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Quando spostare residenza per non pagare Imu?

26 Novembre 2021
Quando spostare residenza per non pagare Imu?

Termini e condizioni per l’esenzione Imu: lo spostamento della residenza da solo non basta per non pagare l’imposta sulla casa. 

Un nostro lettore ci chiede quando spostare residenza per non pagare l’IMU. La questione risulta di non facile soluzione anche perché, di recente, l’orientamento giurisprudenziale è divenuto molto più rigido rispetto al passato. 

Facciamo allora un iniziale chiarimento in merito alle condizioni per non pagare l’IMU sulla prima casa.

Come ottenere esenzione Imu

L’esenzione Imu si ottiene formalmente quando si è residenti in un determinato immobile. Il che significa che bisogna recarsi all’anagrafe del Comune e dichiarare di risiedere all’indirizzo ove si trova la casa in questione. 

Ma ciò non basta. È poi necessario viverci abitualmente; i buona sostanza l’immobile deve essere luogo di “abituale dimora” del contribuente. Non significa chiaramente che vi si deve restare tutto l’anno, essendo certamente leciti occasionali spostamenti (come nel periodo estivo, per vacanze o viaggi di lavoro); l’importante è che il luogo di dimora prevalente sia appunto la casa per la quale si vuol ottenere l’esenzione Imu.

I controlli sulla falsa residenza

Molto spesso i contribuenti, al fine di ottenere l’esenzione Imu, spostano la residenza in un immobile di comodo, ove non vivono effettivamente, al fine di non pagare su di esso l’Imu. Il che succede, molto spesso, nelle famiglie in cui i coniugi sono proprietari di un immobile a testa: in questo caso, marito e moglie spostano la residenza ciascuno all’interno della propria casa usufruendo due volte dell’esenzione Imu.

Si tratta certamente di una pratica illecita, per due ragioni. 

Innanzitutto non si può spostare la residenza ove si vuole. La residenza deve necessariamente coincidere con il luogo di dimora abituale. Questo lo prescrive il codice civile. Quindi non si può essere residenti in una dimora ove non si vive oppure ove vivono altri parenti (ad esempio i genitori). Peraltro, dichiarare in Comune una falsa residenza espone al reato di falso in atto pubblico, essendo l’ufficiale dell’anagrafe un pubblico ufficiale.

In secondo luogo, come anticipato sopra, la sola residenza non basta per non pagare l’Imu: è necessario appunto che l’immobile sia luogo di “dimora abituale”.

Il punto però è che se il requisito della residenza può essere facilmente accertato, tramite un controllo dei registri dell’anagrafe, non così è per la dimora che, trattandosi di un concetto di fatto – non risultante da alcun registro – richiede dei controlli più puntuali. 

Quali i sono i controlli per verificare la sussistenza del requisito della dimora abituale? Innanzitutto ci sono le verifiche della polizia municipale fatte sul luogo per verificare se l’immobile è effettivamente abitato. In secondo luogo il Comune può farsi rilasciare, dalle società fornitrici delle utenze domestiche, le copie delle bollette della luce, dell’acqua e del gas. Se da queste dovessero risultare dei consumi irrisori o sporadici se ne trarrebbe con facilità l’argomentazione che l’appartamento non viene utilizzato come luogo di dimora abituale.

Cosa succede in caso di residenza falsa?

La conseguenza di aver fornito in Comune una residenza falsa può essere particolarmente grave. 

Da un punto di vista penale, il contribuente potrebbe essere denunciato per falso in atto pubblico, anche se la possibilità è piuttosto remota. Il contribuente si potrebbe infatti difendere sostenendo che, al momento della dichiarazione, era effettivamente dimorante nel luogo indicato, salvo poi cambiarlo successivamente. E difatti il reato di falsa dichiarazione all’anagrafe non scatta quando si omette di comunicare al Comune il trasferimento in un altro luogo.

Da un punto amministrativo, il Comune revoca la residenza del cittadino e la ripristina presso quella precedente. Con tutte le conseguenze che ne derivano anche e soprattutto in tema di notifiche di atti processuali e non.

Da un punto di vista fiscale, infine, il Comune può passare a recuperare l’Imu degli ultimi 5 anni non versata dal contribuente.

Quando spostare la residenza per non pagare l’Imu?

Dunque, per non pagare l’Imu è certamente ben possibile spostare la residenza in un altro immobile, a patto però che vi si viva materialmente.

Nel caso di coppia sposata, si era inizialmente detto che i coniugi avrebbero potuto spostare la residenza in due case differenti, godendo entrambi dell’esenzione Imu, solo a condizione che le stesse fossero collocate in Comuni differenti. Tanto era stato affermato anche dal Ministero. Senonché questa “concessione” è stata a più riprese bocciata dalla giurisprudenza della Cassazione secondo cui, anche laddove i coniugi risiedano in due Comuni diversi, non avrebbero comunque diritto a due esenzioni Imu. 

Quindi in buona sostanza, marito e moglie potrebbero ottenere l’esenzione Imu solo nell’immobile ove entrambi abitano e sempre a condizione che vi spostino la residenza. 

Sul momento in cui spostare la residenza questo chiaramente dipende da quando il contribuente potrà davvero dimostrare di risiedere in tale immobile. Nei giorni successivi infatti alla dichiarazione fatta all’anagrafe, il Comune effettuerà i controlli tramite la polizia municipale e se l’interessato non dovesse risultare effettivamente dimorante nell’abitazione indicata, il cambio residenza – che è automatico al momento della dichiarazione all’anagrafe – verrebbe revocato e la stessa ripristinata presso il precedente indirizzo. 

Quindi è bene effettuare il cambio residenza in un momento in cui si possa effettivamente dimostrare di dimorare nell’immobile. Se lo stesso è interessato da lavori di ristrutturazione sarà bene attendere il termine degli stessi. 



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