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Art. 18, in Parlamento si vuole cancellare la norma

8 Luglio 2014
Art. 18, in Parlamento si vuole cancellare la norma

Cinquanta senatori centristi lo vogliono abolire – Il Pd: cancellarlo solo nel periodo di prova.

È di nuovo bagarre. Ancora una volta il pomo della discordia è il famoso (o famigerato, a seconda dei punti di vista) articolo 18 e l’intenzione di cancellarlo dall’ordinamento.

 

La maggioranza è divisa al Senato, dove si sta esaminando il Jobs act, sul tema delle tutele in caso di licenziamento per il contratto a tempo indeterminato. Questa mattina alle 8 è stato convocato un urgente vertice con il ministro del Lavoro, per cercare di trovare una posizione comune. Una cinquantina di senatori della maggioranza – da Svp a Ncd, Udc, Popolari per l’Italia e Scelta civica – vuole cancellare per i contratti a tempo indeterminato, in caso di licenziamento, la tutela reale dell’articolo 18, prevedendo che la reintegra resti in vigore solo per i licenziamenti discriminatori.

Mentre il Pd è disponibile a congelare l’applicazione dell’articolo 18 solo per un periodo di prova iniziale, nella convinzione che ciò possa favorire nuove assunzioni. Poletti sembra intenzionato a confermare il proposito di attenersi al contenuto della delega e, quindi, non spingersi su questo campo minato, che potrebbe macchiare di impopolarità il Governo.

“Chiediamo che venga confermato l’impegno già preso nel preambolo del Dl Poletti” afferma il presidente della commissione Lavoro, Maurizio Sacconi (Ncd), relatore del Ddl che prevede la “sperimentazione del contratto a tempo indeterminato a protezione crescente”, salvando l’attuale articolazione delle tipologie di rapporti di lavoro.

L’ambizione delle deleghe è quella di riformare tutto il sistema della flexsecurity, il mercato del lavoro è considerato un tema emblematico da tutti gli organismi internazionali.

“Sarebbe un’occasione persa se non si intervenisse per superare in modo definitivo l’articolo 18, prevedendo il pagamento di un’indennità risarcitoria, proporzionale all’anzianità di servizio”. Per Sacconi, insieme al tema del recesso, occorre intervenire anche per “dare più flessibilità alle mansioni dei lavoratori”, regolate sempre dallo Statuto dei lavoratori.

Diversa la posizione del Pd: “L’articolo 18 non è all’ordine del giorno e non va abolito nell’attuale contesto, considerando che la perdita del posto di lavoro rappresenta un dramma sociale e i servizi per l’impiego sono inefficienti” ha detto il capogruppo Pd in commissione lavoro, Annamaria Parente.

In questo quadro la sfida per la maggioranza è rispettare la tabella di marcia che prevede l’esame dell’aula del Senato tra il 15 e il 17 luglio del testo che, nei piani del governo, va approvato definitivamente entro l’anno.



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