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Si può ottenere la residenza con un affitto breve?

16 Febbraio 2022 | Autore:
Si può ottenere la residenza con un affitto breve?

Il concetto di «dimora abituale» escluderebbe in partenza questa possibilità in un luogo dove non si può trascorrere più di un mese.

In teoria, stando a quanto scritto all’articolo 43 del Codice civile, la residenza è il luogo in cui una persona ha la dimora abituale. Nulla si legge, però, riguardo alla durata della dimora, cioè a quanto debba essere «abituale», a quanto tempo si debba rimanere in quel posto per poter fissarvi la residenza. Tenendo conto di questi due elementi (dimora abituale e durata della permanenza), si può ottenere la residenza con un affitto breve?

Forse, la risposta la si trova nei libri di legge in maniera non proprio esplicita ma tra le pieghe della normativa, come spesso succede. Occorrerebbe riflettere sul significato e sull’utilità dell’affitto breve: a che cosa serve un contratto di locazione di una, due settimane se non a trascorrere qualche giorno di vacanza con la famiglia? Tutt’al più, può essere stipulato da un professionista che deve lavorare lontano da casa sua per un periodo di tempo molto ridotto e che trova più conveniente dal punto di vista economico prendere una casa con affitto breve anziché una camera d’albergo. In entrambi i casi, però, l’inquilino sa che il soggiorno in quell’immobile durerà poco e che presto dovrà tornare nella sua abitazione principale. Ha senso, dunque, parlare di residenza? La si può ottenere con un affitto breve? Vediamo.

Che cos’è l’affitto breve?

Dobbiamo partire, necessariamente, con una definizione dell’affitto breve. Viene definita così la locazione che non supera i 30 giorni. In caso contrario, si deve parlare di affitto transitorio, che è un altro tipo di contratto con una durata da 1 a 18 mesi.

Tra i vantaggi immediati dell’affitto breve (soprattutto per chi mette a disposizione l’immobile) c’è quello di non dover effettuare la registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate e di poter beneficiare della cedolare secca al 21% del reddito prodotto dalla locazione.

Ci sono, però, anche dei vincoli, oltre a quello della durata del contratto. Ad esempio, il locatore deve essere una persona fisica o un intermediario, quindi non una società o un’impresa del settore. L’immobile può essere locato solo ad uso residenziale e non commerciale e deve appartenere a qualsiasi categoria catastale, dall’A1 all’A11, ad esclusione dell’A10, che resta fuori dall’affitto breve.

Insieme alla casa, il contratto può comprendere anche le pertinenze (box auto, cantina, soffitta) ed i servizi di Wi-Fi o di pulizie, così come le utenze. Non è, invece, consentito fornire dei servizi aggiuntivi come pasti, interpreti, guide turistiche, noleggio auto, ecc.

Che cos’è la residenza?

Veniamo ora all’altro aspetto della domanda di fondo sulla possibilità di ottenere la residenza con l’affitto breve, cioè quello, appunto della residenza. Questo termine indica il luogo in cui una persona ha la sua dimora abituale così come risulta all’ufficio Anagrafe del Comune. Significa che il cittadino vive in quel posto durante la maggior parte dell’anno.

Attenzione perché si parla di «dimora abituale» e non di «dimora occasionale». Quest’ultima viene considerata quella in cui si trascorrono brevi periodi di tempo in determinati momenti dell’anno: l’hotel, l’abitazione di un parente, la seconda casa al mare o in montagna. O, appunto, il luogo in cui si sta meno di un mese con un contratto di affitto breve.

La dimora occasionale può cambiare (oggi un albergo in Alto Adige, dopo due mesi una villetta in Liguria, il mese successivo a casa dei genitori in Puglia, ecc.). Non è così, però, per la dimora abituale che, proprio perché «abituale» stabilisce il posto in cui è fissata la residenza.

Ciò non vuol dire che, una volta fissata in un determinato luogo, non si possa spostare la residenza. Ciò è possibile quando la dimora occasionale diventa abituale. Ad esempio, quando un affitto viene rinnovato a lungo, quando c’è un trasferimento stabile di sede di lavoro, quando si acquista una nuova casa. La residenza va spostata perché deve coincidere con la dimora abituale. La relativa comunicazione va fatta allo stesso Comune se non si cambia municipio oppure all’Anagrafe della città in cui ci si trasferisce.

Affitto breve: si può ottenere la residenza?

Da tutto ciò che è stato spiegato si deduce che non si può ottenere la residenza nel luogo in cui si trascorre un periodo di tempo molto limitato con un contratto di affitto breve.

Come detto, tale contratto non può avere una durata superiore ai 30 giorni. Il che significa che il cittadino non trascorrerà di certo in quella casa la maggior parte dell’anno, cioè non vi stabilirà la sua dimora abituale. Il che esclude in partenza la possibilità di poter fissare lì la sua residenza.

Diverso sarebbe – in parte – con un contratto di locazione transitoria, che può essere stipulato da 1 a 18 mesi. Se il contratto prevede una permanenza di appena due mesi, siamo alle solite: non ci sarà una dimora abituale. Ma se viene sottoscritto, ad esempio, per nove mesi o per un anno o fino al massimo di un anno e mezzo, allora è possibile chiedere e ottenere la residenza in quella casa.



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1 Commento

  1. Buonasera, rispetto alla locazione transitoria, non esiste un numero di mesi o una quantità di tempo minimo per far si che si possa stabilire la residenza; per cui i tempi indicati di 9 mesi o un anno sono soltanto supposizioni visto che la legge non è specifica in questo contesto. Quindi si potrebbe anche optare per un periodo transitorio di 4 o 6 mesi?

    Cordialmente

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