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Vendita merce contraffatta: quando non è punibile?

25 Novembre 2021 | Autore:
Vendita merce contraffatta: quando non è punibile?

Cosa rischia chi compra imitazioni e falsi? Quando scatta la ricettazione e quando l’incauto acquisto? Cos’è il falso grossolano?

A tutti è capitato di imbattersi in prodotti contraffatti, cioè in merce che riproduce le caratteristiche del bene originale. Ciò capita soprattutto quando si passeggia per le vie della città, durante una festa o una ricorrenza: ai lati delle vie si possono vedere bancarelle e stand che mettono in vendita, a un prezzo davvero modesto, prodotti che si fregiano, almeno in apparenza, di marchi molto noti. In realtà, è ovvio che si tratti di falsi, cioè di imitazioni più o meno riuscite. Con questo articolo risponderemo ad alcuni quesiti, tra cui il seguente: quando non è punibile la vendita di merce contraffatta?

Come vedremo, il tema della contraffazione pone altri problemi, come ad esempio quello della punibilità di colui che acquista il prodotto falso: in casi del genere, infatti, potrebbe integrarsi il grave reato di ricettazione. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando non è punibile la vendita di merce contraffatta.

Contraffazione: è reato?

Secondo la legge (art. 473 cod. pen.) la contraffazione di marchi e brevetti costituisce reato. Questo significa che rischia il carcere chiunque imita o riproduce un noto marchio e lo appone su un prodotto per spacciarlo come originale.

È ugualmente reato la semplice alterazione del marchio, che consiste nell’apportare piccole variazioni al modello originale.

Condizione per la punibilità della condotta di contraffazione o alterazione è che il soggetto sia a conoscenza del marchio illecitamente duplicato: non vi sarebbe dunque alcun crimine se qualcuno riproducesse un segno distintivo sconosciuto.

Vendita merce contraffatta: è reato?

Non solo la contraffazione e l’alterazione dei marchi è reato, ma lo è anche la vendita della merce su cui è stato apposto il logo falsificato.

Per legge (art. 474 cod. pen.), chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, prodotti contraffatti o alterati, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a 20mila euro.

In Italia, dunque, è punito sia il “falsificatore” (cioè colui che materialmente effettua la contraffazione del marchio, ad esempio creandone una copia e apponendola sui prodotti) sia chi mette in vendita la merce contraffatta per trarre un guadagno.

È questo il caso del venditore ambulante che, durante una festa, espone prodotti falsi messi in vendita a poco prezzo: borse, orologi, occhiali da sole, magliette, accessori per l’uomo e per la donna.

Cosa rischia chi compra un prodotto contraffatto?

Chi compra un prodotto contraffatto commette reato? Ad esempio, chi acquista un finto Rolex su una bancarella trovata per strada può essere incriminato per qualche delitto, ad esempio per ricettazione?

Ricordiamo che la ricettazione (art. 648 cod. pen.) è il reato che commette chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve o nasconde denaro o cose provenienti da un delitto.

Nel caso di specie, chi acquista un prodotto evidentemente contraffatto mette le mani su un bene che è frutto di reato. Scatta dunque la ricettazione per chi acquista prodotti falsificati?

Secondo la Corte di Cassazione [1] non c’è ricettazione se il bene è stato acquistato per farne un uso personale e non per trarne un profitto. Questo perché la legge sanziona solo chi è inserito nel circolo produttivo o di distribuzione del prodotto contraffatto, non invece chi se ne serve per scopi puramente personali (per esempio, l’acquisto delle scarpe o della maglia per indossarli).

Di conseguenza, risponde del delitto di ricettazione chi, acquistando un bene contraffatto, contribuisca alla ulteriore distribuzione e diffusione di esso, in quanto non lo destina a sé, ma ad altri.

Secondo la Cassazione, la ricettazione scatta anche se il prodotto è acquistato per essere regalato. In altre parole, il reato si integra indipendentemente dal fatto che l’ulteriore distribuzione avvenga a titolo oneroso o gratuito.

