo caso di accettazione dell’eredità, che è quello derivante dal semplice possesso di uno o più beni ereditari, anche di irrisoria entità, protratto per oltre tre mesi (per “possesso” si intende la materiale disponibilità): è facile percepire che questo è il sistema di accettazione più frequente da parte dei familiari che convivessero con il de cuius.

L’erede non paga alcuni debiti del defunto

Anche quando l’eredità venga accettata, alcuni debiti del defunto non si trasmettono agli eredi. Si tratta delle seguenti obbligazioni:

  • l’assegno di mantenimento all’ex coniuge;
  • l’assegno di mantenimento ai figli;
  • le multe stradali;
  • le sanzioni amministrative;
  • le sanzioni penali;
  • le sanzioni tributarie;
  • debiti di gioco e scommesse;
  • debiti prescritti anche se dopo il decesso;
  • contratti personali.

Per maggiori informazioni leggi Quali debiti non si trasmettono agli eredi.

Tali obbligazioni non si trasferiscono quindi mai agli eredi.

Quanto alle sanzioni fiscali, l’erede resta comunque tenuto a versare la sorte capitale delle imposte non pagate dal defunto.

Quanto all’assegno di mantenimento dell’ex moglie, questa troverà soddisfazione attraverso la pensione di reversibilità e il Tfr del de cuius. Se poi la moglie è solo separata e non ha ancora divorziato, questa avrà diritto a una quota del patrimonio del defunto essendo ancora un’erede legittimaria.

Quanto al mantenimento dei figli anche questi sono eredi legittimari e ad essi spetta sempre una quota dell’eredità.

Quanto alle multe stradali e alle altre sanzioni amministrative o penali, gli eredi possono sempre chiedere lo sgravio all’amministrazione creditrice o, se sono già giunte le cartelle esattoriali, all’Agente per la riscossione esattoriale. 

I debiti di gioco e le scommesse, in realtà, essendo obbligazioni «naturali», non giuridicamente vincolanti, non potrebbero essere riscosse dal creditore anche qualora il debitore fosse ancora in vita.

Infine alcuni contratti hanno natura personale, vengono cioè stipulati in ragione delle particolari qualità del contraente. Si pensi alla commissione di un quadro o di un abito su misura a un sarto pregiato. Tali contratti cessano con la morte del contraente e gli eredi non sono quindi tenuti a rispettarli. Tuttavia, dovranno anche restituire eventuali compensi già incamerati.

L’erede con beneficio di inventario paga nei limiti della quota

L’erede che abbia accettato l’eredità con beneficio di inventario è tenuto a pagare i debiti del defunto solo nei limiti del valore della quota di patrimonio che gli è pervenuta. Egli quindi non rischierà che i creditori possano pignorargli i beni personali, di cui cioè era titolare prima dell’apertura della successione.

L’accettazione con beneficio di inventario è quindi una garanzia per chi non è al corrente della situazione patrimoniale del defunto e non vuole rischiare. 

L’erede non paga i debiti se rinuncia all’eredità

Ultimo caso in cui l’erede non paga i debiti del defunto è quando rinuncia all’eredità. 

La rinuncia deve avvenire entro 10 anni dall’apertura della successione salvo nel caso in cui l’erede sia nel possesso dei beni del defunto come nel caso di convivente (per tale ipotesi vedi dopo).

La rinuncia all’eredità non fa perdere il diritto a ottenere la pensione di reversibilità ed eventuali polizze vita stipulate dal defunto. 

L’erede che ha il possesso dei beni del defunto

Se l’erede è nel possesso dei beni del defunto deve fare l’inventario entro 3 mesi dal decesso e, nei successivi 40 giorni, deve comunicare se intende accettare l’eredità con beneficio di inventario o se intende rinunciarvi. Diversamente è considerato erede puro e semplice; pertanto risponderà dei debiti con tutto il proprio patrimonio. 

Quindi il chiamato all’eredità che è nel possesso dei beni ereditari non può rinunciare all’eredità se non compie l’inventario entro tre mesi dal giorno di apertura della successione o dal giorno del ricevimento della notizia del decesso del de cuius. Ad esempio, se il defunto aveva un debito verso il Fisco, non vale a nulla la rinuncia all’eredità che sia effettuata dopo il decorso del predetto trimestre senza che alcun inventario sia stato compiuto.  

Una volta, dunque, terminate le operazioni di inventario, la legge concede al chiamato possessore il termine di 40 giorni di esprimere la rinuncia all’eredità oppure la cosiddetta accettazione con il beneficio di inventario: in quest’ultimo caso, il chiamato diventa bensì erede, ma risponde delle passività ereditarie (e, quindi, anche dei debiti tributari del defunto) solamente nei limiti dell’attivo dell’eredità, senza coinvolgere il proprio personale patrimonio. Se il predetto periodo di 40 giorni trascorre senza che il chiamato possessore abbia accettato con beneficio di inventario e senza che abbia dichiarato la rinuncia all’eredità, egli è considerato erede “puro e semplice”.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube