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Multa per velocità ridotta: quando è nulla?

25 Novembre 2021 | Autore:
Multa per velocità ridotta: quando è nulla?

La modifica ai limiti stabiliti dal Codice della strada deve essere indicata da un cartello. Ma va indicato anche il provvedimento dell’amministrazione.

Su alcune strade le amministrazioni comunali possono abbassare il limite di velocità, mettendo dei cartelli che modificano le soglie indicate dalla normativa. Succede quando la carreggiata scorre in determinati punti in cui, per motivi di sicurezza, è necessario procedere più piano rispetto alla velocità «teorica» consentita. Tuttavia, se l’automobilista non rispetta le indicazioni riportate dai cartelli stradali non è detto che la sanzione sia sempre da pagare. La multa per velocità ridotta quando è nulla?

Premesso che osservare i limiti di velocità giova a tutti, una recente sentenza della Cassazione spiega quando contestare una sanzione per velocità ridotta, cioè per avere superato la soglia indicata dal cartello collocato dall’amministrazione comunale che rappresenta un limite più basso rispetto a quello previsto dal Codice della strada. L’automobilista deve guardare bene il verbale e controllare se riporta l’indicazione del provvedimento con cui l’ente locale ha deciso di modificare il limite di velocità in quel tratto di strada. Vediamo a che cosa si riferisce la Cassazione e quando la multa è nulla.

Quali sono i limiti di velocità?

Il Codice della strada impone dei limiti di velocità per garantire la sicurezza degli automobilisti e dei pedoni o, come recita all’articolo 142, «ai fini della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana».

Le soglie massime stabilite sono le seguenti:

  • 130 km/h per le autostrade;
  • 110 km/h per le strade extraurbane principali;
  • 90 km/h per le strade extraurbane secondarie e per le strade extraurbane locali;
  • 50 km/h per le strade dei centri abitati, con la possibilità di elevare il limite a 70 km/h quando le caratteristiche costruttive e funzionali di queste strade lo consentono e previa installazione di appositi cartelli.

Ci sono, però, alcuni casi particolari. Uno riguarda la circolazione sulle autostrade a tre corsie (più quella di emergenza) dotate di tutor. Nei tratti in cui è regolarmente in funzione l’apparecchiatura omologata per il calcolo della velocità media di percorrenza, il limite può essere alzato a 150 km/h previa installazione di appositi cartelli sempre che lo consentano:

  • le caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato;
  • l’intensità del traffico;
  • le condizioni atmosferiche;
  • i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio.

In caso di pioggia, non è possibile superare la velocità massima di:

  • 110 km/h in autostrada;
  • 90 km/h nelle strade extraurbane principali.

Un altro caso particolare riguarda diversi tipi di veicoli: il limite di velocità viene deciso in base alla loro natura. Si tratta di:

  • ciclomotori: 45 km/h;
  • autoveicoli o motoveicoli utilizzati per il trasporto delle merci pericolose rientranti nella classe 1 quando viaggiano carichi: 50 km/h fuori dei centri abitati e 30 km/h nei centri abitati;
  • macchine agricole e macchine operatrici: 40 km/h se montati su pneumatici o su altri sistemi equipollenti e 15 km/h in tutti gli altri casi;
  • quadricicli: 80 km/h fuori dei centri abitati;
  • treni costituiti da un autoveicolo e da un rimorchio: 70 km/h fuori dei centri abitati e 80 km/h sulle autostrade;
  • autobus e filobus di massa complessiva a pieno carico superiore a 8 t: 80 km/h fuori dei centri abitati e 100 km/h sulle autostrade;
  • autoveicoli destinati al trasporto di cose o ad altri usi, di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t e fino a 12 t: 80 km/h fuori dei centri abitati e 100 km/h sulle autostrade;
  • autoveicoli destinati al trasporto di cose o ad altri usi, di massa complessiva a pieno carico superiore a 12 t: 70 km/h fuori dei centri abitati e 80 km/h sulle autostrade;
  • autocarri di massa complessiva a pieno carico superiore a 5 t se adoperati per il trasporto di persone: 70 km/h fuori dei centri abitati e 80 km/h sulle autostrade.

Superamento dei limiti di velocità: quali sanzioni?

Non rispettare i limiti di velocità sopra elencati comporta, ovviamente, delle sanzioni che variano a seconda di quanto si è andati giù pesanti col piede sull’acceleratore. Prevista anche la decurtazione dei punti dalla patente e, in qualche caso, la sospensione del permesso di guida.

Nello specifico:

  • superare il limite di non oltre i 10 km/h: sanzione da 41 a 169 euro;
  • superare il limite di oltre 10 km/h e fino a 40 km/h: sanzione da 169 a 679 euro e decurtazione di 3 punti dalla patente;
  • superare il limite di oltre 40 km/h e fino a 60 km/h: sanzione da 532 a 2.127 euro e decurtazione di 6 punti dalla patente;
  • superare il limite di oltre 60 km/h: sanzione da 829 a 3.316 euro, decurtazione di 10 punti dalla patente e sospensione della patente da 6 a 12 mesi.

Si possono modificare i limiti di velocità?

Gli enti proprietari della strada hanno la facoltà di modificare i limiti di velocità sopra indicati, sempre che le caratteristiche della carreggiata lo consentano, ma devono apporre nei tratti interessati il cartello che indica la soglia da non superare.

