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Legittima difesa: c’è risarcimento danni?

19 Febbraio 2022 | Autore:
Legittima difesa: c’è risarcimento danni?

È punibile chi ha commesso il fatto costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo di un’offesa ingiusta?

Quando si parla di legittima difesa si pensa immediatamente a chi deve proteggersi da una violenza o da un’aggressione altrui. In altre parole, il pensiero va subito al profilo penale della questione. Spesso si dimentica, però, che la legittima difesa riguarda anche l’ambito civile e che c’è una specifica norma del codice che la contempla. Con questo articolo approfondiremo questo aspetto, spiegando se in caso di legittima difesa c’è risarcimento danni.

Il punto di partenza della nostra analisi deve essere il seguente: per legge (art. 185 Cod. pen.) ogni reato che abbia provocato un danno patrimoniale o non patrimoniale obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che devono rispondere in sua vece (ad esempio, i genitori del minorenne). Questo significa che l’autore di un reato non risponde del suo gesto solamente in sede penale ma anche in sede civile. Si pensi al classico caso delle lesioni personali oppure del danneggiamento: per lo stesso fatto il reo deve pagare il conto alla giustizia penale e a quella civile, in quest’ultimo caso risarcendo il danno.

È proprio qui che entra in gioco la legittima difesa: essa non soltanto giustifica dal punto di vista penale, impedendo all’autore della condotta di essere condannato al carcere, ma anche da quello civile, evitando il pagamento del risarcimento. Ma è sempre così? Come funziona la legittima difesa civile? Scopriamolo insieme.

Legittima difesa: cos’è?

La legittima difesa è una causa di giustificazione dell’illecito, sia penale che civile. In pratica, chi commette un fatto spinto dalla necessità di salvare sé stesso o un’altra persona non risponde del danno che ha causato all’aggressore.

Se Francesco minaccia Caio con una pistola, questi potrà sferrargli un pugno per evitare che l’altro gli spari; se Paolo, nel tentativo di impedire che Tizio gli rubi il motorino, causa la caduta di quest’ultimo, non potrà rispondere delle lesioni provocategli; e così via.

Come vedremo a breve, la legittima difesa è una scriminante sia civile che penale. Vediamo cosa significa e quali sono le conseguenze.

Legittima difesa penale: cosa comporta?

La legittima difesa in ambito penale impedisce al soggetto che ne beneficia di essere condannato per il fatto che ha commesso.

In pratica, se non ricorresse la legittima difesa si verrebbe condannati per la propria azione; la legittima difesa, invece, giustifica la condotta, in quanto necessaria per salvaguardare i propri o gli altrui diritti.

E così, se di norma colpire al volto una persona costituirebbe reato, questa identica condotta non sarebbe punibile se giustificata da validi motivi di difesa. L’imputato andrebbe assolto perché il fatto non costituisce reato.

Legittima difesa civile: cosa comporta?

La legittima difesa civile (art. 2044 cod. civ.) è identica a quella penale, con la differenza che la giustificazione ha effetti nel giudizio civile. Da tanto deriva che la persona giustificata non dovrà pagare alcun tipo di risarcimento. Facciamo un paio di esempi.

Tizio, per difendersi dall’aggressione di Paolo, lo colpisce al viso con un pugno. Poiché il gesto è giustificato per legittima difesa, Tizio dovrà essere assolto nel processo penale e non dovrà pagare nulla a titolo di risarcimento a favore di Paolo.

Giovanni, nel tentativo di proteggere sua moglie, fa cadere dal motorino lo scippatore, il quale riporta diverse fratture e il danneggiamento del veicolo. Ricorrendo la legittima difesa, Giovanni non dovrà risarcire il ladro né per le lesioni né per i danni al motorino.

Legittima difesa: si paga il risarcimento?

La legittima difesa elimina l’antigiuridicità della condotta, la quale dunque è considerata legale sia sotto il profilo penale che civile. Sarebbe infatti assurdo riconoscere un tipo di responsabilità (ad esempio, quella civile) ed escludere l’altra.

Di conseguenza, chi ha commesso un fatto per legittima difesa non dovrà pagare nessun risarcimento.

Stato di necessità: si paga l’indennizzo?

Le cose sono diverse nel caso di fatto compiuto per stato di necessità. Secondo la legge (art. 2045 cod. civ.), quando una persona commette un fatto costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, al danneggiato è dovuta un’indennità, la cui misura è rimessa all’equo apprezzamento del giudice.

Qual è la differenza con la legittima difesa e perché è dovuto l’indennizzo? È presto detto: mentre nella legittima difesa ci si difende dall’aggressione altrui e, pertanto, la condotta è rivolta proprio nei confronti dell’aggressore, nello stato di necessità il pericolo proviene da terzi. Facciamo un esempio.

Daniele, pur di fuggire a un’aggressione, rompe la finestra della casa di Paolo e vi si rifugia all’interno.

In un caso come quello appena esemplificato, il fatto lesivo (il danneggiamento della finestra) non è commesso nei confronti dell’aggressore bensì di un terzo estraneo alla vicenda (il proprietario della casa), il quale quindi avrà diritto a un indennizzo, cioè a un ristoro economico inferiore al risarcimento.

Legittima difesa e stato di necessità: differenza

A differenza della legittima difesa, il fatto commesso in stato di necessità non è giustificato, ma è un fatto che può considerarsi solo “tollerato”. Infatti mentre l’aggressione, nella legittima difesa, è un fatto ingiusto, che legittima una reazione, nello stato di necessità il terzo è estraneo alla vicenda e spesso inconsapevole. È per questo motivo che il soggetto pregiudicato ha diritto ad un indennizzo, mentre l’aggressore contro cui ci si è difesi non ha diritto ad alcun risarcimento.


note

Photo by Dan Burton on Unsplash


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