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Chi ha la partita Iva?

21 Febbraio 2022 | Autore:
Chi ha la partita Iva?

Quali sono le attività che richiedono l’apertura della partita Iva? Oltre quale soglia di reddito è obbligatoria? Come pagare meno tasse?

La partita Iva è lo strumento che permette ai liberi professionisti, ai lavoratori autonomi e i titolari di un’azienda di dichiarare i propri guadagni e, quindi, di pagare le tasse. In pratica, chi ha la partita Iva riceve dal cliente l’imposta sul valore aggiunto attraverso una maggiorazione sul prezzo di vendita di un bene o di un servizio, per poi versarla al Fisco. Tale imposta può essere: minima al 4% per i beni di prima necessità (come, ad esempio, i generi alimentari); ridotta o agevolata al 10% per servizi turistici, ristorazione, lavori di manutenzione ordinaria o straordinaria sugli edifici, ecc.; ordinaria al 22% per le altre categorie.

Quindi, chi ha la partita Iva? Chi è obbligato a versare l’imposta sul valore aggiunto? E ogni quanto occorre rivolgersi al Fisco per pagare questa tassa? Vediamo.

Partita Iva: che cos’è?

La partita Iva è una sequenza di 11 cifre che identifica in maniera univoca chi esercita un’attività rilevante ai fini dell’imposizione fiscale indiretta. La sequenza è preceduta da una sigla relativa allo stato di appartenenza del soggetto (ad esempio IT per Italia, ES per Spagna, DE per Germania, ecc.).

Il numero, che rimarrà invariato per tutto il periodo in cui svolge l’attività, viene rilasciato in Italia dall’Agenzia delle Entrate al momento dell’apertura della partita Iva, che può essere fatta – come vedremo nel dettaglio più avanti – sia presso lo sportello dell’Agenzia sia in modalità telematica attraverso il portale delle Entrate.

La sequenza numerica viene elaborata in questo modo:

  • le prime sette cifre si riferiscono al titolare dell’attività e consentono l’identificazione del contribuente in maniera univoca;
  • le tre cifre successive equivalgono al codice identificativo dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • l’ultima cifra ha una semplice funzione di controllo.

Partita Iva: chi deve aprirla?

Deve avere la partita Iva chiunque avvii un’attività professionale o autonoma (persone fisiche o giuridiche) e ceda beni o presti servizi nel territorio dello Stato italiano nell’esercizio di impresa o in quello di arti e professioni. Tuttavia, affinché ci sia l’obbligo dell’apertura della partita Iva, si deve svolgere la propria attività in maniera continuativa e non solo occasionale.

La legge [1] precisa che per esercizio di imprese, arti e professioni si deve intendere l’esercizio per professione abituale, anche se non esclusiva, delle attività commerciali o agricole e di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche o di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica.

Da qui il requisito dell’abitualità dell’esercizio dell’attività, che il Fisco collega ai limiti di reddito fissati per il lavoro occasionale. In pratica, viene considerato tale quello che procura, nell’anno civile, dei compensi non superiori a 5.000 euro, al netto di contributi. In buona sostanza, chi non è lavoratore dipendente e ha un reddito annuo fino a 5.000 euro frutto di prestazioni autonome non è tenuto ad aprire la partita Iva e verserà una ritenuta d’acconto del 20%.

Partita Iva: come fare per aprirla?

Chi ha intenzione di avviare un’attività professionale, autonoma o d’impresa (uno studio legale, un negozio, un bar, un’azienda artigiana, ecc.) deve aprire la partita Iva. A tal fine, è possibile:

  • recarsi presso uno sportello dell’Agenzia delle Entrate;
  • procedere attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Chi non ha dimestichezza con questo tipo di pratiche, può rivolgersi ad un intermediario (un commercialista, un Caf) che provvederà all’apertura telematica della partita Iva.

Per l’apertura, occorrerà comunicare al Fisco l’avvio della propria attività entro 30 giorni dall’inizio della stessa tramite il modello disponibile nelle sedi e nel sito dell’Agenzia delle Entrate. Il modulo può essere consegnato di persona all’Agenzia oppure può essere inviato telematicamente o per raccomandata a/r allegando copia di un documento di identità. Dovrà essere indicato il codice Ateco che identifica il tipo di attività svolta. I codici sono consultabili sempre sul sito delle Entrate. Una volta inviata la comunicazione, l’Agenzia rilascerà il numero di partita Iva.

Partita Iva: come pagare meno tasse?

Il professionista, lavoratore autonomo o titolare d’impresa che ha ottenuto la partita Iva può iniziare a fatturare i propri incassi e a pagare le tasse a seconda del regime fiscale scelto. È possibile, infatti, scegliere tra il regime ordinario e quello forfettario, che prevede un sistema fiscale agevolato.

Il regime forfettario è riservato a chi nell’anno precedente ha contemporaneamente:

  • avuto ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro (se si esercitano più attività, contraddistinte da codici Ateco diversi, bisogna considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate);
  • sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori, anche a progetto, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro e quelle corrisposte per le prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari.

Tuttavia, il regime forfettario è accessibile anche per chi avvia una nuova attività, purché dichiari che, presumibilmente, rientrerà nei requisiti appena citati.

Non possono, invece, aderire al regime forfettario:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • i non residenti, ad eccezione di chi risiede in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato;
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte individualmente;
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori con i quali sono in corso o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato (sempre che in quello stesso anno non sia stato percepito un reddito di pensione o un reddito di lavoro dipendente derivante da un altro rapporto di lavoro).

Per quanto riguarda la tassazione, il regime forfettario prevede un’unica imposta del 15% sul reddito imponibile. Tale imposta viene considerata sostitutiva di quelle ordinarie come l’Irpef, le addizionali regionale e comunale, ecc., ed è fissata al 5% per i primi cinque anni di attività se:

  • non è stata esercitata nei tre anni precedenti attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività avviata non può essere considerata in alcun modo la mera prosecuzione di un’altra precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, a meno che si sia trattato di un periodo di pratica obbligatoria.

note

[1] Art. 1 DPR n. 633/1972.


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