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Incapacità temporanea: quali sono le conseguenze?

25 Dicembre 2021
Incapacità temporanea: quali sono le conseguenze?

Sono in cura da anni per sindrome dissociativa. Ho contattato un’agenzia immobiliare per acquistare alcuni immobili. Mia moglie è in attesa di ricevere la nomina di amministratore di sostegno. Nel mentre, l’agenzia mi ha fatto firmare dei contratti, senza che me ne rendessi conto. Ora, mi chiedono il pagamento delle provvigioni, nonostante io non volessi acquistare quegli immobili. Come mio amministratore di sostegno, mia moglie può intentare a suo nome la causa per conto mio?

Gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all’autore.

L’azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l’atto o il contratto è stato compiuto.

Detto ciò, il buon esito del giudizio relativo al recupero delle somme pagate all’agenzia immobiliare e al proprietario dell’appartamento B passa dalla dimostrazione del fatto che Lei ha sottoscritto dei contratti senza quella temporanea capacità di intendere e volere che avrebbe dovuto avere per impegnarsi civilmente con altre parti.

I certificati medici sono sicuro un’arma importante per dimostrare questo; tuttavia, potrebbero non essere sufficienti nella parte in cui non dimostrano che Lei è totalmente incapace di intendere e volere.

In maniera più chiara, da quanto deduco, quei certificati dimostrano che Lei, in alcune fasi della giornata, può perdere la capacità di discernimento e, quindi, non essere in grado di comprendere ciò che sia corretto, o meno, fare per salvaguardare i Suoi affari, e il Suo patrimonio.

Secondo la Cassazione, qualora sia proposta domanda di annullamento di un contratto per incapacità naturale, l’indagine relativa alla sussistenza dello stato di incapacità del soggetto che lo ha stipulato e alla malafede di colui che contrae con l’incapace di intendere e di volere si risolve in un accertamento in fatto demandato al giudice di merito.

Tuttavia, ove la domanda di annullamento abbia a oggetto un contratto di compravendita, il giudice di merito deve tenere in considerazione, ad esempio, il divario tra il prezzo di mercato e il prezzo esposto nel contratto, in quanto tale elemento, se accertato, costituisce un importante sintomo rivelatore della malafede dell’altro contraente.

A sua volta, la sussistenza di un grave pregiudizio, sebbene non sia prescritta ai fini dell’annullamento del contratto per incapacità di intendere e di volere, costituisce indizio rivelatore dell’essenziale requisito della mala fede dell’altro contraente. Quest’ultima risulta o dal pregiudizio anche solo potenziale, derivato all’incapace, o dalla natura e qualità del contratto, e consiste nella consapevolezza che l’altro contraente abbia avuto della menomazione della sfera intellettiva o volitiva del contraente (Cassazione civile, sez. II, 17/06/2021, n. 17381).

Pertanto, per il principio della vicinanza della prova, spetterà a Lei, tramite Suo avvocato, dimostrare l’incapacità di intendere e di volere.

Ai fini della sussistenza dell’incapacità di intendere e di volere, costituente causa di annullamento del contratto, non occorre la totale privazione delle facoltà intellettive e volitive, essendo sufficiente che esse siano menomate, sì da impedire comunque la formazione di una volontà cosciente.

La prova di tale condizione non richiede la dimostrazione che il soggetto, al momento di compiere l’atto, versava in uno stato patologico tale da far venir meno, in modo totale e assoluto, le facoltà psichiche, essendo sufficiente accertare che queste erano perturbate al punto da impedirgli una seria valutazione del contenuto e degli effetti del negozio e, quindi, il formarsi di una volontà cosciente, e può essere data con ogni mezzo o in base ad indizi e presunzioni, che anche da soli, se del caso, possono essere decisivi per la sua configurabilità , essendo il giudice di merito libero di utilizzare, ai fini del proprio convincimento, anche le prove raccolte in un giudizio intercorso tra le stesse parti o tra altre, secondo una valutazione incensurabile in sede di legittimità , se sorretta da congrue argomentazioni, scevre da vizi logici ed errori di diritto. Ma come provare ciò? Ovviamente, la prova madre è quella testimoniale.

Qualcuno che, al momento delle trattative e degli accordi, era con Lei, e che possa testimoniare la Sua poca lucidità nell’ottenere quanto scritto.

Pertanto, se si è in possesso di qualche prova atta a dimostrare lo stato di incapacità temporanea, allora il mio consiglio è quello di procedere con un’azione legale. Diversamente, eviterei di procedere, onde evitare oltre il danno (già pagato), anche la beffa delle spese legali.

Sua moglie, quale amministratore di sostegno, non rischia alcunché in quanto agisce per Suo conto, e non per sé stessa.

Sarebbe Lei, quale beneficiario dell’amministrazione di sostegno, a poter agire contro Sua moglie nel caso in cui l’attività compiuta dovesse essere stata eseguita a Suo danno.
In questo caso, l’Amministratore di Sostegno risponde nei Suoi confronti sia civilmente per omissioni o cattiva gestione nei confronti del beneficiario, che penalmente qualora i suoi comportamenti abbiano anche rilievo penale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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