Quindi, per esempio, l’uomo che viene sorpreso dalla polizia con una borsa da donna o un paio di scarpe troppo piccole per la sua taglia rischia l’incriminazione per ricettazione, se i prodotti sono contraffatti.

Alla luce di ciò, cosa rischia chi compra un prodotto contraffatto? L’uso personale del bene esclude la possibilità di una sanzione penale; resta però la sanzione amministrativa. Come ha avuto modo di chiarire la Cassazione, l’acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata risponde a titolo di illecito amministrativo e non di ricettazione. Insomma, a conti fatti, una semplice multa.

Non ci sono dubbi, invece, che commetta ricettazione colui che riceve merce contraffatta per poi metterla in vendita: in questo caso, infatti, ricorre il fine del profitto personale. Di conseguenza, il venditore ambulante che offre al pubblico beni oggetto di falso non solo commette il reato di vendita di merce contraffatta, ma anche quello di ricettazione.

Incauto acquisto di prodotti contraffatti: cos’è?

Per quanto riguarda l’acquirente, esclusa la ricettazione nel caso di compera di merce contraffatta per uso personale, resta la possibilità che si integri il diverso reato di incauto acquisto (art. 712 cod. pen.), che punisce chi, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità, per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato.

Perché si integri questo crimine non è necessaria la consapevolezza o il sospetto effettivo che il prodotto acquistato sia frutto di un reato: è sufficiente che, per le circostanze oggettive della vendita o delle caratteristiche del bene, il sospetto circa la provenienza illecita sorga in capo a un uomo dalla norma avvedutezza.

Ciò significa che risponderà del reato di incauto acquisto anche colui che, in perfetta buona fede, ha acquistato un bene provento di un crimine pensando invece che si tratti di un semplice affare.

L’incauto acquisto, dunque, punisce la particolare negligenza dell’acquirente, negligenza che, agli occhi della legge, non è scusabile.

Francesco, persona molto ingenua, acquisto nel retro di un locale abbandonato un orologio di marca a un prezzo ridicolo. Pur non sospettando affatto che possa trattarsi di un orologio rubato o proveniente da altro reato, egli risponde del reato di incauto acquisto.

Per ulteriori approfondimenti, si legga l’articolo dal titolo Incauto acquisto e ricettazione: differenze.

Vendita beni contraffatti: quando non è punibile?

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [2], la vendita di merce contraffatta può non essere punita quando i beni sequestrati dalla polizia sono pochi e di scarso valore.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha stabilito che merita la non punibilità per particolare tenuità del fatto il venditore ambulante sorpreso con appena nove paia di scarpe contraffatte.

Nonostante il ricorrere anche del reato di ricettazione, la condotta è stata ritenuta talmente poco grave dalla Cassazione da meritare il “perdono” previsto dalla legge (art. 131-bis cod. pen.) per tutti quei reati che sono sanzionati con pena non superiore ai cinque anni.

La vendita di beni contraffatti non è punibile neppure nel caso di falso grossolano, cioè della contraffazione talmente evidente da non poter ingannare nessuno. Classico esempio è quello del venditore ambulante che vende in strada (semmai su un lenzuolo steso a terra) orologi di grande prestigio a pochi euro.

Secondo la giurisprudenza, il falso grossolano fa venire meno a monte l’ipotesi del reato di contraffazione: i giudici hanno infatti escluso la punibilità del venditore che offre al pubblico un prodotto contraffatto così male da non poter essere spacciato per originale in alcun modo [3]. Di conseguenza, se non è punibile il venditore, non lo sarà nemmeno l’acquirente. Per dover di precisione, però, va anche detto che esistono isolate pronunce di senso contrario, cioè sentenze che hanno punito anche la contraffazione evidente [4].


note

[1] Cass., sent. n. 12870/2016.

[2] Cass., sent. n. 43068 del 23 novembre 2021.

[3] Cass., sent. n. 5215 del 3 febbraio 2014.

[4] Cass., sent. n. 2558 del 21 gennaio 2015.

