Diritto e Fisco | Articoli

Quando si può esercitare il diritto di ripensamento?

11 Dicembre 2021
Quando si può esercitare il diritto di ripensamento?

Ho acquistato, con contratto sottoscritto a casa mia, un bene personalizzato. Posso esercitare il diritto di ripensamento?

Il Codice del consumo (cioè il decreto legislativo n. 206 del 2005) prevede che:

  • il consumatore, nei contratti a distanza o negoziati fuori dai locali commerciali (ed il suo è un contratto negoziato fuori dai locali commerciali se è stato sottoscritto a casa sua), ha quattordici giorni di tempo per recedere dal contratto (il cosiddetto diritto di ripensamento) senza dover fornire alcuna motivazione e senza dover sostenere alcun costo, salvo i costi di riconsegna se il bene è stato già consegnato al consumatore (secondo l’articolo 52 del Codice del consumo);
  • i quattordici giorni per esercitare il diritto di ripensamento decorrono, ai sensi dell’articolo 53 del Codice del consumo, dal giorno in cui il bene è stato consegnato al consumatore;
  • il diritto di recesso (o di ripensamento) si esercita, ai sensi dell’articolo 54 del Codice del consumo, o utilizzando l’apposito modulo allegato al contratto o presentando al venditore qualsiasi altro tipo di dichiarazione esplicita in cui si dichiari di voler recedere dal contratto (quindi anche una e – mail è più che sufficiente);
  • in caso di contestazione, ai sensi dell’articolo 54 del Codice del consumo, tocca al consumatore dimostrare di aver esercitato entro il termine previsto dalla legge il diritto di ripensamento;
  • l’esercizio del diritto di ripensamento, ai sensi dell’articolo 55 e 56 del Codice del consumo, fa cessare gli obblighi di eseguire il contratto negoziato fuori dai locali commerciali e obbliga il venditore a rimborsare al consumatore tutti i pagamenti ricevuti entro quattordici giorni da quando il venditore è stato informato della decisione del consumatore di recedere dal contratto (questo significa che il venditore non deve più consegnare il bene, se non è stato già consegnato, e che l’acquirente non è più obbligato a saldare il prezzo e ha diritto ad ottenere la restituzione dell’acconto già eventualmente versato entro quattordici giorni da quando la ditta venditrice ha ricevuto notizia del ripensamento);
  • l’articolo 59, comma 1, lettera c) del Codice del consumo stabilisce però che il diritto di ripensamento non spetta se viene acquistato un bene confezionato su misura o personalizzato (e che si tratti di un bene confezionato su misura è indicato nel contratto da lei sottoscritto in cui si afferma che il bene da lei acquistato è un bene personalizzato).

In base quindi alle informazioni che lei ha fornito ed al contratto da lei sottoscritto, il diritto di ripensamento non le spetta perché lei ha acquistato un bene chiaramente personalizzato o confezionato su misura.

Perciò, se la poltrona dovesse arrivarle e la ditta venditrice pretendesse poi il pagamento del saldo (anche ottenendo un decreto ingiuntivo), lei per evitare il pagamento dovrebbe opporsi al decreto avviando una causa dinanzi al giudice e dimostrando che il bene acquistato non è un bene confezionato su misura o chiaramente personalizzato nonostante quanto indicato nel contratto (infatti solo se non fosse un bene confezionato su misura o chiaramente personalizzato le spetterebbe il diritto di ripensamento).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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