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Quali atti può autenticare l’avvocato?

18 Febbraio 2022 | Autore:
Quali atti può autenticare l’avvocato?

Come funziona l’attestazione di conformità delle copie informatiche degli atti processuali estratti dal fascicolo telematico?

Tutti sanno che il notaio è dotato di poteri di certificazione che gli consentono di attribuire pubblica fede a un determinato documento. Questo potere è stato conferito dalla legge, in maniera molto più limitata, anche ad altri soggetti, come ad esempio all’avvocato. Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo aspetto: vedremo cioè quali atti può autenticare un avvocato.

L’autenticazione, come vedremo, è spesso utilizzata per rafforzare l’efficacia probatoria di un atto. Ad esempio, è risaputo che l’atto pubblico notarile (come ad esempio una donazione o un rogito di compravendita) può essere sconfessato solamente attraverso un’apposita procedura chiamata “querela di falso”. Al contrario, qualsiasi altra scrittura privata può semplicemente essere disconosciuta dalla controparte contro cui è fatta valere per perdere efficacia probatoria.

Come vedremo di qui a breve, il potere di autenticazione dell’avvocato serve essenzialmente per attestare l’identità di una persona: nello specifico, di chi gli conferisce il mandato. Inoltre, all’avvocato è conferita la possibilità di attestare la conformità di determinati atti, senza ricorrere all’ausilio di un pubblico ufficiale. Vediamo dunque quali atti può autenticare l’avvocato.

Autenticazione: cos’è?

L’autenticazione è il potere di attestare che una sottoscrizione è stata apposta in propria presenza, previo accertamento dell’identità della persona che firma.

L’autenticazione, dunque, fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta.

Ad esempio, la procura alle liti firmata davanti all’avvocato e da questi autenticata consente di ritenere certo (almeno fino a querela di falso) che il mandato provenga dal soggetto che l’ha firmato e che, pertanto, non sia un falso.

Certificazione: cos’è?

Diversa dall’autenticazione è la certificazione di un atto. Si tratta del potere, conferito a determinati pubblici ufficiali e ai notai, di attestare che un determinato atto è vero, nel senso che è stato da lui redatto secondo la volontà espressa dalle parti che, in quel momento, erano in sua presenza.

Questo particolare documento prende il nome di atto pubblico, il quale« fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti» (art. 2700 cod. civ.).

In altri termini, il notaio che redige l’atto pubblico attesta, sotto la propria responsabilità, che il documento è stato da lui formato in una data certa e che nello stesso sono riportate le volontà manifestate dalle parti davanti a lui presenti.

L’atto pubblico non ha invece efficacia di prova legale per quanto concerne le altre circostanze, innanzitutto la veridicità di ciò che le parti hanno detto. Pertanto, il notaio potrebbe anche trascrivere una dichiarazione del tutto falsa, cioè detta in malafede da una delle parti, senza che su di lui ricada alcuna responsabilità. Il notaio attesta solo che quella determinata persona ha detto quella determinata cosa in sua presenza.

Avvocato: può autenticare gli atti?

Al contrario del notaio, l’avvocato non ha alcun potere generale di autentica/certificazione. I poteri dell’avvocato in tal senso hanno una duplice limitazione:

  • valgono solo per gli atti espressamente previsti dalla legge;
  • valgono quasi sempre solo per gli atti relativi a procedimenti in cui si è difensori di una delle parti.

Ciò significa che non ci si potrà recare da un avvocato per chiedere che attesti l’autenticità di una dichiarazione, come ad esempio di un giuramento.

A seguito dell’avvento del processo telematico, oggi l’avvocato ha il potere di attestare la conformità degli atti che estrae direttamente dal fascicolo telematico inerente a un determinato processo. Vediamo dunque quali atti può autenticare un avvocato.

Avvocato: può autenticare la procura?

Praticamente da sempre l’avvocato può autenticare la firma posta in calce all’atto con cui il cliente gli conferisce il mandato per difenderlo in tribunale (art. 83 Cod. proc. civ.). Si tratta del poter di autenticare la procura rilasciata in suo favore.

Come detto, l’autenticazione della firma attribuisce certezza al suo sottoscrittore: presentandola in tribunale, il giudice e tutti gli altri soggetti implicati nella causa sapranno che l’identità di chi ha conferito il mandato è proprio quella attestata dall’avvocato.

Cos’è l’attestazione di conformità degli atti processuali?

Come detto, con il processo telematico i poteri di autenticazione dell’avvocato sono di gran lunga aumentati. Se un tempo, per ottenere la copia di un provvedimento del giudice o di qualsiasi atto depositato in tribunale, occorreva la certificazione del cancelliere che attestasse la conformità della copia all’originale da cui era estratto, oggi questo compito può tranquillamente essere assolto dall’avvocato.

Per la precisione, la legge [1] stabilisce che le copie informatiche degli atti processuali (sia delle parti, cioè degli avvocati, che del giudice e dei suoi ausiliari, come ad esempio il ctu), presenti nei fascicoli informatici equivalgono all’originale anche se prive della firma digitale del cancelliere di attestazione di conformità all’originale.

L’avvocato può estrarre con modalità telematiche duplicati, copie analogiche o informatiche degli atti e dei provvedimenti processuali e attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico. Le copie analogiche ed informatiche munite dell’attestazione di conformità equivalgono all’originale.

Avvocato: quali atti può autenticare?

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo affermare che l’avvocato può autenticare (o meglio, attestare la conformità) di tutti gli atti processuali che trova all’interno del fascicolo telematico del processo nel quale è costituito, collegandosi direttamente allo stesso con le proprie credenziali.

I principali atti che può autenticare sono:

  • tutti i provvedimenti del giudice (sentenza, ordinanza, decreto, ecc.);
  • gli atti delle parti (atto di citazione, ricorso, comparsa di costituzione, ecc.);
  • gli atti degli ausiliari del giudice (ad esempio, la perizia del consulente tecnico d’ufficio).

L’attestazione di conformità di questi atti consente all’avvocato di non doversi recare in cancelleria ma di poter fare tutto in autonomia.

Ad esempio, se l’avvocato deve notificare il decreto di fissazione di udienza emesso dal giudice, potrà tranquillamente accedere al fascicolo telematico, scaricare copia del provvedimento sul proprio pc, attestarne la conformità su foglio a parte e poi procedere alla notificazione.

Ovviamente, il potere di autentica permane anche nel caso in cui la copia informatica, una volta scaricata, venga poi stampata, ad esempio per una notifica a mani. In questo caso, l’avvocato attesterà la conformità della copia analogica (cioè, cartacea) al suo originale informatico.


L’avvocato può autenticare (o meglio, attestare la conformità di) tutti gli atti processuali che trova all’interno del fascicolo telematico del processo nel quale è costituito, collegandosi direttamente allo stesso con le proprie credenziali.

note

[1] Art. 52 del D.l. n. 90/2014, che ha inserito il comma 9 bis all’articolo 16-bis del D.l. n. 179/2012.

Autore immagine: canva.com/


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