Autore immagine: canva.com/

Cass. pen., sez. II, ud. 13 ottobre 2021 (dep. 23 novembre 2021), n. 43068

Presidente Di Paola – Relatore Ariolli

Ritenuto in fatto e in diritto

  1. N.N. ricorre per cassazione per l’annullamento della sentenza della Corte di appello di Palermo del 25/11/2019 che ha confermato la sentenza del Tribunale di Agrigento con cui il ricorrente è stato condannato alla pena di giustizia in ordine ai reati di cui agli artt. 81 cpv., 474 e 648 cpv. c.p.

Al riguardo deduce i vizi di cui all’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), c) ed e), in ordine:

1) al delitto di cui all’art. 474 c.p., stante l’idoneità dell’azione ad ingannare la pubblica fede, sul rilievo della natura grossolana del falso.

2) all’elemento soggettivo del reato di cui all’art. 474 c.p., stante l’assenza di prova che gli oggetti sequestrati fossero contraffatti e assenza di circostanze di fatto obiettivamente dimostrative della falsità dei prodotti;

3) all’affermazione di responsabilità anche in ordine al delitto di ricettazione, stante l’assenza di prova che il ricorrente fosse l’effettivo proprietario della merce e che questa fosse destinata alla vendita;

4) all’elemento soggettivo del reato di cui all’art. 648 c.p., e all’assenza di prova sulla provenienza delittuosa della merce;

5) alla mancata applicazione dell’art. 131 bis c.p., stante il modesto quantitativo dei beni contraffatti posseduto (nove paia di scarpe).

  1. Con note in data 15/9/2020, la difesa dell’imputato ha insistito per l’accoglimento del ricorso con particolare riguardo alle censure mosse con i primi quattro motivi di ricorso.
  2. Il P.G. presso questa Corte, con requisitoria in data 22/9/2021, ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
  3. Tanto premesso, il ricorso è fondato con riguardo all’ultimo motivo, mentre sono inammissibili gli altri in punto di sussistenza dei reati e di affermazione di responsabilità.

4.1. I primi quattro motivi risultano, infatti, riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dalla sentenza impugnata, con i quali il ricorrente omette di confrontarsi; risultano, altresì, non scanditi da necessaria critica ed analisi delle argomentazioni di fatto e di diritto poste a base della decisione impugnata, con cui si sono evidenziati gli elementi caratterizzanti la natura contraffatta dei beni e l’idoneità ad ingannare la pubblica fede; le ragioni della destinazione degli stessi alla vendita; la consapevolezza dell’imputato, stante le circostanze di fatto e la natura degli stessi beni, di ricevere e detenere beni di provenienza delittuosa.

4.2. Il quinto motivo è fondato. Invero l’esclusione della speciale causa di non punibilità è stata fondata dalla Corte di merito esclusivamente sull’esistenza del requisito ostativo riconducibile alla pena edittalmente prevista per il delitto di ricettazione anche nella forma attenuata. Tuttavia, tale preclusione è nelle more venuta meno a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 156 del 2020. All’applicazione dell’art. 131 bis c.p., può pervenire direttamente la Corte di legittimità senza procedere ad annullamento con rinvio della sentenza impugnata, in quanto nelle decisioni di merito non sono evidenziati elementi valutativi aventi carattere preclusivo ai sensi dei commi 1, 2 e 3, della suddetta disposizione. Dalla lettura delle sentenze di merito risulta infatti che: si tratta di una ricettazione lieve, relativa ad un numero di beni contraffatti esiguo (9 paia di scarpe), l’imputato è incensurato, il fatto è descritto come episodico, esiguo è il danno ed il pericolo, tanto che la pena risulta essere stata determinata nei minimi edittali (sulla possibilità per la Corte di cassazione di ritenere la causa di non punibilità nel giudizio di legittimità, senza rinvio del processo alla sede di merito, quando risulti dedotta nei motivi di appello e sempre che i presupposti per la sua applicazione siano immediatamente rilevabili dagli atti e non siano necessari ulteriori accertamenti fattuali, vedi Sez. 6, n. 36518 del 2020, Rv. 280118).

  1. La natura non complessa della questione e l’applicazione di principi giurisprudenziali consolidati consente di redigere la motivazione della decisione in forma semplificata.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché l’imputato non è punibile per particolare tenuità del fatto. Motivazione semplificata.


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