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Ingiuria al ristorante se dici “Questo servizio fa schifo”?

8 Luglio 2014
Ingiuria al ristorante se dici “Questo servizio fa schifo”?

Se la reazione sopra le righe del cliente è frutto dello stato d’ira del momento non è punibile.

Il cliente se ne va dal ristorante sbattendo la porta e gridando: “I servizi qui fanno schifo”.

È solo l’epilogo di una brutta serata, piena di intoppi e di parole con il ristoratore, il quale ha reso un pessimo servizio all’avventore. Ma le parole sono, comunque, forti e pronunciate in mezzo a tanto altri clienti. Si può parlare, dunque, di ingiuria?

No, almeno secondo la Cassazione [1]. Quando lo sfogo verbale è frutto di uno stato d’ira del momento, conseguente ad una serie di ingiustizie subìte, come i disservizi della struttura e i divieti imposti al cliente, allora non scatta il reato (nel caso di specie, era stata vietata la cosiddetta “doggy bag”, ossia la possibilità di portar via dal proprio piatto gli avanzi del cibo per darli al cane domestico).

Il cliente ha sempre ragione

L’insufficiente qualità dei servizi offerti dalla struttura (sia essa un albergo, un ristorante, un fast food, ecc.) si può considerare come una sorta di “provocazione”, in presenza della quale la reazione stizzita, e sia pure fuori le righe, viene giustificata dal nostro ordinamento. Non ricorre, dunque, il reato di ingiuria per aver offeso l’onore dei proprietari della struttura. E ciò anche se la vicenda si risolve in una pessima pubblicità per il locale.

Qual è, di preciso, la provocazione subita dal cliente? Molto semplicemente, secondo i giudici, i disservizi della struttura e l’imposizione di regole pretestuose ed ingiuste, come il divieto, per il cliente, di portar via gli avanzi di cibo presenti sul suo tavolo per il proprio animale domestico.

Ogni volta, dunque, in cui ci si trova di fronte a un fatto ingiusto tale da determinare uno stato d’ira nel cliente, è comprensibile lo sfogo verbale (per nulla ortodosso) di quest’ultimo che, pertanto, non sarà soggetto ad alcuna punizione.


note

[1] Cass. sent. n. 29942/14 dell’8.07.2014.

Autore immagine: 123rf com


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