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La finanza può sequestrare documenti e pen drive trovati in auto?

25 Novembre 2021
La finanza può sequestrare documenti e pen drive trovati in auto?

Per la perquisizione dell’auto aziendale, anche se destinata ad uso promiscuo, non è necessaria l’autorizzazione della Procura della Repubblica. 

Anche la pen drive trovata dentro l’auto dell’imprenditore può essere sequestrata dalla Finanza nel corso di un controllo presso la sede del contribuente. E non c’è bisogno di autorizzazioni o particolari procedure. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. In questo modo gli agenti delle fiamme gialle possono rinvenire la contabilità parallela del contribuente e ricostruire il suo reddito, con conseguente applicazione delle sanzioni tributarie e/o penali nel caso in cui l’evasione superi le soglie previste dalla legge.

La domanda posta alla Corte è stata la seguente: la finanza può sequestrare documenti e pen drive trovata in auto?

Il fulcro della questione di carattere giuridico è se possa essere prelevata dagli agenti del fisco la memoria esterna, rinvenuta nel veicolo aziendale parcheggiato proprio sotto l’ufficio, senza alcuna autorizzazione della Procura. 

Perché mai non si potrebbe? Perché verrebbe la tentazione di sostenere che, essendo il mezzo di trasporto un luogo equiparabile al domicilio, sarebbe prima necessario il cosiddetto “mandato” del giudice.

La legge infatti dispone che solo nei locali destinati all’attività d’impresa è possibile la perquisizione e il prelievo della documentazione senza il nulla osta della Procura. Nei “locali diversi” invece tale autorizzazione è necessaria.

A questo punto bisogna comprendere se l’auto dell’imprenditore destinata a un uso promiscuo, ossia non strettamente legata all’attività lavorativa, possa essere considerata un locale dove si svolge il lavoro o meno. Solo nel secondo caso ne discenderebbe la conclusione dell’illegittima acquisizione di tutta la documentazione extracontabile, eventualmente contenuta, come nel caso di specie, nella pen drive.

Come detto in premessa, la Cassazione ha sposato la tesi favorevole al fisco, ritenendo legittimo l’accertamento fiscale basato sulla pen drive rinvenuta in un’auto aziendale. Non è quindi necessaria, secondo i giudici supremi, l’autorizzazione della Procura. 

Nel caso di specie, la Gdf aveva sottoposto a ispezione lo stabilimento, poi, vista la macchina data in uso promiscuo a un manager, aveva rinvenuto nel bagagliaio una pen drive con l’intera contabilità parallela. Da qui era anche scattata una denuncia penale e poi il recupero a tassazione. 

La difesa del contribuente si era basata sul fatto che il mezzo era stato aperto senza alcuna autorizzazione da parte della Procura. Sulla perquisizione gli Ermellini hanno sostenuto che ciò che rileva, nel caso controllo di una autovettura, è se la stessa possa essere assimilata ai «locali destinati all’esercizio di attività commerciali» o se, invece, debba essere ritenuta «locale diverso». Nell’ambito delle oscillazioni giurisprudenziali in materia, la sezione tributaria ha ritenuto legittima l’acquisizione della pen drive in un’auto che, in quel momento, essendo ferma nel parcheggio dello stabilimento, era riconducibile all’attività di impresa. Ora l’atto impositivo è definitivo e alla società non resta che pagare le maggiori imposte.


note

[1] Cass. sent. n. 36474/2021.


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