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Modello F24: gli errori più comuni

26 Novembre 2021 | Autore:
Modello F24: gli errori più comuni

Come evitare i più frequenti sbagli nella compilazione e inserimento del modulo F24 cartaceo o telematico; cosa fare per correggere i dati inesatti dopo l’invio.

Compilare e inviare un modello F24 non è affatto semplice. Il modulo a prima vista sembra chiaro, ma nel momento in cui si inseriscono i vari dati è facilissimo sbagliare. Il rischio maggiore è quello di pagare una cifra non dovuta o di inviare il versamento a un soggetto diverso dal titolare del tributo; ad esempio l’Imu attribuita ad un Comune diverso. In questo caso l’Ente titolare del credito riterrà il pagamento non avvenuto, e potrà applicare le sanzioni se si è oltrepassata la scadenza.

In questo articolo ti spiegheremo quali sono gli errori più comuni nel modello F24 e come è possibile prevenire ed evitare la maggior parte di essi. Ponendo un minimo di necessaria attenzione durante la compilazione del modulo cartaceo, o dei campi per l’inserimento telematico, la maggior parte degli sbagli può essere evitata. Ti diremo, inoltre, come si può correggere un modello F24 errato e già inviato, dunque dopo che il pagamento è stato eseguito. Infine ci soffermeremo sulla firma del modello F24, che con le attuali modalità di inoltro telematico non è più necessaria, ma sul modulo cartaceo può servire a dimostrare la buona fede del contribuente in caso di contestazioni da parte del Fisco.

Come si compila il modello F24?

Il modello F24 è un modulo di pagamento unificato che serve a versare la maggior parte dei tributi, nazionali o locali, dall’Irpef all’Imu. Il modello F24 è suddiviso in distinte sezioni:

  • la sezione Erario per i versamenti Irpef, Ires, Iva, ritenute e altre tasse erariali;
  • la sezione Regioni per le imposte regionali (Irap e addizionale regionale all’Irpef);
  • la sezione Imu e altri tributi locali per le imposte comunali (Imu, Tari, Tosap, ecc.).

I campi da inserire sono i seguenti:

  • Contribuente: vanno indicati il codice fiscale, i dati anagrafici e il domicilio fiscale; se il pagamento è eseguito da un soggetto diverso dal debitore (come l’erede, il genitore, il tutore o il curatore) bisogna riportare anche il suo codice fiscale.
  • Coobligato, se oltre al debitore principale esiste un altro soggetto tenuto insieme a lui al pagamento in via solidale;
  • Codici tributo: ognuno di essi indica il tipo di imposta da pagare e dunque imputa il pagamento a quel titolo e non ad altri;
  • Anno/periodo di riferimento: l’anno va riportato nel formato a 4 cifre (es. 2021); se si tratta di un versamento rateale va compilato anche il campo rateazione e il mese;
  • Regioni: per le imposte regionali, oltre al codice tributo è necessario inserire il codice della Regione;
  • Imu e altri tributi locali: se il versamento riguarda una di queste tasse bisogna indicare il codice catastale del Comune di riferimento (ad esempio quello del Comune ove è ubicato l’immobile soggetto ad Imu).
  • Importi: occorre riportare la cifra con due decimali dopo la virgola, anche se sono pari a zero: ad esempio, euro 700,00. Se la terza cifra decimale è uguale o superiore a cinque, si arrotonda l’importo per eccesso, altrimenti per difetto.

Come si paga un modello F24?

I versamenti del modello F24 avvengono in modalità diversa, a seconda che il contribuente sia o non sia titolare di partita Iva. In particolare:

  • i contribuenti senza partita Iva non sono obbligati al pagamento in via telematica, ma possono utilizzare questa modalità in via facoltativa. Possono presentare il modello F24 cartaceo presso qualsiasi sportello bancario, postale o dell’Agente di riscossione e pagare in contanti, mediante assegni oppure con carta Bancomat o Postamat.
  • i contribuenti titolari di partita Iva devono presentare i modelli F24 esclusivamente in modalità telematica, attraverso i servizi messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate sul proprio portale o tramite gli intermediari abilitati, come i professionisti, le associazioni di categoria e i Caf (centri di assistenza fiscale);
  • tutti i contribuenti, con o senza partita Iva, se utilizzano il modello F24 per una compensazione tra crediti e debiti tributari (Irpef, Iva, Irap, ecc.) devono presentare il modello F24 sempre attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o presso gli uffici dell’Agenzia Entrate Riscossione.

Per ulteriori informazioni leggi “Come si paga un F24“.