Tuttavia, i limiti devono essere riportati a quanto stabilito nel Codice della strada nel momento in cui vengano meno le cause che hanno portato alla loro modifica. Non si parla, infatti, solo della possibilità di alzare la soglia massima della velocità ma anche di abbassarla. Si pensi, ad esempio, a quando un Comune deve realizzare dei lavori di asfaltatura, di potatura delle piante collocate ai bordi della strada o di installazione di un nuovo guardrail e colloca dei cartelli all’inizio dell’area cantiere con una velocità ridotta rispetto a quella fissata dal Codice.

Velocità ridotta: quando non è valida la multa?

In casi come quelli appena citati e, comunque, quando il Comune o altro proprietario della strada modifica un limite di velocità, l’automobilista è tenuto ad adeguare la sua andatura alle indicazioni riportate sui cartelli.

Ecco, la presenza del cartello che indica il limite diverso rispetto a quello previsto dal Codice della strada è uno degli elementi che determinano la validità della multa per il superamento della velocità ridotta. In altre parole, se su una strada extraurbana secondaria locale il limite di 90 km/h stabilito dal Codice viene abbassato dal Comune, per qualsiasi motivo, a 70 km/h, l’automobilista che guida a 80 km/h prende la multa ma solo se c’è l’apposita segnaletica all’inizio del tratto interessato in cui viene stabilita la nuova soglia.

Tutto qui? No, non basta. Secondo la Cassazione [1], affinché la multa sia valida, il verbale deve riportare il provvedimento con cui l’amministrazione ha autorizzato la modifica del limite di velocità. Se c’è il cartello ma manca questa indicazione – precisa la Suprema Corte –, la multa è illegittima.

Scrivono gli ermellini nella sentenza: pretendere che un automobilista rispetti una deroga rispetto ai princìpi generali in materia di circolazione stradale «presuppone il perfezionamento di una fattispecie complessa, rappresentata dal provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e dalla pubblicazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che il provvedimento in questione non può ritenersi implicito nell’installazione del segnale nel luogo della contravvenzione». In sintesi: se, oltre al cartello stradale, non è segnalato il provvedimento in virtù del quale è stato modificato il limite di velocità, la multa è nulla.


note

[1] Cass. sent. 36412/2021 del 24.11.2021.

Cass. civ., sez. VI – 2, 24 novembre 2021, n. 36412

Presidente Lombardo – Relatore Bertuzzi

Rilevato che:

il Comune di Puglianello ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, che aveva annullato il verbale di contestazione elevato dal Comando della Polizia municipale di detto comune a B.C. per la violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 8, per avere superato il limite di velocità di 60/km orari, sulla base della considerazione che, essendo tale limite di velocità derogatorio del limite di 90/km h. vigente per le strade extraurbane secondarie, l’Amministrazione non aveva fornito la prova, attraverso la sua produzione in giudizio, del provvedimento che aveva introdotto il diverso limite di velocità; B.C. ha depositato controricorso.

Considerato che:

il primo motivo di ricorso, denunziando violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2700 c.c., assume l’erroneità della sentenza impugnata per non avere riconosciuto efficacia fidefacente al verbale di contestazione in cui si dava atto nel tratto di strada percorso dall’opponente sussisteva il limite di velocità di km/h 60 e per non avere considerato che tale limite era asseverato dalla segnaletica stradale presente in loco; il motivo è manifestamente infondato, in quanto, con riferimento alla prima censura, l’indicazione contenuta nel verbale circa l’esistenza del limite di velocità non vale a superare il rilievo del giudice a quo che ha ritenuto l’opposizione fondata per non avere il comune provato l’esistenza di un provvedimento derogatorio al limite di velocità imposto dalle norme ordinarie, non potendo la sussistenza di tale atto reputarsi implicita e presupposta nella predetta indicazione del verbale, che appare del tutto generica e riferibile anche alla sola esistenza della segnaletica stradale; con riferimento anche alla seconda censura, l’affermazione del Tribunale in ordine alla insufficienza a tal fine della sola segnaletica stradale appare conforme all’orientamento di questa Corte, secondo cui la sussistenza in capo agli automobilisti di un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in materia di circolazione stradale presuppone il perfezionamento di una fattispecie complessa, rappresentata dal provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e dalla pubblicazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che il provvedimento in questione non può ritenersi implicito nell’installazione del segnale nel luogo della contravvenzione, atteso che l’obbligatorietà della prescrizione contenuta nel segnale rimane condizionata dal riscontro della sussistenza del provvedimento in esecuzione del quale esso è stato apposto (Cass. 3939 del 2016; Cass. n. 3660 del 2009); il secondo motivo denunzia contraddittorietà e illogicità della motivazione, per avere il giudice attribuito efficacia fidefacente al verbale di contestazione nella parte in cui esso dava atto della presenza di cartelli di preavviso del dispositivo elettronico di rilevazione della velocità negandola invece in ordine alla sussistenza del limite di velocità; anche questo motivo è infondato per le ragioni sopra dette, tenuto conto che il Tribunale non ha affatto negato la presenza di segnaletica comportante il limite di velocità il cui superamento è stato contestato, ma ha ritenuto non provata da parte dell’amministrazione la legittimità di tale limite in assenza di provvedimento derogatorio; il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c.; le spese del giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza; deve darsi atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, dell’art. 13, comma 1 bis, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente in solido al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in Euro 800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali. Si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.


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