Modello F24: gli errori più frequenti

Gli errori più frequenti che si commettono nella compilazione o nell’inserimento telematico dei modelli F24 riguardano:

  • il codice fiscale: è un errore grave perché il versamento non viene imputato al contribuente che lo ha eseguito; l’errore però è prevenibile ricorrendo alla compilazione telematica, o può emergere in fase di acquisizione informatica dei dati riportati sul modulo cartaceo, che evidenzia le incongruenze formali del codice inserito: ad esempio, l’operatore della banca o della posta si accorge che il sistema non accetta quel codice fiscale e blocca in partenza il modello F24;
  • il periodo di riferimento: questo errore può essere facilmente corretto dimostrando la “confusione” avvenuta tra due annualità diverse, o tra due rate accavallate; soprattutto per i contribuenti solerti che provvedono con regolarità ai versamenti, si riesce a individuare con sicurezza il pagamento duplicato per lo stesso periodo d’imposta;
  • il codice tributo: qui può aversi un’errata imputazione del versamento ad un’altra imposta. I codici tributo esistenti sono numerosissimi ed è consigliabile consultare le apposite tabelle ufficiali disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Per prevenire questo facile sbaglio, però, è sufficiente porre attenzione alle istruzioni contenute nell’atto da pagare, che riportano i codici tributo (spesso sono più di uno e gli importi vanno distinti attribuendoli a ciascuno di esse secondo le indicazioni fornite dall’Ente impositore);
  • l’assenza di provvista sul conto corrente per seguire il pagamento: questo errore si verifica in caso di invio telematico automatizzato, quando alla data di esecuzione del versamento il conto ha un saldo insufficiente ad addebitare l’intero importo dovuto. In questo caso non viene eseguito il prelievo parziale e il pagamento si considera come non effettuato. Se si è arrivati a ridosso della scadenza, diventa impossibile evitare le sanzioni per l’omesso o ritardato versamento. Occorre, quindi, programmare in anticipo le date dei versamenti, in modo da allinearli con la disponibilità di denaro giacente sul conto corrente per il giorno in cui verranno eseguiti.

Come correggere un F24 sbagliato?

Per correggere un modello F24 sbagliato e recuperare i soldi già versati per errore occorre chiedere all’Agenzia delle Entrate l’annullamento del modello F24 errato, con un’istanza in cui si evidenziano gli errori commessi; bisognerà poi presentare un nuovo modello F24 con i dati esatti. Per evitare di presentarsi personalmente allo sportello, si può presentare l’istanza mediante Pec o utilizzare l’apposito servizio telematico, chiamato Civis F24, messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate proprio per correggere gli F24 errati e già pagati.

Per i tributi locali, se si è sbagliato nell’indicare il codice della Regione o del Comune, bisogna presentare l’istanza di annullamento o rettifica all’Ente che ha ricevuto l’importo che non era di sua competenza, in modo che esso possa riversarle all’Ente titolare del credito, evitando al contribuente un nuovo pagamento e l’irrogazione di sanzioni. Per approfondire leggi “Modello F24: come correggere l’errore codice tributo o codice comune“.

Modello F24 non firmato: che succede?

Attualmente la firma sul modello F24 non è più un requisito essenziale per la validità dell’atto, anche se è prevista sul modello cartaceo, perché la trasmissione telematica individua automaticamente il soggetto che ha effettuato l’invio e dunque assicura indirettamente la paternità della sottoscrizione. Lo ha affermato di recente la Corte di Cassazione [1], in una vicenda che ha visto un contribuente responsabile per gli F24 non firmati dal commercialista che li aveva trasmessi in qualità di intermediario incaricato.

Il contribuente aveva sostenuto che la mancata sottoscrizione degli F24 escludesse la sua responsabilità per gli inadempimenti fiscali riscontrati, ma la Suprema Corte non è stata di questo avviso ed ha rilevato che, quando la trasmissione del modello avviene telematica, c’è una naturale mancanza di sottoscrizione e dunque gli errori contenuti nell’atto, o il ritardo dell’invio, vengono imputati al contribuente, che deve sempre vigilare sull’operato del professionista al quale ha delegato gli adempimenti. Dunque delle violazioni fiscali risponde il contribuente se non prova la sua incolpevolezza e la sussistenza di un comportamento fraudolento del commercialista, che ha mascherato l’inadempimento falsificando i modelli F24 per farli risultare regolarmente presentati [2].

Questa interpretazione trova conforto nella normativa tributaria [3] secondo cui «la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è consegnata dal contribuente alla banca o all’ufficio postale ovvero è trasmessa all’Agenzia delle entrate mediante procedure telematiche», direttamente dal contribuente o tramite gli intermediari abilitati da esso incaricati; questi ultimi rilasciano al contribuente, entro trenta giorni dal termine previsto per la presentazione in via telematica, la dichiarazione trasmessa.


note

[1] Cass. ord. n. 35811 del 22.11.2021.

[2] Cass. n. 6930 del 17.03.2017.

[3] Art. 3, co. 6 e 8, D.P.R. n. 435/2001.


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